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guerra di judith
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La guerra di Judith Butler
In Italia per la prima volta la filosofa lesbica americana assurta a fama mondiale con "Gender trouble" parlerà, a Roma, della politica affettiva della guerra: il Vaticano è troppo vicino?
di Patrizia Colosio
Sono una grande ammiratrice del pensiero di Judith Butler; lo sono da quando Feltrinelli pubblicò il suo secondo libro Corpi che contano nel ‘96, tralasciando la sua prima opera-scandalo che fu poi tradotta in Italia, con 14 anni di ritardo, da Sansoni ; il titolo era “Scambi di genere”.
Ed è appunto sul genere che Butler ha dato un contributo straordinario tanto che chiunque si trova a scrivere su questo tema non può prescindere dal Butler-pensiero.
Dopo di lei è quasi impossibile sostenere con un minimo di credibilità che i generi sono quelli incastonati nel sistema binario maschio/femmina e che sono “naturalmente” definiti; chi non ha almeno orecchiato la sua teoria più celebre sulla performatività secondo cui la norma - e di conseguenza la normalità - sta nella continua ripetizione e citazione senza le quali non avrebbe alcun potere?
Una teoria rivoluzionaria partita dall’esperienza lesbica della filosofa, testimone e vittima di una violenza che emargina e respinge nell’abiezione tutti quei soggetti che nella norma non sono compresi.
La sua genialità sta proprio nell’aver visto il potere scardinante del desiderio non conforme alla norma: ed è in questo contesto che avviene il recupero, ad esempio, del drag e della figura della butch in quanto “la replica di costruzioni eterosessuali in cornici non eterosessuali mette in rilievo lo status totalmente costruito del cosiddetto originale eterosessuale”.
Teorie che se, da una parte, hanno spinto le maggiori associazioni psicoanalitiche e psicologiche a rivedere le proprie posizioni sull’omosessualità, dall’altra, hanno fatto di Judith Butler il principale bersaglio della chiesa cattolica.
Fu l’allora prefetto Ratzinger nel 2003 a condannare le sue teorie – esaltando al contempo il pensiero della differenza - nella “Raccomandazione ai vescovi sulla collaborazione tra uomo e donna2 ed è stato l’ Avvenire a pubblicare per primo una recensione stroncante dell’ultimo suo libro pubblicato in Italia La disfatta del genere del 2006.
Leggendo dell’arrivo di Judith Butler mi sarei aspettata un confronto su quelle tematiche che più hanno caratterizzato il suo pensiero;
è infatti proprio a partire dalle sue elaborazioni sul genere, sulla performatività che fa apparire come “naturale” ciò che è frutto di una violenza normativa e che determina ciò che è intelligibile e che rientra nella sfera dell’umano, che prende spunto per coinvolgere altre realtà di esclusione, altre vite precarie in un progetto di cambiamento radicale.
Attraverso la vulnerabilità di corpi e identità sempre in bilico tra rivendicazione e violenza subita come quella di lesbiche, gay, transgender, intersessuali lancia il messaggio di una vulnerabilità che dopo l’11 settembre ha drammaticamente coinvolto tutte e tutti e riproposto l’urgenza di un approccio completamente diverso a una realtà che si è fatta molteplice e va letta in relazione e in chiave globale.
Moltiplicare la violenza e illudersi di poter conquistare in questo modo sicurezza quando sempre più le nostre vite dipendono dal riconoscimento dell’ “altro” appare infatti una pura follia.
Ci sarà posto per questo partire da sé nella conferenza di Roma o ancora una volta si dovrà fare i conti con una presunta “neutralità” che tutto annulla e cancella?
Provate a fare un giro su Google per le informazioni su questo convegno: vi sfido a trovare la parola lesbica o almeno queer in relazione a Butler
Leggo tra le organizzatrici Ida Dominijanni, con cui ebbi una querelle sul Manifesto proprio a proposito di Butler e del documento di Ratzinger; recentemente alla Casa internazionale delle donne durante la presentazione dell’ultimo libro di Fiorella Cagnoni ha lamentato una “crescente omosessualizzazione della società”.
Forse Dominjanni dimentica che in Italia la parola lesbica è ancora una bestemmia e i diritti civili una chimera. Dopo la figuraccia della Sapienza vi immaginate l’impatto di un convegno all’università di Roma con questo tema: Chi ha paura di Judith Butler?
