Cento ore per cento anni
Cento ore per cento anni
-Ma che fate in questo atelier? E’ una bimbetta di nove anni che me lo chiede.
-Sei una lupetta?
-Io sì e anche loro tre – mi dice indicandomi altre bambine
-Però io ancora per poco – dice una che svetta su tutte.
Sono accompagnate dalla loro capobranco, una bella ragazza giovane, e guardano insistentemente il nostro striscione: Lista Lesbica Italiana, su cinque metri di arcobaleno non è proprio così invisibile.
Si vede che sono loro che vogliono venire, vincendo la sorridente perplessità della loro capa.
-Dunque, questo è l’atelier della Lista Lesbica Italiana, un gruppo nato su Internet, ma questo è lo spazio per gli esploratori. Per i lupetti c’è la pagoda, dove stanno raccontando una storia. E’ appena lì vedete? E’ più in là – e indico il nostro grande arcobaleno steso per terra come un tappeto – ci sono i rover…
-E voi che fate?
Di certo non demordono facilmente queste qui!
E indicano interessate i cartelloni dove Costanza, per tutto un pomeriggio, ha ricopiato con cura le frasi tratte dal bellissimo “Joe e basta” che abbia deciso di utilizzare come testo base per gli esploratori.
La loro capa è un po’ perplessa, è evidente che loro vogliono andare a leggere.
-E’ per i ragazzi più grandi!
-Racconta la storia di un bambino, un ragazzo di dodici anni… Un ragazzo come voi, potrebbe essere un vostro amico, un compagno di classe, magari potreste essere anche voi.
Mi guardano e non mollano l’osso. Le mie spiegazioni non le lasciano affatto soddisfatte.
Un ragazzo...- non voglio dire “diverso” – e così all’improvviso mi esce – un ragazzo un po’ speciale. Gli deve essere piaciuta come definizione, mi guardano, prendono le nostre belle cartoline colorate e se ne vanno. Sono tranquille, interessate e attente.
Mi sembra che l’aggettivo “speciale” gli sia piaciuto. Del resto era piaciuto anche alla mia nipotina quando le avevo spiegato che tenevano le posate in camera da letto perchè eravamo un po’ speciali.
Piera Zani
I pattini di Luca
E “speciali” sono un po' anche i lupetti che si avvicinano alla nostra tenda, un primo gruppo accompagnati dai rover in servizio, il secondo e più numeroso ed entusiasta arriva da Cassino e precede di corsa Bagheera, che deve aver loro dato appuntamento da noi. Avrà più o meno ventanni, Bagheera, e con gli occhi scintillanti si gode sorridendo questa strana performance che racconta di un ragazzino a cui Babbo Natale ogni anno porta i regali sbagliati e del filo sottile di incomprensione tra lui e i suoi genitori, che pure gli vogliono bene.
Penso che, come previsto, la maggior parte dei branchi deve essersi diretta verso il grande gioco organizzato un po' più in là ma, e mi chiedo come mai questa ventina di bambini e bambine, tra gli otto e gli undici anni, ha zigzagato fino alla nostra tenda: forse un caso, o un suggerimento di Capi che conosceremo meglio piu' in là ...
Ma non c'è tempo da perdere, l'attenzione a quell'età bisogna guadagnarsela, e appena li vediamo in cerchio seduti Susanna li ipnotizza col suo sguardo ammaliatore e comincia a raccontare la storia di Luca, della sua fatica a farsi capire dai grandi che si iostinano a non fargli avere Barbie dai capelli d'angelo solo perchè è un maschietto. Sarà, i lupi invece lo capiscono benissimo, e quando glielo domandiamo ci dicono che per la maggior parte sono convinti che l'avventura di Luca finirà bene, perchè è stato buono, si è anche impegnato a spiegarsi con tutti, e non c'è quindi una ragione al mondo perchè le cose vadano storte.
E' una favola, piena di fascino e magia, Rossana agli effetti speciali fa comparire nientemeno che Cher che canta “believe” e sotto l'albero fa comparire i pattini bianchi di Luca, cosa di cui i Lupi non hanno mai dubitato.
Mentre riavvolgiamo lo striscione li guardo trotterellare indiretro verso i loro branchi e penso che, anche oggi, San Giorgio ha ucciso il drago.
Katia Acquafredda
Da Barbie a Ray Misterio
L'anno scorso a Roverway, il raduno europeo degli scout vicino a Firenze un workshop che come LLI dovevamo tenere sul genere fu annullato all'ultimo minuto per l'intransigenza dell'Associazione cattolica AGESCI, e la decisione dei dirigenti nazionali degli scout laici di cedere di fronte a quel diktat.
Molti Capi Unità e organizzatori di quel campo si ribellarono, diffondendo per tutto il campo il logo con la tenda stop omofobia . A distanza di un anno, gli scout laici ci hanno invitato ancora a lavorare al loro raduno nazionale dove festeggiavano il centenario con più di mille scout nel parco di Villa Pamphili a Roma.
E così con la nostra squadretta, con le magliette arcobaleno, le bellissime cartoline prepareteci da Nicol abbiamo allestito il nostro gazebo.
Nonostante la notte bianca, con Myrina, Susanna e Rossana eravamo lì di prima mattina e, appeso lo striscione della Lista Lesbica tra gli ulivi, appesi i cartelloni dell'alfabiografia per gli esploratori, attrezzato il gazebo con video e lettura dal vivo per i lupetti e infine steso il grande lenzuolo arcobaleno per i Rover e più grandi abbiamo dato vita a un incontro teorico e pratico dal titolo Da Barbie a Ray Misterio.
Piccoli e grandi hanno cominciato ad affluire, a chiedere partecipare, a ripetere una parola proibita come lesbica (cosa avranno detto ai genitori la sera??) a scrivere pagine di diario o finti SMS tra cui non è stato difficile scoprire piccole lesbiche e gay.
Molti dei Capi sono venuti a chiedere scusa per l'anno scorso e a complimentarsi per il lavoro; la ka non è ancora riuscita a ottenere l'ordine di San Giorgio ma era raggiante con la sua cintura in cuoio per i 100 anni scoutismo in mezzo a quel popolo nomade che veniva da noi tra una tenda di Emergency e quella del Commercio Equo.
Io ho lavorato con i più grandi, spinti dalla curiosità o dal bisogno, che cercavano di mostrarsi tranquilli e distaccati ma sui loro visi si leggeva tutta la loro emozione e il loro disagio e facevano tanta tenerezza.
Uno dei Capi mi ha raccontato che la censura dell'anno scorso ha destato molto scalpore e rabbia e così nel suo gruppo hanno lavorato tutto l'anno sulla diversità con intelligenza e sensibilità.
Che grande ricchezza la laicità! Potersi muovere anche tra i più piccoli con la massima libertà circondate dal rispetto e dalla voglia di capire e di conoscere; ecco se devo pensare al futuro voglio immaginarlo così.
Patrizia Colosio