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La chiesa delle donne

È una lotta titanica quella delle donne nella chiesa cattolica per cercare di recuperare duemila anni  di soprusi sulla base di interpretazioni distorte e parziali della radicalità dell’evangelo. Sono le donne le testimoni chiave di episodi fondamentali, da sempre scelte da Gesù Cristo come interlocutore privilegiate, mai giudicate, ma anzi difese contro i dettami di una cultura ipocrita e misogina usa alla violenza nei confronti delle donne, ” chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. La presenza  di diacone autorevoli nella chiesa primitiva è stata totalmente rimosso.

Lidia Maggi teologa e pastora della chiesa battista ha dedicato pagine bellissime a questo argomento ne  L’evangelo delle donne.

Alcuni mesi su Adista Paola Cavallari ha scritto un articolo toccante: L’ aborto e l’indicibile. 

Ad un certo punto scrive:  “Nel mondo l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è praticata in misura molto maggiore nei Paesi più poveri: sono soprattutto le donne povere a subirla. In Paesi economicamente arretrati (specie Africa e America Latina) dove pure è legalmente permessa, essa è difficilmente accessibile, perché socialmente proscritta e perché strutture/personale sono inadeguati. Un’alta percentuale di donne povere muore o rimane menomata in quanto vittima di IVG non medicalmente assistita. Ma anche quelle che sopravvivono, devono subire lo stigma e l’indicibile umiliazione familiare e sociale (e religiosa), a cui si aggiunge la corresponsione in denaro a cliniche o praticanti che lucrano sulla sofferenza. Le misere vicende degli aborti e delle morti di donne povere che vi si sono miseramente sottoposte con modalità clandestine gridano una profonda ingiustizia, aggravata dall’assenza di misericordia che le attornia.  Perché la Chiesa non è ospedale da campo nei confronti delle donne povere che partoriscono così come di quelle che abortiscono? L’attenzione per i poveri è forse selettiva? Non contempla le donne povere “costrette” da abitudini misogine a rapporti sessuali non protetti e poi ad abortire? Perché non si raccoglie la loro miseria di ultime della terra?”

Sempre su Adista recentemente le donne credenti hanno preso autorevolmente parola per dichiarare che “ Il DDL Pillon non ha nulla  di cattolico”.

E a fine febbraio è ancora Paola Cavallari a presentarci la realizzazione di un progetto condiviso Religioni, violenza, donne: nasce un osservatorio interreligioso : “La questione riguarda la sfida nelle Chiese – e nella società tutta – affinché cessi un’ingiustizia inaccettabile, ancor più odiosa, indegna e ingiustificabile quando ha come attori/attrici i battezzati e le battezzate.”

Ed è proprio l’osservatorio interreligioso insieme ad altre realtà e associazioni a sottoscrivere  L’appello di donne cristiane contro il congresso mondiale delle famiglie.

Eppure il Segretario di Stato Parolin alla domanda sul convegno di Verona sulla famiglia risponde in modo pilatesco di essere d’accordo sulla sostanza ma non sulle modalità e il papa torna a ribadire l’unicità del matrimonio tra uomo e donna fornendo un assist implicito a un convegno oscurantista, misogino e omofobo e ai loschi figuri che vi parteciperanno.

E allora, parafrasando  le parole di Paola Cavallari, come è possibile che siano sempre le donne ad essere sacrificate? Perché questo papato così sensibile nei confronti delle cause sociali, umanitarie e ambientali si mostra sordo e anacronistico nei confronti delle donne che pure sono parte attiva e profetica in una struttura che ha perso il contatto con la vita e la speranza  raggiungendo forme di clericalismo violento  e autoreferenziale?

Non basta dare la parola a qualche donna nel convegno contro gli abusi: c’è bisogno di mettersi in ascolto di quella “parola autorevole” che denuncia l’ingiustizia atavica dei padri nei confronti dell’altra metà del cielo e della terra.

E se non lo fa la chiesa gerarchica facciamolo noi ovunque possiamo: diamo voce alla  teologia femminista e alle comunità di base. C’è l’urgenza di una rivoluzione dal basso che apra ad alleanze inedite e creative.

Cammini di Speranza, associazione di credenti omosessuali,  ha organizzato nell’arco di un anno una serie di incontri con le teologhe grazie al contributo della chiesa valdese. Sono questi i ponti che aprono al futuro.

https://www.adista.it/articolo/60907

http://www.womenews.net/appello-di-donne-cristiane-contro-il-congresso-mondiale-delle-famiglie/

 

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