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In paese che diranno?

Inseminazione artificiale, una coppia di lesbiche e le reazioni di un piccolo centro del Sud

di Giuseppina La Delfa



Mi sono resa conto oggi che in paese si parla molto di noi e della mia gravidanza.
Oddio! Immaginavo bene che ne avrebbe stupito più di uno, ma è molto carino quello che succede.

Bisogna sapere che il centro del paese è costituito da due strade principali piene zeppe di piccoli commerci: dalla merceria, al negozio di occhiali, la posta, a farmacia, la frutta, la carne, ... insomma c'è proprio tutto. Sicché più volte a settimana andiamo a fare la spesa nel centro del paese. Ma essendo questo piccolo, si può dire che tutti i commercianti sono amici, cugini, parenti, ex-compagni di scuola, insomma si conoscono tutti e noi conosciamo tutti da 12 anni che facciamo la spesa lì. E poi basta che ne conosci uno a cui dai del "tu" che finisci per dare del "tu" a tutti.

Il nostro vicino di sopra è il pediatra del paese, la farmacista ha studiato per un'estate francese con me nel mio giardino, il titolare dell'immobiliare è un mio ex studente, la fioraia è una buontempona, la cui figlia lavora in farmacia, quello dello stato civile è figlio di una della Guadalupa che non vede l'ora di vederci per spolverare il suo francese. Insomma vedete che è un vero paese.

Oggi Raphaelle ha rotto i suoi occhiali da sole. Ora dovete sapere che da quando sono incinta non fa altro che dirmi "Speriamo che sia come te: io voglio una brunetta con gli occhiali". Al che rispondo: "Ma proprio con gli occhiali ? Non è meglio se ci vede meglio di me?".
"Allora, concede lei, almeno con gli occhiali da sole!"

Stasera siamo andate al negozio per sostituire gli occhiali rotti. A un certo punto, visto che il commerciante mi guardava la pancia con insistenza, dissi: "E sì, fra qualche anno avrà una nuova cliente! Oddio, spero solo per comprare gli occhiali da sole "
Lui molto sorridente: "Auguri, mi era arrivata la voce, solo che mi ero stupito un po'. Adesso vedo bene che è così, ma non osavo chiedere per discrezione !"
E poi le solite domande su quando nasce, ecc.
Infatti, non abbiamo mai nascosto niente in paese. L'ho detto all'estetista, allo stato civile del comune, alla farmacista, alla fioraia buontempona che si chiama come me: abbreviando, vi racconto la discussione con questa ultima, :
- Ciao Giuseppina ! Vuoi sapere una bella notizia ?
- Certo!
- Aspetto una bambina
- Che bello!
Dopo un attimo, impacciata :
-Ma chi è il felice papà ?
- Boh! Non lo so!"
- Come non lo sai ? Avevi gli occhi chiusi a questo punto ?
Rido e poi:
- Ma no, è stata concepita all'estero in ospedale con un donatore anonimo.
Pausa, piccola.
- Beh! Ti sarebbe costato di meno con uno di passaggio.
- Sicuramente ! Ma senza amore, non sarebbe stato molto onesto, né per me, né per la bimba, né per l'uomo. E poi voglio crescerla con Raphaelle e nessuno altro".
- Avete fatto una scelta coraggiosa.

Insomma di questi dialoghetti ve ne potrei scrivere altri dieci. Quello che voglio dire è che abbiamo talmente paura a volte della reazione del "buon popolo", talmente paura da paralizzarci non solo nel "fare", ma a volte nel solo "essere".
Trovo che sia un grande peccato, un grande spreco. Nessuno ci ha mai morse, insultate, trattate male... è vero che noi non caliamo mai gli occhi quando raccontiamo le nostre cose, è solo che mentre le raccontiamo le viviamo semplicemente.

Sempre oggi, la signora del negozio di mobili, guardandoci tutte e due:
- Come avete deciso di chiamarla ?

E siamo in un paese dell'Irpinia, a Sud.
La stessa cosa è capitata all'Università. Comunque notizie sulla bimba: sta bene, pesa due chili, ha già i capelli (li abbiamo visti all'ecografia), si muove molto. Io un po' meno.
Adesso non vedo l'ora di andare a partorire ma mi sa che dovremo aspettare almeno altre sei settimane.




   
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