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Il documento del SomMovimento

Fa discutere su Lista Lesbica il documento del SomMovimento

 

7 novembre 2016 11:34

Buongiorno, vi incollo il documento prodotto da varie realtà transfemministe-queer.Io probabilmente sarò in quello spezzone perché mi riconosco in quanto hanno scritto. Forse ricordate che tempo fa avevo detto che volevo un corteo separatista, perché non sopporto i maschi che si accodano per dare solidarietà, senza interrogarsi su niente e senza passare all’azione, ma quest* persone hanno fatto e stanno facendo un grande lavoro contro il binarismo di genere e per fortuna hanno ancora l’utopia di voler vivere in un mondo migliore e più libero e lottano per questo. Paola

Leggi il comunicato del SomMovimentonazioAnale

7 novembre 2016 18:22

Anch’io avevo in mente di girare in lista lo stesso documento. Aderiamo? Ci andiamo insieme? A sto giro strisciona? Katia

7 novembre 2016 19:10

Aderiamo aderiamo sisi strisciona presente. Valeria

7 novembre 2016 19:48

Il testo mi piace molto! :) Frank
7 novembre 2016 19:50

Per me aderiamo , ho sentito dire che ci saranno anche gli uomini, che ci saranno cartelli sulla gpa , sia pro che contro , sembra non sarà una manifestazione tranquilla. Non so chi va al coordinamento dell’organizzazione manifestazione, ma qualcuno di Lli dovrebbe andare per sapere cosa aspettarci.

Germana

7 novembre 2016 20:00

Anche a me piace molto! X me aderiamo Grazia

7 novembre 2016 21:09

Stanno preparando una email apposita dove mandare le adesioni, perché non vogliono che aderisca la qualunque, anche se non credo sia possibile con un testo simile. Paola

7 novembre 2016 21:13

Paola, io l’ho letto tutto, ma che scrittura! Vorrei un premio!

Sui contenuti possiamo anche essere d’accordo, ma la forma e’ anche il contenuto, talvolta.

Mi sembra di essere tornata al tempo del ciclostile, e anche la’ c’erano delle angiolette che giravano, eppur non lo sapevano di essere tanto angeliche, che io me le ricordo all’epoca belle arrabbiate.

Poi me le ritrovo a dar la mano alle figliolette mentre le accompagnano a scuola e beh… l’effetto che mi fanno non te lo dico!

Comunque sia, CIS che cosa significa? Perche’ in due frasi mi sembra avere due significati diversi e a me viene in mente solo napoleone e repubblica la CISalpina!

Certo abbiamo impiegato tanti anni per allontanarci da questo stile Kommunikaten, tanti anni di sperimentazioni, alleggerimenti, ironia… Tanti anni in cui abbiamo provato ad essere lesbiche in modo diverso, un po’ più signore di noi stesse, un po’, forse, più’ consapevoli degli scarti, di quella fessura presente nel reale che ci permette di vedere le cose in un modo più variegato.

E poi questi comunicati dove, forse, l’unica novità é la presenza dei maschi che devono aver trovato chi gli dà un bollino di qualità, perché’ altri invece, in altri contesti politici, questi bollini sembrano non esserseli meritati. Mi piacerebbe andare a vedere più da vicino se poi le cose stanno davvero così o se alla fine saremo ancora quelle dei collettivi  e dello stupore che nei centri sociali alle donne va benissimo la cucina. […]

Davvero solo io sono stupita, allibita ed infastidita da questo linguaggio? Solo io penso che scegliere di comunicare in questo modo sia già di per sé un significato?

Ciao Piera

7 novembre 2016 22:02

No, cara io ho pensato le stesse cose, non ho capito perché l’asterisco dopo trans e non capisco perché improvvisamente siamo disposte a dimenticarci che le trans – che rispetto profondamente per moltisissime ragioni – non sono nate donne e si sente! Purtroppo si sente! E se su molte cose posso riconoscermi penso lo stesso che i contenuti buoni meritavano di più.

Susanna

7 novembre 2016 23:21

Cara Piera, a me pare che il linguaggio di questo documento non è formalmente dissimile da quello dei molti pride a cui, pur con le stesse tue perplessità di oggi abbiamo spesso aderito come lista lesbica.
La verità è che dovremmo scriverceli da sole un comunicato politico, come qualche  volta abbiamo fatto ma in questa fase forse facciamo fatica a fare. L’ultima volta abbiamo pescato dal cappello una splendida mail di susanna e ne è stati fatto il documento di Lli. Altre volte una geniale tirata in soggettiva della Ka è stata trasformata in comunicazione della lista. Mi ricordo di una volta in cui un piccolo gruppo, abbiamo scritto e limato e riscritto dieci volte (perché la condivisione richiede tempo e pazienza) un breve documento che ci rappresentasse. Ora mi pare che non abbiamo questa energia o questa capacità. Il documento girato da paola avrà concetti già sentiti ma anche tristemente attuali: mi pare che il dibattito di questi giorni in lista lo dimostri! Possiamo scegliere di non aderire ma equivarrebbe a tacere e a me pare che questa non è mai una buona idea! Tanti baci

Grazia

8 novembre 2016 00:11

Ah be’ meno male allora non mi son sbagliata, sono in Lista Lesbica Italiana.Grazie Piera e Grazie Susanna. sarà che ho passato le ultime 48 ore con il testo completo, e non un estratto,  del  manifesto di SomMovimentazioneAnale. Sarà che ho detto con convinzione a chi me lo ha presentato raccontato e motivato  che: si mi piace molto ma….figuriamoci se La LLI accetta di aderire a questo manifesto e allo spezzone. La LLI. Quelle che “ricordo benissimo” hanno principi irremovibili sul separatismo, quelle che non dimentichiamoci che le trans non sono nate donne e soprattutto non le vogliamo in lista…quelle che va bene “tutto” ma altrove….quelle che maschile plurale potrebbe andare ma anche no…..

Adesso che proprio  credevo di averla capita questa autodeterminazione dello spazio lista, questo bisogno di avere uno spazio lesbico, giusto, sano, autodeterminato, esclusivo. Caspiteronzola  ho speso anche parole a difesa di tutto ciò come è giusto che sia. E ora? Cambia tutto? Che poi se Una due o 10 donne vogliono aderire alla SomMovimentazioneAnale. …figuriamoci, io sono la prima a dire si come persona e davo per certo che a Katia questo documento sarebbe piaciuto, anche se “ricordo benissimo” per il 21 maggio avevo mandato il link e pubblicato un estratto del manifesto sulla portala e fu il deserto, eppure erano le stesse foce, trans,  puttane, terrone. Lasciatemi dire che resto davvero stupita, non so se credere ad un miracolo oppure al: se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico 😀
Insomma visto l’entusiasmo, potrebbe essere la nuova primavera della Lista e dal momento che devo fare un po’ di maquillage alla strisciona proprio per il 26N, lo spazio per la parola Queer vi assicuro che c’è! Ditemi voi. Forse questo è il momento giusto. intanto: NiUneMenos!
Costanza….in attesa che qualcuna ci spieghi cosa significa CIS.:)
8 novembre 2016 07:09
 
Effettivamente, un corso di comunicazione creativa e uno stile che punti di più sull’efficacia del messaggio è ormai un “must”. Ne sappiamo qualcosa noi con le correzioni, gli snellimenti e gli alleggerimenti dei comunicati del Pride 😉 Purtroppo, il linguaggio è vecchio e secondo me corrisponde a una visione della forma pesante  come unico mezzo per trasmettere contenuti seri. Sbagliato.Comunicano meglio l’ironia e l’intelligenza. Comunque, propongo di rispondere con lo stile e la sostanza che più di tutti sono diretti ed efficaci: l’esserci, i fatti. Aderiamo alla manifestazioen contro la violenza di genere. Contro ogni genere di violenza. Diceva Merton, un economista, “puoi portare il cavallo alla fonte, ma non puoi costringerlo a bere. Quando avrà sete ripenserà alla fonte e…..” Molto più comunicativo di uno scritto noioso è la capacità di suscitare interesse ed emozionare. Una manifestazione molto partecipata sarà ricordata e sarà utile per promuovere i mezzi e la consapevolezza nelle donne.
Tiziana
8 novembre 2016 11:12
 
