homepage homepage
librilesbici l'associazione  |  mailing list  |  meeting LLI  |  contatti cinemalesbico

Le parole sono pietre
Fuori di testo
Come tu mi vuoi
Speciali
Scoutez vous
Lesbian grlllz
Mamme in causa
Servizio psicologico
Cerca nel sito
Pagine amiche
Vite
Gender studies
Tra le mie mani
I colori della psiche
La biblioteca segreta
Rubriche
Luoghi d'Italia
Vagabondaggi lesbici
Area Annunci
Ricerca Web Pages



Calendario
   
<
Novembre, 2014 >
L M M G V S D
27 28 29 30 31 01 02
03 04 05 06 07 08 09
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30

Siamo alla frutta!!!
Il fermo di Graziella Bertozzo al Pride, la discussione ...
Accedi
Username:     Password:      
ricordati di me  Accedi Nuovo Account | Hai dimenticato la password?
Accedi
Username:     Password:      
ricordati di me  Accedi Nuovo Account | Hai dimenticato la password?
drag king
drag

Drag King a Milano

Se le Drag Queen sono un'esaltazione sfacciata di una femminilità che sembra inverarsi solo nei loro eccessi, che cosa sono i Drag King?

di Piera Zani


Il teatro “Ringhiera” di Milano cerca di dare una risposta con uno spettacolo-laboratorio in cui giovani donne e attrici professioniste si mascherano da uomini per ironizzare sugli stereotipi della maschilità italiana.

Nello spettacolo, diretto da Marcela Serli, presente in scena anche nel ruolo della regista onnipresente, una serie di sketches, con lo sfondo delle più conosciute canzoni italiane e no, alcuni Drag King rappresentano il maschile più consueto: abbiamo un piccolissimo Silvio con
bandana, un vecchio su sedia a rotelle con bella e muta badante alle
spalle, un nerd impacciato e così via.

La scena si apre su un gruppo di Drag che, spalle al pubblico, fanno pipì contro il muro, uno dei gesti più simbolici del gruppo dei maschi. La prosecuzione non è da meno, il solito gruppo commenta e illustra
lo svolgimento della partita al bar.
I Drag King per buona parte dello spettacolo indossano un abbigliamento casual, da periferia urbana abbandonata da dio e dagli uomini. Né la cura con cui sono stati riprodotti baffetti perfetti e pizzetti accuratissimi sa restituire il fascino che il maschile esercita sulle lesbiche.

Lo spettacolo-laboratorio è stato seguito e applaudito, ma non si può negare che la presenza di commenti e risate fuori tempo manifesta il disagio che la presenza di donne travestite da uomini suscita in un pubblico forse più abituato ad ammirare la coreografia e messa in
scena della femminilità delirante e lussuriosa delle Drag Queen.

Solo nell'ultima parte dello spettacolo, quando le attrici abbandonano
l'abbigliamento più ordinario per un più classico glet-camicia bianca-
pantaloni gessati che si intuisce qualcosa della forza sensuale (ma forse potremmo dire anche sessuale) del vero Drag. Nella scena in cui i King abbandonano il palco e cercano partners giovani e carine con cui ballare si sente per la prima volta fra il pubblico il brivido della trasgressione.
Peccato che non ce lo lascino quasi neppure gustare, ché la musica di spegne e le Drag (ebbene sì, proprio loro) cadono a terra senza vita.

E' difficile commentare questo Laboratorio, certo pieno di buone intenzioni, ma con un effetto di ritorno non ben calcolato. La caricatura del maschile e dei suoi stereotipi non sembra inficiare l'esistenza del genere quanto piuttosto rafforzarlo. Se l'unico maschile che sanno interpretare le donne travestite da uomini è un maschile monco, dimezzato, sbeffeggiato, quasi mai sexy e sorprendente, forse gli unici detentori del maschile vero, quello che fa palpitare i cuori di tante donne, rimane quello "autentico", il DOC per eccellenza.

La presenza della regista in scena, con questo femminile potente,
che fa e disfa i suoi attori, che obbliga al silenzio e malmena i più
fragili, rimanda non alla contrapposizione fra due poteri reali, quello del maschile e del femminile, ma all'unico potere esistente su quel palco, la femminilità più ortodossa contro donne semplicemente travestite da maschi.
Prendete lo spettacolo e metteteci veri ragazzotti di periferia: che cosa cambia? Tutto. Allora sì il maschile sbeffeggiato e malmenato dal femminile materno e iperpotente della regista acquisterebbe un altro sapore e si potrebbe sentire da lontano il gusto per lo scambio dei ruoli.
Un laboratorio Drag King può diventare un lavoro intenso su di sé per far mettere in scena la propria interpretazione del maschile. Non ha la finalità di distruggere o fare la caricatura del maschio, al contrario permette di esplorare, con una performance che è citazione, ma anche auto-rappresentazione, parti di personalità che la società nega/castra alle donne. Così almeno abbiamo sperimentato con Beatriz Preciado.

Le lesbiche, perché diciamocelo sono soprattutto loro così attratte da questo scambio dei generi che tramite la finzione scenica spesso permette di ritrovare una parte di sé, diventano straordinariamente sexy e attraenti e interessanti travestite al maschile. Sembrano ritrovare una scioltezza nei movimenti, una sicurezza nell'incedere, una profondità nello sguardo, unita alla morbidezza e alla finezza dei tratti, che nessun uomo possiede.
Si possono vedere signore di mezza età un po' sovrappeso trasformarsi in sexissimi gangstar anni '60, giovinette un po' insipienti acquisire l'aspetto e la posa di giovani Lord. E poi diciamolo baffi e barbetta coprono le prime (e anche le seconde!) rughe d'espressione, mentre pantaloni e giacche non sembrano mai segnare pancette e rotolini. Meraviglie della sartoria maschile! Insomma in Drag le lesbiche diventano finalmente sexy ed attraenti come ce le sogniamo la notte. Com'è possibile che in questo spettacolo delle Drag King un po' malmesse ridiventino, nell'ultima scena applauditissima dal pubblico, belle ragazze in tubino nero?

Il Carnevale è finito e tutto può ricominciare come prima.
Il pubblico, sollevato, applaude.




Creato Da 2012-03-20 06:10:13 il patriziacolosio
Aggiornato il 2012-03-20 12:18:49 dapatriziacolosio
 Versione Stampabile
   
Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons

 


This Site is powered by phpWebSite © The Web Technology Group, Appalachian State University
phpWebSite is licensed under the GNU LGPL