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imma battaglia
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Intervista a Imma Battaglia
Buttiamo giù dal letto la Imma alle dieci del mattino, ci aveva dato appuntamento la sera prima. Vive in una bella casa, molto luminosa, molto bianca. Sul parquet a listoni sbiancati c'è un kilim, di fronte a noi una parete blu non toglie rigore e pulizia a quell'ambiente. Legno chiaro, metallo, bianco, una casa tecno e un po' maschile, ma vezzosi tendoni bianchi scivolano sul pavimento con uno strascico. Sul tavolino davanti a noi giocano a scacchi angeli e diavoletti colorati.
La cucina è separata dal soggiorno da un pannello di metallo e vetro satinato, la conosco bene perché, siccome sono l'unica con la gonna, mi ritrovo a fare il caffè ma la Imma, da buona napoletana, se ne sarà pentita. La cucina non sembra molto usata.
Imma ci dice che la casa è nuova ed è proprio come lei voleva. Conosciamo anche i vicini, due signori di una certa età, molto gentili, a cui Imma cerca di affidare i fiori durante il weekend.
Imma l'abbiamo vista al Pride sul palco: ci è sembrata molto alta (lo è), carina e simpatica. Ha organizzato un evento mediatico che anche a livello simbolico ha significato, forse per la prima volta dopo il referendum sul divorzio nel 74, un passo in avanti nel tentativo di arginare l'influenza cattolica in Italia.
La prima cosa che penso ascoltando Imma che parla appassionatamente nella poltrona di fronte a me è: "un nome un destino"; solo una donna che porta il suo cognome poteva pensare di realizzare un World Pride a Roma nell'anno del Giubileo e il pensiero va al titolo di uno stage che faremo dopo poche ore al meeting della lista lesbica "Dove osano le lesbiche…"
Non ci dà il tempo di farle la prima domanda, riprende il discorso da dove si è interrotto qualche giorno prima al telefono, ha dentro un'urgenza che non può trattenere: l'avevamo già capito la sera prima, quando, per un attimo al cellulare con la nostra amica Silvia perché le spiegasse la strada, si era messa a perorare la causa di Veltroni sindaco.
"… il mio sogno è quello di realizzare un osservatorio sui diritti non solo per i gay e le lesbiche ma per tutte le donne ad esempio e per tutti quei soggetti che si sono riconosciuti nel World Pride, un coordinamento in rete che permetta di rilevare in tempo reale qualsiasi violazione, diffondendo informazione, progettando iniziative, facendo da tam tam per gli appuntamenti. E la vittoria della destra ha reso ancora più urgente questo progetto: il Vaticano ha già cominciato a riscuotere e a prendere di mira i gay le lesbiche, le donne.
Hai già qualche idea sul come realizzare questa rete?
Sto parlando con tante persone, cercando di conoscere tante realtà diverse, anche voi che siete qui oggi e rappresentate una lista di 500 donne, è una cosa molto importante. E del resto i progetti si costruiscono sulle relazioni personali: per il World Pride ho cominciato a muovermi dal '96 girando tutto il mondo, contattando le diverse realtà lesbiche e gay, praticamente negli ultimi anni ho passato tutte le mie vacanze facendo attivismo politico. Le prime vacanze che mi sono presa tutta per me sono state quest'anno, una settimana bianca in febbraio e devo dire che mi annoiavo un po'.
E per i fondi? Sai che le compagne e i compagni di Azione Gay e Lesbica di Firenze avevano ottenuto un finanziamento di parecchi milioni dalla UE per il progetto Daphne contro la violenza ai giovani gay e lesbiche?
In effetti credo che la UE sarebbe molto sensibile a un progetto di questo tipo e sto cercando delle persone che mi aiutino a trovare il modo per ottenere i finanziamenti.
Con chi vorresti lavorare a questo progetto?
C'è bisogno di tutti ripeto è molto importante formare un fronte molto ampio coinvolgere più persone e soggetti possibili e poi sfruttare a nostro favore tutte le possibilità, anche la notorietà come la mia quella di Titti De Simone e di Grillini che sono stati eletti in Parlamento…
Come ha cambiato la tua vita un evento così eccezionale come il World Pride?
Beh praticamente per mesi non ho più avuto una vita privata, pensavo di condividere questo progetto con la mia compagna ma ad un certo punto mi sono accorta di essere sola; e poi il down successivo, sono rimasta frastornata per mesi.
E la notorietà ?
Dal punto di vista politico è molto utile perché sono diventata un simbolo, riesco ad avere tanti contatti, però ha reso più complicati i rapporti con i vecchi compagni.
Come mai hai scelto di aderire a un circolo misto?
In realtà ero andata al Buon Pastore ma non c'era alcuna accoglienza, io avevo il desiderio di un confronto sulla mia identità, mi sono ritrovata sola e poi le ho sentite superate, chiuse in schemi troppo rigidi.
Ti trovi bene a lavorare con i gay?
In effetti al Mario Mieli le donne sono molto poche, io sono abituata a lavorare con gli uomini e ci sono molti giovani gay che guardano a me come a un modello da imitare.
Non pensi che mentre sul piano politico ci possa essere un percorso comune, per quello personale ci sia la necessità di un approfondimento specifico?
Non ho molta esperienza di gruppi lesbici, certo mi sembra che le donne siano più introspettive, d'altra parte i maschi sono più proiettati all'esterno, pronti all'azione e in questo io mi sento più vicina a loro…
La mia domanda l'ho tenuta per ultima, non ho intenzione di farmela scippare, specie dopo che mi sono ritrovata in cucina a fare il caffè.
Ci dicevi prima che con il Pride hai ottenuto un grande rientro a livello di potere d'immagine, anche se hai incontrato delle difficoltà proprio per la grande esposizione nel tuo ambiente, hai poi perso un bel po' di soldi per via del lavoro… e col sesso come la mettiamo?
In realtà non ci pensavo e per molti mesi anche: pensa che un giorno ho incontrato una donna che mi ha chiesto se mi ricordavo di lei che si era offerta di venire in macchina con me con le autoreggenti… ma io non me la ricordavo proprio.
Le hai risposto così? Ma è incredibile tanta insensibilità, ma cosa non si deve fare con voi butch…
E' molto tardi interrompo Piera che sta facendo tutte le rimostranze del caso per fare l'ultima doverosa domanda.
Scusa ma nell'intervista a Gay.it hai parlato di non voto e questo ha fatto infuriare un po' di gente.
No, ma è stato frainteso, la mia era una provocazione, del resto basta andare a vedere tutte le prese di posizione che sono pubbliche.
Ci alziamo e mentre scambio due parole con Carla, che ci ha raggiunto, sento Imma che manifesta a Piera il desiderio di venire a Brescia, quella storia delle butch mi sa che l'ha un po' intrigata.
Ci salutiamo: lei parte per un incontro a La Spezia e noi per il meeting della lista.
Creato Da 2008-09-04 07:43:30 il patriziacolosio
Aggiornato il 2010-06-24 10:20:46 dapatriziacolosio
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