Buongiorno a tutte, intervengo in risposta alla richiesta di chiarimento riguardo il significato di CIS. Il cisgender è una classe di identità di genere, in contrapposizione al transgender. Quindi un cisgender è una persona in cui l’identità, ruolo di genere e sesso biologico corrispondono. Io sono cisgender perché io mi sento una donna, gli altri mi vedono come una donna, ho la vagina.Il dualismo cis e trans deriva dalla chimica. Guardate le vostre mani sono composte dagli stessi elementi: pollice, indice, medio, anulare e pollice. Sono tra di loro uguali, composte dalle stesse parti, ma le parti sono disposte specularmente! Ora pensate che la mano dx sia la molecola CIS-2-Butene e la mano sx sia il TRANS-2-Butene entrambe le molecole sono formate dagli stessi elementi chimici in ugual numero, ma la disposizione degli elementi a formare entrambe le molecole è speculare e questo gli dà proprietà fisiche diverse.Adoro questo dualismo cis e trans riferito al genere, perché evidenzia l’esistenza contemporanea di due cose uguali e diverse. Scusate se vi ho tediato con l’improponibile lezioncina di chimica.
Francesca
8 novembre 2016 13:20
Non sono tanto d’accordo con il tuo sconcerto Costanza :-)La partecipazione di uomini ad iniziative come questa non c’entrano con il separatismo. Allora LLI non dovrebbe partecipare ai Pride, cosa che invece fa, tendenzialmente stando in uno spezzone femminile quando si riesce a farlo. In questo caso sarebbe molto meglio che i maschi organizzassero una manifestazione loro  e chiedessero alle donne di partecipare, ma finché c’è solo Maschile Plurale mi pare difficile. Personalmente non ho niente contro i maschi che partecipano alle manifestazioni in sé, anche Paola che si è  … radicalizzata ormai! Non sopporta la solidarietà occasionale. Credo però che non ci si possa fare molto. Se non appunto lavorarci su come, sembra, forse, dice, faccia Sommovimento.Non so. Ma che si cominci parlando di transfemministe queer già mi urta un filino (che poi a me questa storia del queer mi convincesse punto, boh!). […] Per quanto mi riguarda ho trovato nel manifesto di sommovimento un ragionamento sulla violenza nei confronti delle donne che si sforza di essere più articolato del vecchissimo binomio vittima-carnefice e  mi convince sotto molti aspetti, sempre che abbia capito cosa voleva dire. Che sia comunicabile è un’altra cosa.
Mi resta sempre la sensazione che questo bisogno di mettere tutto insieme (donne trans e queer) nasconda qualcos’altro e per quanto in parte giustificato, mi sa come di un’operazione …. di progressivo scolorimento. Non ho per niente le idee chiare su questo.
Se per queer si intende che non voglio essere ingabbiata in un ruolo deciso da altri per far funzionare il sistema sono assolutamente d’accordo, ma anche essere e dirsi lesbica mi pareva parecchio utile in questa direzione. Ma forse sono solo antica.
Susanna
8 novembre 2016 14:39
A questo punto penso di non aver capito quali sono le intenzioni di LLI.
o meglio: Mhhh…aiutatemi a capire: la LLI  vuole associarsi e aderire al manifesto del SomMovimentazione? Se così fosse  potrei sapere perché?

Costanza

8 novembre 2016 16:37

[…] Forse in passato la linea di LLI era chiara, i valori condivisi pure, l’appartenenza più forte… scusatemi, io in passato non ci sono sempre stata, molte cose mi sono state raccontate, spiegate, nonostante ciò vedo tante di quelle incoerenze da non riuscire nemmeno a capire io stessa se sento o no un’appartenenza (ammetto che spesso mi sono talmente disgustata da arrivare a pensare “Se questa è l’identità lesbica… forse dovrei iniziare a definirmi in altro modo!” fortunatamente altri modi di essere lesbica esistono!), potrei dire di non capire niente della LLI e di stentare, con tutto l’amore che posso (altrimenti non starei ancora qui a sprecare energie), a mantenere in piedi una sua credibilità. Tanto che, a chi mi chiede, l’unica cosa che mi è rimasta di credibile è “E’ stata la prima comunità lesbica virtuale italiana”.

Per esempio la LLI si può dichiarare a voce alta, nei fatti e con coerenza, contraria ai binarismi? Dove ci posizioniamo rispetto alla teoria della differenza? Giusto per cominciare a capire …

Valeria

8 novembre 2016 18:40

A parte l’espressione “lelle” al posto di lesbiche che denuncia a mio avviso proprio il mancato contributo delle lesbiche con un background lesbofemminista e/o separatista alla costruzione del documento, io trovo l’appello del Sommovimento molto stimolante, decisamente stimolante rispetto a quel mortifero muro del pianto che si era edificato con i necrologi delle donne vittime di violenza, qualche anno fa alla Casa Internazionale, o alle scarpette rosse abbandonate in piazza. […]

Se una critica c’è da fare, è proprio nei confronti di una mancata presa di parola dei nostri ambienti nei confronti di una lettura della nostra pratica che sarebbe anti queer solo perchè abbiamo costruito e difeso alcuni spazi di non mixitè, come questa lista, e come fanno regolarmente anche altri soggetti, quando sentono di averne bisogno. Ad esempio, sono stata alla presentazione di un saggio (Il genere. Tra neoliberismo e neofondamentalismo) e mi è dispiaciuto sentire una compagna  che, riferendosi alla propria pratica separatista che valorizzava, ha aggiunto “fuori da ogni biologismo. Penso si riferisse all’esclusione delle trans M2F dai contesti separatisti

Io sarò cretina, ma se il genere è una cosa che ci fanno a partire dalla biologia, dell’essere nati (o attribuit* a uno dei due sessi) prescindervi non è possibile in questo lavoro di decostruzione.  Significa che siamo contro le trans o che non possiamo dirci queer? Io non credo. Il discorso è complesso, ma noi cerchiamo di coniugare tutta l’elaborazione che abbiamo fatto insieme in questi ventanni con un pensiero che ancora si sviluppa e che abbiamo contribuito a sviluppare

Katia

9 novembre 2016 17:19

Sicuramente c’è stata una perdita di comunicazioni è una condivisione “differita”, ne faccio tesoro e partendo da me per le prossime occasioni cercherò di comunicare in maniera più incisiva e sosterrò una rapida condivisione. Però per questa volta, e credo che sia un’occasione preziosa, guardando all’obiettivo e andando oltre credo che la maggioranza abbia volontà di aderire alla NonUnadiMeno e anche  una volontà di aderire al manifesto di SomMovimentazione. Dico bene? Quindi, ricalcando la frase di Katia: facciamo quello che volete. Intanto, andare in giro canticchiando “molla i maschi molla i maschi”, non ha prezzo. 😉

Costanza
do more than you know

8 novembre 2016 17:12

[…]Per Piera: come ti ho detto rispondendo alla tua mail privata, è vero, il linguaggio ha la stessa freschezza e leggerezza dei comunicati delle Brigate Rosse.

