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DUE MAMME IN COMUNE

Storie di ordinaria follia al Comune di Roma per due mamme lesbiche alle prese con la dichiarazione di nascita

E’ quello che mi dico da giorni, quando sento la rassegna stampa, prima quella di Rai 3 e poi quella di Radio Radicale, ché Bordin è irrinunciabile! è troppo , troppo spaventoso quello che sta succedendo a questo Paese, non sono nemmeno più arrabbiata, sono sconcertata e ho paura, perché ho chiarissimo davanti agli occhi che non ci sono vie d’uscita a breve. Già immagino i commenti del così detto “popolo” al così detto “Manifesto dei professori” … dei professori appunto, un altro modo di dire la casta, i poteri forti ….  c’è come un vento di follia che mi lascia senza parole.

Mi avevano chiesto giorni fa: il bimbo nasce il 31, tu ci accompagneresti in Comune per la dichiarazione di nascita? Beh, sono in partenza per le vacanze, ma fino al 3 ci sono, vi accompagno volentieri se ce la fate entro il 3. Il pupo è puntualissimo, nasce il 31, il 3 lo dimettono, gli vuoi dire di no? Ecco, ci vediamo in Comune alle 11? Bene a domani.

Stamani andiamo, facciamo la fila nell’atmosfera scoraggiante che si respira sempre al Comune di Roma.
Fare la dichiarazione di nascita da due mamme a Roma è una pantomima, serve solo a farsi formalizzare il rifiuto contro il quale fare il ricorso in Tribunale. Ormai dovrebbero saperlo anche le pietre. Invece arriviamo ed è il panico!

Duuuueeeee maaaaammmmeeee! Ma non è possibile, che vuol dire Duuuueee maaaaammmmeeee! Noooo questo atto non si può fare, vada dalla dirigente, questo atto non si può fare, noi non lo facciamo, assolutamente, non l’ho mai fatto, potrei sbagliare, non esiste!  Prima che le venga un coccolone le diciamo che andremo dalla dirigente, che invece ci risponde di tornare da dove veniamo e dire all’impiegata che deve fare la solita dichiarazione con una madre, quella con due la faremo protocollare all’URP.  La fine del mondo per il momento pare rinviata!

Ancora sottosopra dallo spavento l’impiegata si accinge a fare la dichiarazione normale. Nella stanza tre impiegate le altre due hanno davanti ciascuna un padre … devono sentirsi come avessero vinto un terno al lotto!

La nostra legge l’attestato di parto e arrivata a: “Stato civile della puerpera”, le ripiglia un accidenti!  Noooo non dovete farci scrivere Unita civilmente!!! Non si può!!! io non lo posso prendere questo attestato!  Scusi e perché?  Perché un riconoscimento di due madri non si può!!! E infatti lo facciamo con una, ma d’altra parte la madre che siete disposti a riconoscere è unita civilmente, non è colpa sua! Ma io non ne posso tener conto quindi non ce lo dovete far scrivere! Scusi, ma è il suo stato civile, che cosa avrebbero dovuto scriverci in ospedale?

A questo punto interviene una delle altre due, quella che deve aver studiato la questione! Ma niente! Il matrimonio è uno stato civile, l’unione civile non è niente!

L’Alien che è dentro di me ha scavalcato le due sedie e un altro tavolo che ci separavano e l’ha presa alla gola! La parte che non è Alien invece si limita a rispondere, alteratuccia: ma mi faccia il piacere, in un ufficio dello Stato civile sentirsi dire che l’unione civile non è uno stato civile fa rabbrividire!

Nel frattempo arriva la dirigente che cerca di spiegarci che non c’è una legge e quindi dobbiamo capire … non devono avergli detto che è uscita la Legge 76, eppure la porta accanto è proprio per le unioni civili.
E meno male che avevano esordito dicendoci che sanno loro come vanno fatti gli atti, che è il loro lavoro!

Discutiamo alternando toni accesi a toni concilianti, non ci capiamo realmente, ma quel tanto che basta per procedere. Il bambino aspetta alla nursery dell’ospedale tra un po’ avrà fame di nuovo, non possiamo stare qui in eterno.

Alla fine, rassicurata dalla dirigente, l’impiegata completa l’atto, e poi ci legge convinta la dichiarazione della formula per cui il bambino è nato … dall’incontro con un uomo con cui non ci sono vincoli che impediscano il riconoscimento …. anche della Legge 40 non devono avergli detto niente allo stato civile (e neppure a quei dementi del Ministero che fanno le formule)!

Quando tutto sembra risolto, colpo di scena: il bambino non può stare nello stato civile della madre! Ma come! Lo impone la legge, un neonato non può stare in uno stato civile autonomo, è proprio vietato!!! Lo so, ha ragione, ma non posso … oddio adesso faccio una strage!  Ma scusi, mi spieghi, perché?

Perché la signora è nello stesso stato civile dell’altra (la sua unita civile, cioè, quella che non è niente!) e per il programma è come se fosse coniuge. Se lo riconosce solo la madre non può stare nello stesso stato di
famiglia con il coniuge senno è figlio del marito!

Capisco, ma vale solo per le coppie etero: se una donna sposata riconosce un figlio, quello è figlio anche del marito, a meno che lei non dichiari che è nato fuori dal matrimonio, e allora non va nello stesso stato di famiglia. Ma non vale per le coppie omosessuali che uno stato civile ce l’hanno, ma è l’unione civile e non il matrimonio. E comunque la presunzione di paternità per loro non esiste!

Lei ha ragione, ma per il programma è lo stesso, perché l’opzione unione civile non è prevista! Ah ecco, l’unione civile non è uno stato civile, però, a seconda di cosa, blocca il programma come se fosse un matrimonio!

E allora? Beh io lo metto da solo, poi voi fate ricorso al giudice per farlo mettere nello stesso stato di famiglia! Lei è completamente fuori di testa, voglio parlare con la dirigente della dirigente, cosa cazzo aspettate a far modificare il programma! Quanti rifiuti avete già fatto? Ancora questo problema non lo avete risolto??? Ahhh guardi non lo so, non dipende da me …. lei ha ragione, ma se una legge non c’è!

Arriva trafelata la dirigente che si era allontanata, dà sostanzialmente dell’incompetente all’impiegata, ci assicura che il bambino, come impone la legge, starà nello stato di famiglia con sua madre (e la sua unita
civilmente), il programma non lo prevede, ma lo hanno già fatto, lo faranno anche in questo caso.
Andiamo a far protocollare la domanda e poi loro tornano di corsa in ospedale a riprendere il bambino , ché senza l’atto di nascita del Comune non lo fanno uscire. Già, lo fanno uscire, in questa gabbia di matti, però!

E l’Avvocatura nel suo reclamo, alla fine di una lunga (vergognosa) argomentazione contro la genitorialità delle coppie omosessuali scrive:  In poche parole, l’Italia sovranamente rifiuta di considerare due persone dello stesso sesso genitori di un bambino.

Mi comprerò il libro suggerito da Piera e lo regalerò al mio piccoletto perché possa credere in grandi idee, ma io faccio davvero tanta fatica.

Susanna

Questo post è estratto, con il consenso dell’autrice, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana

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