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Da ermafrodita a intersex: le ragioni di un convegno

A Brescia, nell’ambito del Festival della cultura psicologica, il 14 gennaio si terrà un convegno di respiro internazionale sull’intersessualità argomento di cui in Italia si sa pochissimo, ma che risulta in realtà molto interessante perché interseca una serie di tematiche relative al genere, al binarismo maschio-femmina con tutte le implicazioni che questo comporta.

Nell’epoca dell’isteria contro la cosiddetta “teoria gender” vale la pena di approfondire alcuni concetti.

Gender fu usato per la prima volta nel 1955 dal dottor John Money lo psicologo infantile della John Hopkins University  incaricato del trattamento di neonati intersessuali o ” ermafroditi “; con alcuni collaboratori stabilì i criteri di  riassegnazione dei i neonati ” con anomalie genetiche rispetto ai caratteri sessuali evidenti cioè cromosomi non corrispondenti al sesso apparente oppure con delle forme  di ermafroditismo;

I due criteri di base furono quello cromosomico e quello della valutazione visiva, ma è il secondo a prevalere.

In pratica  un neonato maschio con cromosomi  xy che presenta un pene sottodimensionato cioè meno di 2 cm anche dopo un trattamento a base di testosterone deve essere riassegnato al genere femminile: castrazione chirurgica e trattamento ormonale.

Nel caso di una neonata con un cosiddetto pene-clitoride questo deve essere ridimensionato, leggi asportato chirurgicamente, con conseguente perdita di sensibilità. Se la vagina presenta anomalie deve  essere ricostruita per permettere un domani un ” normale” coito eterosessuale.

Se una neonata Xx presenta un pene di buone dimensioni viene riassegnata al genere maschile. E  così via. Il tutto deve avvenire entro i 18 mesi; perché come ha dichiarato un medico intervistato da Susan Kessler, la psicologa che per prima e solo  nel ’98 denunciò la violenza di questo sistema, “i genitori hanno bisogno di  tornare a casa per compiere il loro lavoro di genitori ed educare il loro bambino/a  sapendo chiaramente se hanno a che fare con un maschio o una femmina”.

Beatriz / Paul ( come si fa chiamare negli ultimi anni) Preciado, un* de* più conosciut* studios* a livello mondiale sul genere – in Italia sono usciti alcuni suoi articoli su Internazionale – nel “Manifesto  contra sexual” dedicò un interessante capitolo alla questione intersex,( definizione coniata dalle varie associazioni in contrasto con quella  medica (disorders of sex development) con un titolo che dice tutto ” Money makes sex”.

E l’anno scorso è uscito per Fandango l’ ultimo ponderoso suo saggio  “Testo tossico” , sesso droghe e biopolitiche nell’ era farmacopornografica, in cui si può trovare un capitolo dal  titolo ” Tecnogenere” ; ripartendo dal dott. Money Preciado prende in esame tutte  le tecniche estetiche, chirurgiche, ormonali che costruiscono il genere o meglio il tecnogenere con un giro vertiginoso di denaro.

Ma tornando ai neonati la cosa sconvolgente è che i criteri , ribaditi da Money nel 72, sono tuttora validi. In Italia Michela Balocchi, una sociologa che si occupa espressamente di queste tematiche, ha tenuto un interessante seminario alla Bicocca “L’invisibilizzazione  dell’intersessualità in Italia” in cui riporta una serie di dati interessanti: secondo la biologa Fausto Sterling l’ 1,7 per cento dei neonati può essere definito intersessuale; secondo l’intersexsociety of NA la percentuale di neonati che presenta un certo grado di intersessualità è intorno all’1 per cento, ma secondo l’ equipe del dott. Page il 10% della popolazione presenta  variazioni  cromosomiche che non rientrano nella categorizzazione dicotomica XX XY.

Sono dati che dovrebbero farci riflettere e mettere in crisi le rigide norme della società occidentale in cui le molteplici forme della natura umana, fuori dal rigido dimorfismo sessuale, non sono tollerabili . Se  un neonat* non appartiene a un sesso/ genere o all’altro, se si situa al di fuori dal dimorfismo sessuale è un mostro: non è concepibile come essere umano.

Da qui nasce l’imperativo categorico di riassegnarl* al più presto ad un sesso o all’altro.

Nel mondo sono nate  associazioni di persone intersex che rivendicano il diritto alla scelta della scelta della propria identità.

La Germania nel 2013 ha riconosciuto il terzo sesso; in Francia nel novembre 2015 un intersex si è visto riconosciuto il diritto di scrivere genere neutro sui propri documenti.

Da noi esistono delle raccomandazioni, ma di fatto si continua a seguire la prassi tradizionale; se qualcosa si muove si deve soprattutto al coraggio di attivist*che si espongono pubblicamente e coraggiosamente partecipando anche a progetti internazionali come “The interface project” e raccontando la propria esperienza in video accessibili a tutti.

Sempre in Italia è nata l’associazione Intersexioni che ha anche un sito di riferimento:

http://www.intersexesiste.com/

Fondamentale appare tuttavia il lavoro di informazione e sensibilizzazione sull’intersessualità a partire dai medici, dagli psicologi e da tutte quelle persone che si trovano a interagire con genitori che molto spesso non hanno gli strumenti per affrontare con serenità una situazione così complessa.

Ci auguriamo che il convegno organizzato nell’ambito del Festival della Psicologia in collaborazione con il BresciaPride #unirelacittà possa contribuire a far luce su una realtà fino ad oggi passata solo silenzio.

Per il programma completo:

http://www.elezionienpap.it/eventi/festival-della-cultura-psicologica-2017-brescia-cambia-menti/

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