Potevano essere più capaci di ironia essere più spumeggianti, o come suggerito da Tiziana, fare un corso di comunicazione creativa, magari insieme a quelli che scrivono i documenti del Pride!!!! Ma l’argomento è molto serio, doloroso, mortifero e incazzoso e forse chi ha scritto non aveva tanta voglia di spiritosaggini per renderlo più digeribile. […]

Paola

8 novembre 2016 19:04

 […] non ho mai avuto una gran passione per i comunicati e non li ho mai scritti ma come lista abbiamo fatto una grande riflessione negli anni passati sullo stile dei comunicati e sul fatto che il linguaggio utilizzato fosse gia’ di per se’ un contenuto. abbiamo fatto uno sforzo non da poco per trovare uno stile nostro, più’ leggero e nello stesso tempo più’ incarnato. […] quello che, a mio parere, manca in questo comunicato e’ l’esserci di un corpo, di un’urgenza, di qualcosa che proprio vuole uscire e non può’ essere trattenuto.
sul tema della violenza alle donne io sento una resistenza dentro di me, quella che sento tutte le volte che le informazioni e i messaggi che ci propinano mi sembrano del tutto fuorvianti, ma nello stesso tempo non riesco a trovare il bandolo per uscire da un labirinto di stimoli contraddittori. mi sembra sbagliato trasformare le vittime in eroine, come mi sembra un pessimo messaggio per tutte le bambine insistere su questa vittimizzazione delle donne, come se non ci fosse altro ruolo per le donne.
mi sono accostata a questo comunicato con la speranza di trovare qualcosa di nuovo, quello che ho letto e’ un insieme un po’ caotico di contenuti, trovo un po’ superficiali alcune considerazioni, ma appunto siamo in un comunicato, ma quello che io trovo che manca e’ proprio il corpo di chi scrive. che parte mia c’e’ in questo argomento?
perché voglio intervenire? ho qualcosa di urgente, di importante da dire?
c’e’ una parte di contrapposizione rispetto alle organizzatrici del corteo, e’ evidente, abbiamo fatto parte molte volte di spezzoni movimentisti, sempre pero’ abbiamo sentito lo scacco di partecipare in modo spesso contrappositivo a manifestazioni organizzate da altre. l’abbiamo fatto, consapevoli della debolezza di questa posizione e scontente.
e’ un po’ quest’esultanza che mi ha lasciato perplessa. di comunicati sterili, che non provocano ne’ riflessioni ne’ cambiamenti, ne abbiamo letti molti. e tutte le volte ci siamo dette: -eh, si’ , si poteva anche usare un altro linguaggio!e allora mi chiedo: perche’ non usarlo?
ciao piera
8 novembre 2016 23:01,
 
 […] sarà astratto e difficile, sarà, ma questo documento fa un passaggio cruciale dalla violenza di genere alla violenza del genere che da solo risignifica completamente il senso di quella manifestazione, un’operazione interessante, perché introdurre questo elemento in una manifestazione di questa portata è un tentativo di alzare il livello
della discussione, cosa che sta succedendo anche stasera, proprio qui
Katia
9 novembre 2016 09:19
 […] Io credo che molte lesbiche sappiano sulla propria pelle cosa significhi questa violenza del genere: molte di noi hanno patito e combattuto e lasciato veri e propri pezzi di carne sul campo di battaglia per poter/riuscire ad essere quel che si sentiva e non quel che si doveva. In un modo molto urlato, ribelle e combattivo che non lascia spazio al vittimismo. Io credo che questo, più di altro, ci riguardi.
Grazia
9 novembre 2016 10:27
[…] Mi fa piacere che adesso sembrino cose scontate…
Non posso che gioire di certi passi, che non saranno certo i primi o del tutto nuovi….
E gioisco se alle mie perplessità si dedichino due minutini anzichè uno, per spiegarmi non solo che è stato già detto, pensato, fatto proprio…. ma come quando e perchè! Visto che spesso attualmente le cose possono apparire un pò confuse e incoerenti e …bho
Valeria
9 novembre 2016 16:05
 
il primo libro tradotto in italia di judith butler e’ stato “corpi che contano”. e’ forse il libro più’ difficoltoso di judith butler, che non e’ mai un’autrice semplice. a casa mia e’ entrato appena pubblicato, nel 95 mi sembra. alla patti l’aveva prestato carla, a patti e’ piaciuto cosi’ tanto che l’ha sottolineato come fa, con disordine, righe storte e più’ volte segnate. alla fine il libro gliel’ha dovuto ricomperare. sembrava masticato, più’ che letto.