Comunicato stampa
Roma, 12 marzo 2008
Giornata di Studi
SOVRANITÀ, CONFINI, VULNERABILITÀ
con le conferenze di
Wendy Brown
'Sovranità porosa, democrazia murata'
Judith Butler
'Vulnerabilità e sopravvivenza: la politica 'affettiva' della guerra'
Giovedì 27 marzo, ore 9
Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia
Università Roma Tre - via Ostiense 234
L'Università Roma Tre ospita la giornata di studi Sovranità, Confini, Vulnerabilità con le conferenze di Judith Butler e Wendy Brown, per la prima volta in Italia. L'incontro è promosso dal Dipartimento di Filosofia di Roma Tre con il patrocinio del Comune di Roma - Pari Opportunità.
Nel corso della giornata si affronteranno i seguenti interrogativi: che cosa vuol dire il continuo innalzamento di muri a difesa dei confini nazionali, in un'epoca di crisi dello Stato-nazione e di interconnessione globale che proclama l'avvento di un mondo senza confini? A quale forma della sovranità e della legge corrispondono questi muri che consentono l'infiltrazione di ciò che formalmente vietano? Perché la violenza sponsorizzata dagli stati ha più probabilità di ricevere approvazione di quella di chi insorge contro di essa? Perché proviamo orrore e repulsione morale di fronte alla distruzione di certe vite, e di fronte alla distruzione di certe altre troviamo invece forme di giustificazione? In che rapporto stanno la distruttività umana, la vulnerabilità, l'interdipendenza e la sopravvivenza?
Judith Butler e Wendy Brown, entrambe docenti all'Università di Berkeley a San Francisco, entrambe esposte sulle questioni più calde del conflitto politico contemporaneo, entrambe figure-ponte fra la filosofia continentale europea e il contesto culturale americano, sono tra le pensatrici femministe di maggiore spicco dell'attuale panorama filosofico occidentale. Già notissima al pubblico italiano per il suo cruciale contributo alla teoria del genere e della sessualità (Scambi di genere, 1990, Corpi che contano, 1993, La disfatta del genere, 2004), negli ultimi anni, e in particolare dopo l'11 settembre (Vite precarie, 2004, Critica della violenza etica, 2005), Judith Butler ha convogliato sul problema dello statuto dell'umano la sua precedente elaborazione del rapporto fra soggettività, norme e riconoscimento, delineando una 'ontologia della vulnerabilità' e dell'interdipendenza come premessa della rifondazione della politica nel tempo del declino della sovranità statuale e della sovranità dell'io. Wendy Brown, nota internazionalmente per il suo contributo alla critica femminista della politica moderna (Manhood in Politics, 1988) e per i suoi testi sulla libertà e sul potere, sull'autonomia del politico, sulla tolleranza (States of Injury: Power and Freedom in Late Modernity, 1995; Regulating Aversion: Tolerance in the Age of Identity and Empire, 2006), ha lavorato recentemente sul rapporto fra la fine della sovranità politica, il rafforzamento del capitale globale e il ritorno della religiosità violenta, e va segnalata alla sensibilità del pubblico italiano anche per le sue analisi acute e appassionate della 'malinconia della sinistra' dopo l'89 e dei rischi di conservatorismo presenti nella cultura dei movimenti antagonisti.
L'INGRESSO E' LIBERO
Non è necessario registrarsi, è garantito il servizio di traduzione
Programma:
Ore 9 - Saluti:
Prof. Guido Fabiani, Rettore Università Roma Tre
Prof. Vito Michele Abrusci, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia
Prof. Elio Matassi, Direttore del Dipartimento di Filosofia
Ore 9.30
Prof.ssa Wendy Brown, Università di Berkeley - 'Sovranità porosa, democrazia murata'
Presiede: Prof. Giacomo Marramao
Intervengono: Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Emanuela Fornari, Dario Gentili, Diana Sartori
Ore 13 - Pausa
Ore 14.30
Prof.ssa Judith Butler, Università di Berkeley - 'Vulnerabilità e sopravvivenza: la politica 'affettiva' della guerra'
Presiede: Ida Dominijanni
Intervengono: Francesca Brezzi, Manuela Fraire, Federica Giardini, Olivia Guaraldo, Giacomo Marramao
Per informazioni
Ida Dominijanni: idomini@ilmanifesto.it
Per informazioni alla stampa:
Monica Pepe - Responsabile
Giulia Longo, Mariangela Carroccia
Ufficio Stampa - Staff del Rettore, Università degli Studi ROMA TRE
Via Ostiense 159 - 00154 Roma Tel. +39 06 57332208-209
Fax +39 06 57332265 stampa@uniroma3.it www.uniroma3.it
Creato Da 2008-03-19 19:07:49 il patriziacolosio
Aggiornato il 2010-06-24 10:07:49 dapatriziacolosio
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