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Addentare le mense

 DUE
“Quando una sta per morire di fame non guarda a quale tavola si deve sedere. A me è servito tutto…”
Piera Zanotti
citata in E. Biagini, “L’emersione imprevista”, ETS
Nel capitolo dedicato all’esperienza delle donne nel Fuori nei primi anni ’70 è presente questa citazione di Piera Zanotti, che molte di noi hanno conosciuto tanti tanti anni fa al CDM.
Mi sembra che racconti bene come ci siamo trovate a sederci a tavole in cui eravamo ospiti impreviste e, come tutte le ospiti che non conoscono bene il galateo, abbiamo osservato le altre stendere il tovagliolo, abbiamo considerato con attenzione le posate fra cui scegliere, ci siamo accontentate solo di un bicchiere di acqua fresca prima di lanciarci verso i vassoi con il cibo ben preparato.
Eravamo affamate, affamate come i compagni di Enea a cui le temibili Arpie avevano profetizzato: -Mangerete anche le mense!
E noi sì, noi abbiamo mangiato anche le mense, con calma, forza e determinazione.
La fame è una gran cosa, ti fa fare il salto, ti costringe a masticare il cibo più duro, meno allettante e scoprirlo poi nutriente e ricco di sapori imprevisti. Il poco che c’e’ diventa sacro, indispensabile alla vita.
Leggo i titoli dei libri citati, li ho letti tutti. Non e’ difficile, uscivano così pochi libri lesbici o quasi, ti muovevi nelle librerie come un cane da tartufo, annusando la terra e sperando di scovare un tesoro nascosto, sepolto sotto quintali di carta oscura.
Anche le donne che sono passate per la nostra mailing list, Lista Lesbica Italiana,  hanno conosciuto questa fame; io stessa, pur avendo già un gruppo di riferimento nella mia città, sono arrivata qui portandomi una fame nuova.
Il periodo di cui racconta Piera Zanotti, i primi anni 70, racconta di una fame diversa. Quella non era un’improvvisa carestia o lo sfizio per qualcosa di buono ma anche di nuovo, no quella era la fame per cui potevi vivere e morire. E Piera racconta di questo girare fra gruppi, realtà, associazioni diverse sempre cercando di trovare il cibo giusto per placare questa fame.
Per tanti anni siamo state così educate e così discrete che ci hanno voluto bene. ci sistemavamo a tavola occupando i posti sul fondo, mantenendo un riservato silenzio, approvando tutto quello che ci veniva servito, articolando il pensiero con le parole delle nostre gentili ospiti.
C’è un momento poi, accade a tutte, che smetti di essere così gentile, educata e accomodante. E’ il momento del volo, quando hai capito che se vuoi prendere in mano la tua vita devi fare lasciare il porto sicuro. E in quel momento scopri che forse non eri più un’ospite così gradita, ma una commensale tollerata per buona educazione.
Penso che siano stati così i rapporti fra le lesbiche e le femministe per buona parte degli anni ’70, quando le donne del Fuori cercavano invano un contatto con i gruppi femministi, che probabilmente non avevano idea di che cosa volessero le lesbiche da loro, e anche per buona parte degli anni ’80, quando il pensiero della Differenza aveva conquistato tutti i pochi e miseri luoghi del potere delle donne.
Negli anni ’70 una lesbica racconta della premura con cui le donne avevano curato le loro ferite quando si erano avvicinate per la prima volta a un gruppo femminista; molti anni dopo la stessa lesbica le ricorda con un senso di estraneità. Prima la fame aveva dato a tutte il volto della buona samaritana, quando il vuoto nello stomaco è stato colmato ti accorgi degli sguardi delle ospiti e scopri che quella tavola non è ancora la tua tavola. Lì hai mangiato anche le mense, ora puoi pensare a cucinare qualcosa di speciale per te stessa.

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lli@inventati.org
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