alcune pagine le ha lette , mi raccontava, 4 o 5 volte, tanto erano ostiche e scabre. ma la butler , si sa, non ha fatto della comunicazione amichevole un suo obiettivo. penso che ci fosse anche una vendetta accademica da compiere con grande accuratezza, e una lotta mai sopita fra la filosofia anglo-americana e quella continentale. e la butler aveva compiuto una parte dei suoi studi in germania. del resto viene da una famiglia ebraica di origine tedesca , per cui per lei era un ritorno a casa.
judith butler ha pagato molto caro a livello accademico la sua scelta: non quella di essere lesbica, bensi’ la scelta di allinearsi alla filosofia continentale piuttosto che scegliere la filosofia analitica tipicamente inglese.
a casa nostra le conversazioni  a pranzo , a cena e talvolta persino a colazione!, per almeno dieci anni, comprendevano sempre una breve citazione della butler. per me la butler e’ una parente, una sorella, un po’ simpatica un po’ rompiscatole, e’ una con cui ho trascorso una parte lunga della mia vita. se ne parlava cosi’ tanto, a tavola, perché’ non era possibile parlarne più’ di tanto fuori. non ti davano spago le lesbiche importanti, anche quelle che adesso sembrano che siano nate nello stesso ospedale della judith. io, che non sono mai stata una fan per natura, mi dicevo:
– la patti ha preso uno svarione! questa judith, che pranza a casa nostra tutti i giorni, non sarà’ una bufala?
vai a un incontro con le lesbiche più’ importanti di te, quelle colte, che insegnano all’università’ o che comunque, tu lo sai, contano più’ te: -e adesso, fra capo e collo, ci capiterà’ la butler! e la patti, timidamente: – ma l’hai letta ? mi sembra che abbia delle cose interessanti da dire! – non ancora; ma le notizie che arrivano dall’America non sono confortanti … e a un altro incontro, sempre rispettosamente:
-hai letto la butler? -si’, niente di che… ma sai quell’indiana che insegna in america? leggila e’ davvero interessante! (allora queer non lo usava nessuna, tutte le volte che ti trovai ad usarlo dovevi fare un glossario).
e io dicevo alla patti: – ma sei sicura?  e’ tanto ostica! ma perché’ non scrive meglio? guarda foucault com’e’ elegante! lei non si sforza proprio di essere più’ leggibile. -ma perche’ ti piace tanto la butler? (-buona questa minestra! -si’ appunto, come dice la butler…)
io lo so perche’ la butler e’ diventata una nostra commensale, lo so perché’ le prediche della domenica a ogni meeting delle lista comprendevano citazioni, riduzioni, esplicazioni del pensiero della butler, so bene perché’ per la patti un libro impossibile come “corpi che contano” e’ diventato una bibbia.
c’era la nostra carne li’ dentro, c’era la speranza di un posto per le lesbiche nel mondo; ci aiutava, allora, a spiegare come mai ci sentivamo cosi’ misere, cosi’ senza un luogo dove sostare ogni volta che andavamo nel mondo delle femministe, allora quelle del pensiero della differenza, e come mai ci sentivamo senza strumenti tutte le volte che andavamo dalle lesbiche, cosi’ ricche di esperienze, di cultura, ma che ci sembravano cosi’ senza strumenti in quegli anni. o forse gli strumenti erano troppi e non si sapeva che cosa scegliere.
c’e stato un sottosopra verde della libreria di milano, credo, cui le lesbiche di roma avevano contrapposto un sottosopra rosso. ma i colori possono variare. non funziona, semplicemente non funziona. se hai qualcosa da dire lo devi dire trovando la tua posizione, non occupando, di lato, la posizione di un’altra. e’ una scelta perdente e l’abbiamo sperimentata molte volte. devi partire da te, fare un profondo respiro e provare a dire dove sei. quello che sento in questo comunicato, e se lo hanno scritto, come immagino, donne e uomini più’ giovani di me mi rattrista, e’ un insieme di “membra disiecta”: pezzi di corpi sparpagliati, concetti, frammenti di pensiero, riassunti di libri che non sono ancora diventati carne. sono sicura che il tempo riuscita’ a trascegliere che cosa e’ proprio, specifico di questa generazione e che cosa invece e’ solo una rimasticatura di testi del passato.
a casa mia non si pasteggia più’ con judith, anche se sempre le si porta un grande rispetto, come a un’ospite importante e sempre gradita.
se si legge l’introduzione di “gender trouble” si scopre che judith ci racconta come e perché ha scritto quello e i libri successivi. da dove parte, come le sue parole si sono incarnate. e voi da dove partite?
ciao piera
10 novembre 2016 08:40
sapevamo, come scrive butler in gender trouble, cosa voleva dire “vivere all’interno del mondo sociale in un ruolo impossibile, illeggibile, irrealizzabile, irreale e illegittimo” e per questo ci siamo accostate prima a de lauretis e poi ai testi
impossibili di judith butler. io ogni volta che capivo un capoverso dicevo yeah ce l’ho fatta. non è che lei scriva sempre così difficile, il fatto è anche che era tutto nuovo allora abbiamo fatto questo sforzo di comprensione primo per capire che diceva la patti la domenica mattina (ai meeting le è sempre piaciuto prendere il posto del prete alla messa delle undici, gettando nello sconforto chi faceva tardi la sera prima ma non voleva perdersi la sua performance) e, secondo, per una necessità che non sapevamo nemmeno descrivere e che aveva, in quegli anni, la forma della costruzione di una comunità virtuale, partendo da quello che era arrivato a noi del separatismo,
dei primi raduni lesbici nello spazio pubblico, che allora sembravano la fine del mondo.
 […] tu dici, mi sembra, che oggi i militanti del sommovimento nazioanale parlano difficile e un po’ seventy, e in effetti dicono sussumere almeno tante volte quante io dicevo lesbica per poi scrivere lella e superare una parola che non è mai stata di moda, ma io ci sento i corpi e le contraddizioni e la costruzione di un organismo che inciampa e si incasina, ma intanto prova a dirsi e dire […]
piera, tu rimproveri a loro il linguaggio, mentre a volte loro, e anche chi approda in questi anni a  questa piattaforma, criticano di noi il non aver lasciato granché di strutturato e leggibile a proposito del nostro percorso, quattro comunicati in croce che non sappiamo neppure più indicare alle nostre più giovani compagne qui in lista,
dove saranno finiti …
forse dobbiamo cominciare a raccogliere e spiegare e confrontarci in modo organico   perché la pratica separatista cui abbiamo dedicato tanto tempo non venga liquidata col biologismo, perché lo scontro degli anni 90 con le trans non venga stigmatizzato come transfobia, perché le “altre intimità” che hanno preceduto i dannati matrimoni non vengano invisibilizzati,   perché anche le pratiche erotiche legate all’S/M vengano rivendicate come politiche di potenziamento.
non possiamo rimproverare a chi viene dopo di non conoscere la nostra storia se non la trasmettiamo e non saranno quelle che non l’hanno capita, o l’hanno avversata, a scriverla per noi
Katia
10 novembre 2016 16:16
 
