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CASO ANDOSS/LE IENE: PRENDIAMO LA PAROLA

Prendiamo la parola in relazione al blocco dei fondi UNAR e replichiamo all’appello delle realtà raccolte nel Torino Pride che auspicano, nel comunicato che ci chiedono di sottoscrivere, “una franca riflessione” nel movimento LGBTQI.

Dal 2011 a Milano, nel 2014 anche a Roma, con l’aiuto di storiche associazioni lesbiche come Visibilia e i Collettivi Donne Milanesi e di altre realtà che fanno riferimento al movimento LGBTQI,  organizziamo il Festival “Lesbiche Fuorisalone”. Lo facciamo con la forza dell’autoproduzione, grazie sopratutto al lavoro militante e ai pochi contributi che siamo riuscite ad ottenere dal Comune di Milano e dal Comune di Roma. Quest’anno, con la partecipazione al bando UNAR e l’assegnazione di un contributo di circa 13.000 euro, per la prima volta avremmo potuto contare su risorse economiche adeguate e promuovere un Festival ricco di iniziative sulle discriminazioni multiple, con un approccio intersezionale.

La vicenda ANDOSS/Le Iene, e il blocco dei fondi che ne è seguito, ha danneggiato – tra gli altri progetti- anche il nostro Festival. Noi lo realizzeremo ugualmente, ma dovremo farlo in forma ridotta e con il solito enorme dispendio di energie personali, come accade sempre per le associazioni che non hanno finalità commerciali e quindi non ne hanno le risorse.

Questa situazione ci spinge a riflettere sulle realtà commerciali, come quella di ANDOSS. Le libertà sessuali per il nostro movimento, a partire dalle sue radici femministe, non sono mai state messe in discussione nè tanto meno ridotte a una questione privata, come il titolo del comunicato suggerirebbe (“Caso Unar: Nessuno ha il diritto di guardare e giudicare il lecito privato di alcuno.”). Tutti gli eventi che abbiamo organizzato nel Fuori salone dal 2011 dimostrano che non abbiamo nessuna rispettabilità di facciata da difendere e che non siamo spinte da impulsi moralistici. Quindi non è per questa ragione che non prendiamo posizione in “difesa” di ANDOSS.

Crediamo invece che questa vicenda ci offra una duplice occasione; da una parte per  riprendere a parlare al nostro interno di  sessualità non normata.  Da anni il movimento  si è appiattito sulla “coppia” nella battaglia estenuante per ottenere il riconoscimento dei diritti delle relazioni omosessuali, finendo per dimenticare  che ciascun@ di noi può anche vivere una pluralità di relazioni a cui dare valore, senso e riconoscimento. Sfamiglie, si diceva un tempo, oggi l’elaborazione del Sommovimento nazioAnale, per esempio, parla di Altre intimità e relazioni senza nome; dall’altra per riconoscere come da sempre alcune sigle nell’ambito del movimento LGBTQI italiano,  facendosi forza di numeri e risorse economiche prodotte da attività commerciali variamente concepite (saune, bar, locali, club privati, etc)  abbiano fortemente condizionato gli indirizzi politici dell’intera comunità, prendendosi, in un certo senso, il diritto di parlare per tutt@.

Chiediamo che a questo punto un dibattito tra di noi si apra davvero per ricominciare ad agire in totale trasparenza e far sì che chi tessera prevalentemente per ragioni e con scopi commerciali si astenga, perlomeno, dal  rivendicare la forza dei numeri quando decide di partecipare attivamente alla vita politica del movimento.

Associazione Lista Lesbica Italiana

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