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Articoli
Abha Dawesar, intervista

Intervista a Abha Dawesar, per saperne di più sulla giovane autrice del più affascinante libro lesbico dell'estate

di Marta Fossati



Chi di voi ha seguito il mio consiglio di lettura e quest’estate si è “tuffata” in Babyji?

Dopo aver scritto la recensione al libro di Abha, l’ho contattata chiedendole un’intervista e lei, mooolto carina, mi ha subito risposto!

Marta:
Anamika, la protagonista del tuo romanzo, sostiene che a Delhi “…le cose accadono in segreto…succedeva di tutto…ma nessuno ne parlava mai”.
Noi sappiamo che recentemente due donne si sono sposate tra di loro in India.
Dal tuo punto di vista com’è la condizione di gay e lesbiche ora in India?
Non so se questa domanda ha senso per te, perché nel tuo libro una delle amanti di Anamika dice “l’idea di un’identità gay è un costrutto occidentale. La sessualità indiana è un fenomeno a spettro, non una realtà binaria”

Abha:
La condizione delle minoranze omosessuali in India varia in relazione alla classe socio-economica, alla regione e se vivono in un’area rurale o urbana. Per esempio, un gay benestante che vive a Delhi o a Mumbai può viversi apertamente senza problemi. Ci sono parecchi disegnatori gay di alto livello in India che sono descritti in modo molto positivo dalla stampa. Pensare comunque che quest’atteggiamento/apertura da parte dell’opinione pubblica sia generalizzabile alle persone meno abbienti o che vivono in piccole città sarebbe un errore.

Marta:
Anamika dice: ”Gli indiani, me inclusa, classificano immediatamente le persone quando le incontrano. Noi siamo una nazione di classificatori”
E tu, Abha?
Che parole/categorie utilizzi per definirti?

Abha:
Io classifico me stessa come un* scrittore (“a writer” in inglese è neutro).
Sto vivendo tra tre continenti da parecchi anni, passando il mio tempo a Parigi, New York e Delhi. Io perciò esito a definirmi come un* scrittor* indiana. Sicuramente l’India è importante nel mio lavoro, ma non tutti i miei romanzi sono ambientati là. Similmente io non voglio classificare il mio lavoro come quello di una “donna” scrittrice perché il mio primo libro l’ho scritto con una voce narrante maschile.

Marta:
E’ un libro autobiografico Babyji?

Abha:
No, non è autobiografico. Le politiche di quel periodo non sono comunque finzione. Le scuole sono state chiuse per del tempo quando le raccomandazioni della commissione Mandal furono introdotte e ci furono realmente molte auto-immolazioni nel nord dell’India in quel periodo.

Marta:
Dimmi qualcosa riguardo al tuo primo libro “Miniplanner”
Verrà mai tradotto in italiano?

Abha:
Il mio primo romanzo è ambientato nel mondo della finanza di New York. La voce è quella di un uomo gay bianco. Lo stile è molto diverso da quello di Babyji e ha il ritmo e la velocità di una città rapida.
Al momento non c’è l’idea di tradurlo in italiano.

Marta:
Stai lavorando ad un altro romanzo?

Abha:
Il mio prossimo libro “That Summer in Paris” uscirà negli Stati Uniti il prossimo giugno. È la storia di un anziano scrittore indiano che segue un venticinquenne americano a Parigi. Veramente è un libro sull’invecchiamento e sulla scrittura, l’amore, la morte, l’arte e la potenza creativa.


Molto professionale la “nostra” scrittrice indiana.

Recensione di Babyji

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Commenti
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Inviato a: 2011-01-06 08:06:36   da: Anonymous
 

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Inviato a: 2011-01-06 08:09:43   da: Anonymous
 

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Inviato a: 2011-11-22 07:07:33   da: kebi
 
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