Nel 1995 a Brescia, nella mia città, si era creato un gruppo eterogeneo di lesbiche di varie età, di diversa provenienza ed esperienze: chi veniva dal femminismo, chi da un percorso di psicanalisi, chi dalla ricerca “spasmodica” di un’elaborazione lesbica autonoma e originale.In quell’occasione mettemmo al mondo il Pianeta Viola.C’era un clima di creatività erotica e intellettuale e fu così che , per cercare di “sublimare”, almeno in parte, cominciammo a scrivere racconti erotici.Siccome era impensabile che una casa editrice delle donne ci pubblicasse, pur essendo noi un gruppo separatista, ma avendo ben chiaro che il separatismo significava ritagliarci uno spazio di crescita e di elaborazione collettiva, senza per questo rinunciare a misurarci con l’esterno, chiedemmo a Giovanni Dall’Orto, allora direttore di Babilonia; ci rispose entusiasta e insieme scegliemmo il titolo ” Viola Shocking”.Gli mandai la prefazione che avevo scritto: piuttosto pretenziosa e arzigogolata quasi volessi inconsciamente ” nobilitare” con un linguaggio ricercato una materia che ai miei occhi un po’ putitani appariva ” scabrosa”.Giovanni mi rispose che la sua politica era di non pubblicare testi che non risultassero comprensibili a una persona che avesse frequentato “solo” una scuola superiore; scrivere per un’élite significava, a suo parere, lasciare fuori una fetta potenziale di persone che avremmo altrimenti raggiunto.Mi ha colpito moltissimo e ho immediatamente rifatto la prefazione immaginando di avere di fronte quelle donne che sapevo avere meno “strumenti culturali” ma un desiderio e una passione simili alle mie.Da allora, in qualsiasi contesto mi trovi a parlare, e su qualsiasi argomento – l’ultimo in termini di complessità, il “testo tossico” di Preciado- , il mio sforzo più grande è quello di trovare le parole adatte per farmi capire: possibilmente da tutt*.È una questione di scelte: capisco che in un contesto accademico – soprattutto quello italiano – dove la “divulgazione” è ritenuta la cenerentola, gli standard siano molto diversi, ma a me da sempre sta a cuore colmare quel divario tra “l’accademia e la discoteca” , concetto che espresse benissimo Helena Verena in un seminario sul manifesto contrasessuale dell’allora Beatriz Preciado.Perché cosa c’è di più bello che poter condividere intuizioni, spunti, idee originali trovando le parole per dirlo o per ” tradurlo” quando sia necessario :)
Patrizia
12 novembre 2016 08:08
 
-come sei pigra! dice mia madre. sono le dieci di sera e sto ricopiando sul quaderno il tema sui “promessi sposi”. -te l’ha dato lunedì’ e ogni domenica sera sei qui che scrivi! non ti organizzi!alle cognate dice: -almeno in italiano va bene! quello su cui glissa sono i votacci che prendo in latino e greco.

