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Rosalinda
pulp lesbico

Rosalinda Celentano e l’amore universale

In un’intervista al Corriere il diario di una vita e la rivelazione dell’analista:- No non sei lesbica!

di Patrizia Colosio


E’ un’intervista piena di fatica di vivere quella che Rosalinda Celentano ha rilasciato al Corriere della Sera; come ogni storia in cui ci sia una bambina non amata, o non abbastanza.
Quando parla dei propri genitori usa la metafora di un cerchio chiuso e impenetrabile in cui ai figli era impossibile entrare. Non si può non provare empatia per questa donna, figlia di una delle più famose coppie italiane che, non a caso, annovera tra i suoi successi quella canzone “siamo la coppia più bella del mondo”che
tutti conosciamo.
Sappiamo a quali tragiche conseguenze può portare il non - amore e Rosalinda racconta senza mezzi termini dei suoi problemi con l’alcol, con il cibo, con le relazioni e con il sesso.

E c’è una parte però che colpisce in modo particolare chi, come me, si trova a vivere l’esperienza lesbica.

[La mia analista]è Vera Slepoj. Me la presentò 5 anni fa mia sorella Rosita. All’epoca ero convinta di essere lesbica, perché non riuscivo ad avere rapporti sessuali con gli uomini, ma neppure con le donne. Al nostro primo incontro, ci fu uno scambio quasi comico tra me e Vera. Lei mi disse che ero tutt’altro che lesbica, che in realtà ero tra le donne più femminili che lei avesse mai conosciuto. “Tu ti sei rasata i capelli perché vuoi fare capire al mondo di essere omosessuale, ma non lo sei”, insistette. Allora io le risposi: “No, la prego, mi dica che almeno un po’ sono lesbica, altrimenti mi sparo perché finora ho creduto di esserlo”. Vera, quindi, mi spiegò che io ho un problema molto più profondo. Ed è questo che mi ha impedito di vivere il sesso, sia con gli uomini, sia con le donne. Vera, come me, non crede nell’omosessualità ma nell’amore che non ha confini».

Mi guardo bene dal giudicare le scelte o le strategie che ogni persona riesce a mettere in campo per sopravvivere; resto molto perplessa però di fronte all’atteggiamento di certa psicoanalisi nei confronti dell’omosessualità.

Riproporre ad esempio lo stereotipo della lesbica che può essere solamente “maschile” ci riporta alle classificazioni di Krafft-Ebing del primo Novecento e al maledettismo lesbico del “Pozzo della solitudine”.

Eppure anche in psicoanalisi di strada ne è stata fatta ed oltre ad aver cancellato dal DSM l’omosessualità come malattia si è aperto un dibattito e un confronto che ha portato a considerare l’omosessualità come una delle possibili varianti della sessualità umana. Questo soprattutto in ambito internazionale, ma anche in Italia con il recente “Ipotesi gay” autorevoli membri della società Psicoanalitica Italiana hanno incominciato ad interrogarsi sul modo in cui viene trattata l’omosessualità tanto che leggiamo nell’introduzione :
“[se consideriamo] l’effettivo atteggiamento mantenuto dagli psicoanalisti nei confronti dell’omosessualità, a livello clinico, teorico e perfino politico-istituzionale, bisogna riconoscere che, dopo i primi tempi di sostanziale apertura si è determinata una preclusione talmente dura da giustificare per essa l’uso di del termine di una vera e propria omofobia”.

Eppure il dubbio non sembra nemmeno sfiorare Vera Slepoj che, già nella prima seduta, liquida il problema “lesbismo” lasciando spazio all’amore “universale” che chissà forse per lei non si incarna nei corpi e nei desideri di donne e uomini, ma è preferibile rimanga nell’indistinto.

Il dubbio però viene a noi e digitando su Wikipedia scopriamo quanto segue:

Il culmine della censura italiana si ebbe però nel 1997, quando la psicologa Vera Slepoj affermò che la quinta serie di Sailor Moon comprometteva seriamente l'identità sessuale dei bambini. L'accusa della Slepoj, piuttosto generica, era basata sulla segnalazione di alcuni genitori, i cui bambini maschi, appassionati di Sailor Moon, giungevano a identificarsi con la protagonista. Successivamente la polemica riguardò anche la presenza delle Sailor Starlights, guerriere che, quando non combattono, erano dei ragazzi maschi in tutto e per tutto.

Questa accusa si concluse con l'introduzione di tre nuovi personaggi, avvenuta solo in Italia. Mentre precedentemente Kou Seiya (Seiya) corrispondeva a Sailor Star Fighter (Sailorstar Regina del Coraggio), si optò per scindere i due personaggi, così che ogni Sailor Starlight avesse un fratello gemello che lavorava come cantante, e nel momento in cui doveva trasformarsi, la vera guerriera prendeva il suo posto, giustificando così il cambiamento di sesso.


A questo punto ogni commento risulta superfluo; mi chiedo in che modo una psicoterapia che parte da questi pregiudizi possa essere rispettosa prima di tutto della salute della paziente.

Non credo nella funzione salvifica della psicoanalisi, ma sono convinta che un lavoro serio che parta prima di tutto dai propri pregiudizi possa essere d’aiuto per combattere quella forma di sottile violenza che arriva all’intimo senso di sé della persona.

Perché e riprendo le parole dell’introduzione di gay e lesbiche in psicoterapia di Margherita Graglia e Paolo Rigliano:
Violenza è quella fatta innanzitutto al senso che ognuno costruisce e assegna alla propria vita emotiva, mentale, relazionale.
Perché violenza è obbligare l’altro a far sogni non suoi, a far propria una forma di vita che non gli appartiene e che lo nega radicalmente in ciò che ha di più inalienabile e personale: la libertà di costruire un legame d’amore con chi gli corrisponde


Intervista a Rosalinda Celentano sul Corriere della Sera


Creato Da 2008-08-08 13:02:58 il patriziacolosio
Aggiornato il 2008-08-08 13:11:47 dapatriziacolosio
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