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Dalla parte delle bambine
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Ancora dalla parte delle bambine
Da Barbie a Barbie? Piccole donne crescono all'ombra della nuova restaurazione
di Marina Spini
Loredana Lipperini –
Ancora dalla parte delle bambine
Feltrinelli, 2007
€15,00
Nel 1973 uscì un libro fondamentale, che tantissime giovani donne, (tra le quali molte future lesbiche) lessero con passione: “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti. L’immagine che ne usciva era verissima e triste: fin da piccole le bimbe erano spinte ad adeguarsi ad un ruolo ben preciso, ed ogni comportamento dissonante veniva condannato. Per le piccole lesbiche un po’ maschiacce era un percorso tristemente noto!
Dopo 35 anni, le figlie delle donne nate in quegli anni che modelli trovano davanti a loro?
Loredana Lipperini cerca di scoprirlo in “Ancora dalla parte delle bambine”, compiendo una lunga e frenetica immersione nel mondo dell’immaginario popolare e scoprendo che a partire dalla metà degli anni ’90 è iniziato un processo di “re-genderizzazione” che pare aver annullato gli sforzi dei decenni precedenti. Nella sua lunga cavalcata tra televisione, riviste, libri scolastici, forum di mamme, blog di adolescenti, Lipperini mette a fuoco una realtà abbastanza triste, che lascia pochi spazi anche ai genitori che tentassero di crescere figlie e figli più liberi.
Le caratteristiche che fin da piccole vengono valorizzate nelle bambine, descritte nei libri di testo, utilizzate nelle pubblicità, sono la seduzione, la disciplina, i giochi sedentari e in spazi chiusi, la cura per la propria bellezza (già alle elementari le bimbe usano i cosmetici e una certa moda infantile vorrebbe trasformarle tutte in lolite!).
I maschi invece sono descritti come amanti del rischio, dei giochi all’aria aperta, un po’ disordinati, impulsivi e aggressivi magari, ma a loro è tutto è concesso.
Adolescenti e preadolescenti sono spinte a dare la massima importanza al proprio corpo, come se il potere di una donna risiedesse solo in esso. La televisione con le sue veline, letterine ecc. ecc., in programmi visti spessissimo anche da un pubblico infantile, è una forte condizionatrice, anche se non inventa nulla ma non fa che seguire la strada già tracciata in precedenza per le bimbe. L’ossessione per il corpo sfocia spesso in disturbi alimentari: l’autrice ci porta tra le migliaia di siti e blog di anoressiche e bulimiche, dove le ragazze si autodistruggono nella non accettazione di un corpo “sbagliato”.
In questa galoppata agghiacciante, densa di citazioni, di brani di libri, di film, di blog, a volte è facile perdersi, e l’unica stella polare da seguire è il filo delle proprie emozioni.
I pochi spiragli positivi in questa guerra alla costrizione femminile in un ruolo fisso (e subordinato) sono nella presenza di un paio di scrittrici per l’infanzia fuori dal coro, cioè Bianca Pitzorno e Licia Troisi, in un paio di eroine cinematografiche “speciali” come Sigourney Weaver in “Alien” e Uma Thurman in “Kill Bill” : un po’ poco, ahimé!
Tuttavia nell’ultimo capitolo Lipperini fa una scoperta forse promettente: nel mondo dei manga giapponesi brulicano fanwriter, in gran parte ragazze, che riscrivono le storie modificando i personaggi e le relazioni tra loro. Questo filone, chiamato yaoi, nasce a metà degli anni ’80 e produce una serie di storie ispirate ai manga classici dove i protagonisti sono spesso due ragazzi che si amano. Perché dovrebbe essere liberatorio per le ragazze identificarsi in storie gay maschili? Perché i protagonisti in realtà sono creature immaginarie, androgine, che raccolgono il meglio del maschile e del femminile, sono belli e gentili, forti e vulnerabili. Il rapporto tra loro è paritetico, non ci sono mogli che stanno a casa a fare il bucato, le avventure vengono vissute da entrambi. Scrive Lipperini: “scrivendo e raccontando, ragazze e bambine ridisegnano soprattutto se stesse. Prefigurano un mondo apparentemente androgino, ma, nei fatti, sognano un mondo di persone. Di cui conta l’intelligenza, il sentire, il condividere prima e invece dello scindersi in generi. Un mondo dove le identità sessuali sono ridefinite in modo più fluido e meno gerarchico. E’ una piccola rivoluzione: anche se molto meno visibile dei cortei e delle proteste delle loro madri e zie. Anche, e soprattutto, se passa attraverso un gioco”.
Il libro non mi ha lasciato indifferente. Dopo una vita passata nello sfuggire ai ruoli impostimi a vario titolo dalla nascita ad oggi (pure quelli butch-femme mi danno l’orticaria), vederli rispuntare così sfacciatamente e scoprire che anche le figlie bambine e adolescenti delle mie amiche lesbiche paiono non trovare altri modelli più fluidi da seguire, mi preoccupa parecchio.
Siamo tutte chiamate, mamme, zie, insegnanti, giornaliste, bibliotecarie ecc. a fare molta attenzione a ciò che viene inoculato, in modi apparentemente innocenti, a bambine e ragazzine, e a cercare di veicolare invece contenuti di libera costruzione del proprio essere. Ce la faremo?
Vuoi acquistare questo libro?
Creato Da 2008-06-11 18:20:43 il piera
Aggiornato il 2008-06-12 15:08:10 dapatriziacolosio
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