-attaccabrighe!
penso mentre cammino in un deserto, evitando i carboni ardenti di amori famosi in dissoluzione, evito stalattiti di ghiaccio che tengono lontane donne, ai miei occhi novizi, egualmente splendenti, scruto il terreno preoccupata: ogni tanto si aprono burroni di inimicizia che solo imbrogli e truffe, a mio parere, possono giustificare.
non ci hanno lasciato comunicati, allora forse non si usava, ma sandra  tanti anni fa mi racconta che si e’ commossa a leggere l’intervista che avevo fatto a una sua ex:
-e’ proprio lei! – dice -Durante un trasloco ho trovato certi dattiloscritti, certi ciclostilati che simonetta scriveva per il nostro gruppo di venezia e a rileggerli, dopo tanti anni, penso: -quanto sono belli e che bel pensiero, come era sempre acuta!
a simonetta invece la mia intervista non era piaciuta. dice: -del resto di un’ intervista contano le domande. intende dire che le mie sono stupide.
sono fortunata ad essere nata negli anni ’60, quando gli adulti  pensavano che i bambini erano un po’ scemi, cosi’ non ti spaventi e vai avanti per la tua strada.
io mi sono tanto emozionata ad essere ricevuta a casa sua che non le ho nemmeno detto che la crostata che mi aveva preparato era squisita. gliel’ho dovuto scrivere via mail. lei mi risponde: -ah, pensavo che non ti fosse piaciuta…
 a limone, su lago, un salice piangente lascia scivolare i rami nelle acque. e’ primavera, marina si arrotola i jeans e immerge i piedi per provare il fresco.
-le romane -dice- le romane ci devono dare le parole d’ordine!
io penso che e’ da quando leggevo robin hood che non sento “parola d’ordine!”
e poi penso alle romane, che romane non sono, perché’ vengono un po’ da tutta italia e si sono radunate a roma, che’ li’ la vita dev’essere un po’ più’ semplice che in provincia per le lesbiche, e provo ad immaginarle mentre ci danno, a noi soldati semplici, le parole d’ordine: non ci riesco, io le ho conosciute gia’ tutte sparpagliate, separate e spesso sole. io le trovo belle, intelligenti e carismatiche, tutte, ma loro non si parlano più.
-attaccabrighe! -penso- non potevate salvare un pezzo di storia, un pezzo di comunita’, un pezzetto di quella storia favolosa, di quelle fantastiche relazioni, quegli incontri fortunati anche per noi? e invece nel deserto ci avete lasciato! e che deserto! pieno di pericoli e di affanni…
noi partiamo da li’, dal desiderio di non stare più’ in un deserto,  il desiderio di costruire una comunità’ solidale, un posto dove si può’ ridere e scherzare, dove si può’ pensare lasciando aperte sempre mille porte.
io parto dalle mie minigonne e dalle mie gonne con gli spacchi, parto dai miei vestiti attillati in questo mondo di uniformi di jeans e camicie.
non e’ che in un mondo di ciechi l’orbo e’ re, come gia’ ci ha insegnato gianni rosari, in un mondo di butch una femme come me e’ vista con sospetto.
non so quali sono i primi comunicati scritti dalle lesbiche, forse arcigaydonna, quando c’era graziella. ma io leggevo il cli e la comunicazione era tutta fra lesbiche.
me li ricordo pero’ i primi volantini che ho visto: fuori dal festival di immaginaria, quando eravamo ancora in quel cinemino piccolo piccolo, con la scala esterna, nel freddo dell’inverno per andare a vedere in coda i primi porno fatti dalle lesbiche per le lesbiche. i volantini pure erano scritti dalle lesbiche pero’ contro altre lesbiche.
erano cinque e i loro nomi ricorrono ancora sull’appello che abbiamo letto nei mesi passati: lesbiche contro la GPA e li conto, mi sembra che ne manchi solo uno di quei cinque. allora erano: lesbiche contro immaginaria. io venivo dalla provincia ed immaginaria per me e’ sempre stato un appuntamento irrinunciabile, non mi piaceva che delle lesbiche perdessero il loro (preziosissimo) tempo per scrivere contro altre lesbiche.
da quei volantini, credo, dev’essere nata la pratica dei comunicati, visto che le stesse che hanno scritto i volantini poi si sono messe anche a scrivere i comunicati:
uguali a quei volantini, aggressivi e sgradevoli.
a noi i comunicati invece non sono mai piaciuti. non mi ricordo quando abbiamo deciso di scriverne uno, forse per il bari pride, che invece ci e’ tanto piaciuto: il castello, la gente di bari vecchia, tutto ci piaceva. e cosi’ credo abbiamo scritto il primo comunicato.
-come sei pigra! diceva mia madre
-perche’ non avete scritto? dicono le nuove generazioni (riporta katia)
allora faccio i conti: sono in lista dal 98, penso che avrò’ scritto fra duemila e tremila mail. dei tomi!
-comunicazione interna! non vale!
penso a perche’ ho scritto, che cosa avevo a cuore quando scrivevo: sempre lei, sempre la mia comunità’ , il suo benessere (e quindi il mio).
non volevo più’ vedere quel deserto, non volevo più’ vedere quella solitudine. volevo una cinghia di trasmissione migliore, volevamo tutte, all’epoca, una maggiore salute, un migliore benessere per le lesbiche. perché’ di malessere ne avevamo visto e continuavamo a vederne, giorno dopo giorno, tanto tanto. ma vedevamo anche tanti cambiamenti, tanti sorrisi, tante donne che si riprendevano in mano la propria vita.
non siamo partite da una teoria, siamo partite dalle nostre vite e dal sapere presente, ma oscurato, di queste vite. abbiamo scoperto, giorno dopo giorno, delle ricorrenze, dei guai, degli errori ripetuti e abbiamo provato, per tentativi ed errori, a porvi rimedio. abbiamo proposto una pratica: stai in comunità’, impara a servire, ascolta, scopri dove stanno i tuoi piedi, il rimando delle altre ti aiuta, anche quando e’ un po’ amaro, se sai riconoscere che hanno fatto un pezzo di strada prima di te.
questa e’ la nostra storia. sembra povera, fatta di poco, se fate i conti scoprirete che sono più’ di settemila giorni, alcuni belli altri orrendi, e ogni giorno abbiamo schiacciato un pulsante e ci siamo collegate al mondo. e abbiamo costruito un mondo :)
ciao piera

