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2012 Festival Torino
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Amori tra donne in lungo al Festival di Torino
di Elena Romanello
Seguendo ormai un’onda che dura da alcuni anni, anche quest’anno al festival "Da Sodoma ad Hollywood" di Torino ci sono stati diversi film incentrati su amori tra donne, film che sarebbero anche più facili da proporre nelle sale normali dei sia pur pregevoli
cortometraggi, per una questione culturale e di fruizione. Del resto, Tomboy, vincitore dell’edizione dell’anno scorso, è uscito anche nella grande distribuzione, per cui non resta che incrociare le dita e sperare nei prossimi mesi.
Erano presenti due proposte un po’ datate, anni Novanta, ma sempre carine da vedere, di Angelina Maccarone, che in Kommt Mausi raus?! e Alles wirdt gut racconta una Germania
molto diversa da quella del rigore e dell’austerità, fatta di ragazze che amano ragazze, che si trasferiscono dalla provincia alla città, che frequentano locali e vivono in case alternative
e colorate, multiculturale e sensuale, in cui si ride e si pensa.
Il mondo delle cantanti rock alternative, duro e senza speranze, è stato al centro invece di Trigger del canadese Bruce McDonald, storia di due amanti cantanti che si ritrovano dopo
dieci anni e tanta amarezza.
Amori adolescenziali ma anche uno sguardo d’eccezione sulla comunità chicana statunitense: sono questi i due punti di forza del vincitore del Queer Award, Mosquita y Mari di Aurora Guerrero, dove si incontrano una ragazza figlia di messicani che sono
riusciti a raggiungere un discreto benessere e sognano per lei il college e l’Università, e una appena immigrata, che si arrangia tra precarietà ed espedienti.
Gli amori tra donne hanno incontrato invece la fantascienza nell’interessante Tough girls don’t dream, produzione ungherese di Zsofia Zsembert, dove si immagina una distopia
dove è vietato dormire e sognare, in nome dell’efficienza, e dove i sogni, proiettati come film, sono diventati merce rara.
Dalla Francia è arrivata invece una commedia facilmente presentabile al cinema, dopo i successi di film d’oltralpe come Piccole bugie tra amici e Quasi amici, e cioè Bye Bye Blondie di Virginie Despentes, dove due ragazze, una della ricca borghesia l’altra proletaria, si sono incontrate tra cliniche e bande di strada, poi perse di vista, e si ritrovano vent’anni dopo, una intrappolata in una carriera con marito omosessuale per la facciata, l’altra che vive per strada. Un ritratto anche del mondo di oggi, con le due icone del cinema d’oltralpe Beatrice Dalle e Emmanuelle Beart.
Un film indipendente a stelle e strisce, A perfect family di Anne Renton, permette di rivedere alcuni volti noti della televisione di culto e del cinema, come Kathleen Turner, qui madre religiosa circondata da una famiglia disfunzionale, Richard Chamberlain, di nuovo prete come in Uccelli di rovo e Emily Deschanel, la dottoressa Brennan di Bones, qui invece professionista omosessuale che sogna di fondare una famiglia con tanto di prole
con la sua compagna ispanica. Un altro film che potrebbe benissimo uscire nelle sale, tra commedia amara e Desperate Housewives.
Dalla Svezia è invece arrivata la commedia Kyss mig di Alexandra Therese Keining, storie di due trentenni figlie di due futuri coniugi che si incontrano e si amano, ma una è intrappolata in una storia etero di facciata mentre l’altra non vive bene fino in fondo il suo
essere visibile. Un modo per parlare in generale dei tanti modi di vivere, a tutte le età, che ci sono nella società di oggi, ambientato in uno dei Paesi più tolleranti d’Europa anche se non sempre così di ampie vedute.
Immancabile ormai l’appuntamento con la trasposizione in schermo di un romanzo di Sarah Waters, stavolta è stato il turno di The night watch, per la regia di Richard Laxton, storie di e fra donne nella Londra sotto i bombardamenti della Battaglia d’Inghilterra e subito dopo la seconda guerra mondiale, tra ricostruzione rigorosa d’epoca, condizionamenti e vari modi di vivere la propria identità, tra la mascolina Kay, le due amanti Helen e Julia, Viv e il suo amore perduto.
Inghilterra e Israele sono il teatro invece di Odem di Jonathan Sagali, dove la vita di Lara, palestinese ormai londinese d’adozione, sposata e con un figlio, viene sconvolta
dal reincontro con Inam, sua compagna di scuola, d’Intifada ma anche grande amore inespresso. Un film presentato in concorso al festival di Berlino del 2011, che parla dei contrasti tra Occidente e Oriente, e che potrebbe effettivamente trovare anche lui la sua
strada verso la distribuzione in sala.
Divertente e ricco di equivoci infine Jamie and Jessie are not together di Wendy Jo Carlton, commedia a stelle e strisce su due amiche la cui vita viene sconvolta dalla decisione di una delle due di traslocare da un’altra parte: si accorgeranno che la loro non è
solo un’amicizia, tra musica e contrasti.
Creato Da 2012-07-03 15:21:32 il ka
Aggiornato il 2012-07-03 15:37:48 daka
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