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L’accetta

A volte dimentico quanto sempre mi sono piaciute le lesbiche.

Il museo si apre su una piccola strada. E’ a un piano, sei stanze in tutto.
Jadaranka dice:- Andate, andate, dovete vederlo! Così andiamo, camminando per i vicoli della città vecchia.

C’è una felpa grigia in una vetrina e sotto una storia che potrebbe essere stata scritta a Bollywood: due ragazzi indiani all’università, un amore scolastico e poi lei riparte per il suo villaggio. Alla stazione lei piange e piange e piange e lui cerca di consolarla: -Ci rivedremo presto! Gli ha regalato una felpa e lui la indossa, sentendosi al caldo. Dopo tre settimane lei telefona, ha trovato un nuovo amore, proprio lì al villaggio.
Ed ora lui piange, piange e piange.

Continuo leggendo le storie del Museo delle Broken Relationships e ammirando i piccoli oggetti d’ uso quotidiano che costellano la fine delle relazioni:

una cassetta di plastica per ricordare che non si devono mescolare amore e lavoro, due calici di cristallo per il brindisi di un matrimonio durato venticinque anni, finchè lui dice:- Non ti ho mai amata;

un libretto d’assegni, l’ultimo di una coppia, testimone della fine di una famiglia: prima mutuo casa, tasse scolastiche e dentisti. Nell’ultimo libretto le matrici: due avvocati, due psicologi, due psichiatri e un meccanico per l’auto sfasciata.

Poi improvvisamente su uno sfondo giallo vedo lei, fosforescente per le luci che la illuminano. E’ un’ascia conficcata nella parete, non semplicemente appoggiata, c’è proprio un asse di legno dove con un colpo secco è stata infissa.

La storia ai miei orecchi ha persino una colonna musicale, con un finale un po’ deviato: “Anima mia” dei Cugini di campagna.

Una ragazza va in vacanza, in un ostello incontra una ragazza, di lei non si sa chi è, non ha una casa, non ha un lavoro. In quindici giorni si trasferisce da lei. E’ un amore perfetto, seppur sconosciuto. Dopo qualche anno “Anima mia” va in vacanza, torna e comunica che ha un nuovo amore. Si trasferisce nella nuova casa, con la nuova amante. Chi è rimasta è disperata, incredula, non c’erano segnali ed ora c’è solo dolore. Poi con calma e determinazione compra l’accetta, uno strumento terapeutico, e fa a listelli sottili e regolari tutti i mobili dell’altra. Con ordine e precisione li sistema in cassette di plastica.

Dopo quindici giorni, era la sua unità di misura del tempo si vede 😉 l’altra torna a prendersi i suoi mobili e la boscaiola le indica le cassette.

Una mia amica ha buttato degli orecchini preziosi che l’altra le aveva regalato e che pure adorava, nel water. Che errore! Bastava un’accetta 😉

Piera

Questo post è estratto, con il consenso dell’autrice, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana (LLI). Se vuoi connetterti con la LLI, iscriviti gratuitamente alla mailing list (women only, ftm always welcome)

 

 

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