12 novembre 2016 16:13

Non so ma un po di rabbia mi sale quando mi sento rimproverata per non aver fatto non aver scritto non aver detto, forse per la sensazione che suscita il non essere mai nel modo giusto al momento giusto. E poi invece scopri che si invece eri nel momento giusto della Storia, però peccato che mentre c’eri hai sentito un brivido nel dirti femminista perché era come darti da sola della vecchia, della superata.

Si parlo di quello che ho vissuto quando ero fidanzata con una donna più giovane e avevo amiche più giovani, era il 2000 e del queer ancora non si parlava in italia.
E poi succede che passa un decennio e la parola Femminismo viene ritirata fuori, ed è tutta bella lucidata, luminosa come una decorazione di natale con appiccicate altre mezze coccarde ed ecco il TransFemmismo.

E  così anche la parola Affetto, questo termine legato (o delegato) a significare bisogni privati – o robe certamente poco politiche, perché la politica ha bisogno di parole forti, e che c’entra l’affetto, i legami le relazioni? – eccolo l’affetto anche lui nobilitato dalla Pratica degli Affetti.

E allora qualcosa non mi torna. Ma dov’è il punto? Perché a me il queer che ha portato questi e altri spostamenti ‘affettivi’, sta rivoluzionando lo sguardo e mi sta portando altrove, in pensieri e corpi nuovi. E dunque non sto puntando il dito sulla teoria queer, ma su chi legittima cosa. Da chi o cosa mi faccio legittimare? Chi è che decreta quanto conta un corpo? Una parola?

Perché poi sembra sempre di stare nelle leggi del mercato dell’arte: il tale quadro non vale e poi no vale, non è vecchio anzi è nuovo, ma tu, noi, accidenti non l’avevamo capito. Ed è sempre colpa tua che non hai visto non hai detto non hai scritto. Ma chi decide che la mia, la nostra, parola vale?

E allora grazie a tutte e grazie a Piera per quello che dici con semplicità e forza, ogni volta usando le nostre pratiche quotidiane – la nostra vita tutta il nostro lessico famigliare – perché sono queste pratiche che hanno costruito il tappeto rosa su cui ora vola il queer.
E se ancora una volta ci dobbiamo ri-radicalizzare come se finora no non l’avessimo fatto, non abbastanza appunto, allora dico che le nostre parole ci sono state: le nostre parole hanno costruito le loro. Il loro parlare al femmimile è stato il nostro parlare al femminile. E le parole del queer poggiano su quelle del femminismo.

E le mie parole di oggi sono significate da me, che forse più che radicalizzarmi preferisco radicarmi.

Cris

 Questi post sono estratti, con il consenso delle autrici, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana (LLI). Se vuoi connetterti con la LLI, iscriviti gratuitamente alla mailing list (women only, ftm always welcome)

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