Home / Archivio / Community / L’emersione imprevista

L’emersione imprevista

UNO
Elena Biagini l’ho conosciuta nel ’95.

Le feste di radio Onda d’Urto allora le facevano nel piccolo spazio del convento di Sant’Eufemia a Brescia. Oggi
tutto ristrutturato, ne hanno fatto il Museo delle Mille Miglia.
Elena era lì con Graziella, stavano organizzando con i compagni del Pink la manifestazione a Verona, la prima a cui siamo state come Pianeta Viola.
Erano stati tutti denunciati perchè, in opposizione ad una orribile mozione del comune di Verona, che in un sol fascio colpiva e offendeva le donne e i gay, si erano sdraiati per strada interrompendo per poco il flusso della vita moderna, cioè il traffico.
La mozione ogni poco, tale quale, viene riproposta in Consiglio comunale. Dal nostro inverno non siamo ancora uscite.
Ci siamo viste ai Pride e poi alle manifestazioni NO VAT.
Lei e Graziella ci hanno proposto una collaborazione molto interessante con il primo progetto UE in Italia sui ragazzi gay e sulle ragazze  lesbiche a Frenze nel ’98.
Un legame allentato ma che si è mantenuto nel tempo.
Quando penso ad Elena penso che sia una lesbica laica.
Anch’io mi sento una lesbica abbastanza laica, ma so che il laicismo di Elena è più diretto del mio.
Forse sarà il suo percorso, una lesbica che collabora per anni e anni in gruppi misti di lesbiche e gay e nello stesso tempo riesce a lavorare insieme a realtà fortemente separatiste come il CLI di Roma, deve avere il gene della laicità dentro di sé, dev’essere una lesbica poco ideologica e le lesbiche ideologiche lo sono state molto, io in parte lo sono ancora, per cui mi piace il suo sguardo e ogni tanto, seppur raramente la sento al telefono per sapere che cosa pensa di questo o di quello che avviene all’interno del movimento.
Mi piace il suo sguardo perché è lontano dal mio e anche quando la pensiamo allo stesso modo, siccome non ci frequentiamo, lo sguardo che si posa sul reale è differente.
Ora Elena Biagini ha scritto un libro “Le emersioni impreviste – il movimento delle lesbiche in Italia negli anni ’70 e ’80.”
Vorrei dire che leggerlo è stata una sorpresa, ma in realtà è stata più che altro una conferma: Elena, che ha fatto parte di due mondi diversi, è riuscita ad ascoltare la voce e le ragioni di tutte. E’ riuscita a restituire la voce, le passioni, il chaos primordiale di quegli anni.
Leggerlo è un piacere, mette in ordine le conoscenze sparpagliate, i fili che non si riuscivano ad annodare, offre una lettura che ci permette di guardare al nostro passato, sapendo di avere alle spalle una storia, che è poi l’unico modo per cercare di fare un passo nel futuro.
Cosa mi piace? A livello personale leggo i nomi di tutte quelle donne e scopro che almeno una volta le ho incontrate, che almeno una volta le ho sentite nominare…
L’Esodo in ebraico si chiama il Libro dei Nomi, e questo libro, sì , come l’Esodo è il racconto della nostra storia, ed è una storia fatta di nomi, di donne, di vite.
Mi piace sentire la vita vibrare in queste pagine. Come succede nei saggi più belli è come se la vita scappasse via dalle parole stampate: un aggettivo, un avverbio squarcia la serietà della ricerca per farci sentire il sangue che scorre, l’acqua della vita che sgorga dalla sua sorgente.
Come lesbica che ha scelto di stare in questa storia, di vivere questo movimento ammiro la capacità di Elena di fare delle scelte, di riuscire a restituire sia la vita, che in certi momenti sembra cosi’ tumultuosa con le parole che si accavallano e creano una confusione che prima di essere creativa è solo confusa, sia il filo dipanato, scelto con cura e attenzione, quel resta e quel che invece si perde nei rivoli della storia, per darci un’immagine, tutta da discutere ma da cui almeno si può partire, della nostra epopea.
Le lesbiche sono state un popolo, non in transumanza, come un po’ ironicamente ci chiamavano le generazioni precedenti, ma un popolo in cammino, che erano disposte a compiere tanti chilometri, a leggere tutto quello di poco che usciva in quegli anni, un popolo che ha costruito una propria lingua dedicando le proprie forze e la propria intelligenza in uno sforzo continuo di risignificazione delle proprie vite, vite individuali e vite collettive.
Adesso c’è una lingua molto più ampia, quasi quasi direi una lingua larga che comprende il mondo intero, ma questa nuova lingua cosi’ ricca e abbandonante trova le sue radici in una piccola sorgente dove le parole sono scorse a stento oppure come un fiume in piena che tutto travolge e lascia un deserto, un deserto dove dopo poco può nascere una nuova vita.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: