LESBICA E QUEER?

Come raccontare oggi la nostra pratica? Se ne discute in Lista Lesbica

22 marzo 2018 06:44

la nuova sindaca ha mandato a tutti i bambini la costituzione. e’ un’avvocata, avrà’ pensato che sia meglio che si familiarizzino subito con i propri diritti.

l’abbiamo messa sotto il banco e ogni tanto la prendiamo e ne leggiamo un articolo, sottolineiamo le parole chiave e discutiamo del suo significato.

e’ una costituzione perfetta, almeno per i bambini e le bambine di quinta: gli articoli sono brevi e scritti in un italiano semplice e comprensibile ai piu’.

sui ristoria ascolto una puntata su aldo moro, raccontano come suggerendo la frase l’Italia e’ “una repubblica fondata sul lavoro” abbia messo d’accordo la pira, che la voleva fondata su dio, e togliatti, che insisteva perche’ fosse presente la parola “lavoratori”. c’e’ perciò’ un lavorio continuo, un limare, un mediare estenuante, ma niente si vede e, come in tutte le buone scritture, si nota solo la naturalezza del risultato. la brevità’ poi e’ perfetta, dice quel che serve ma ci risparmia la polvere del tempo.

una polvere che comunque, seppur lentamente si deposita su ogni cosa. lo vedo dagli sguardi complici che circolano fra i miei alunni (maschi, anche se sono decisamente molto piu’ immaturi delle “teste ben fatte” delle mia alunne). cio’ che li turba e’ l’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

immagino che “sesso” per loro sia youporn, come per la maggior parte degli italiani del resto, e non “genere”. provo a spiegargli lo slittamento del significato delle parole nel tempo, ma youporn ovviamente e’ vincente.

questo libriccino che, riposa sotto nostri banchi, stampato su carta riciclata non puo’ competere nel mio ricordo con il quaderno  con la copertina di stoffa a righe arancio e azzurra dove inquietante quinta in bella scrittura, per quanto mi era possibile, scrivevo sotto dettatura da parte della maestra candidata alla Camera scrivevo gli articoli principali della Costituzione. alla fine di ogni articolo dopo una discussione in classe, scrivevamo un breve commento.

scorrendo la Costituzione appena stampata trovo gli articoli “nuovi” quelli modificati dagli ultimi governi. hanno la lunghezza e i pasticci dei nostri commenti di quinta. la purezza e la brevita’ , che forse nascono proprio dallo sconvolgimento della seconda guerra mondiale, sono scomparse.

tiziana ha controllato con calma lo statuto del pianeta viola, ha notato le mancate concordanze, gli errori d testo… per me il vero statuto non e’ questo ma e’ una paginetta stampata con una stampante ad aghi, per cui le lettere a volte perdono i contorni si sfumano un po’, che si trova nel primo libro dei verbali del pianeta viola. li’ ci sono le nostre speranze, le nostre aspirazioni e pure quello sguardo un po’ folle e visionario che c’e’ sempre nell’incipit di una nuova vita collettiva.

la lista ora ha bisogno di un nuovo statuto perche’, anche qui, c’e’ un cambiamento burocratico da effettuare. non mi sembra di aver mai visto nella storia qualcosa che cambia perche’ vengono modificate le procedure burocratiche, prima ci deve sempre essere un mutamento di pensiero.

e’ cambiato il nostro pensiero dal 2001? e’ cambiato il pensiero delle lesbiche nel mondo?

io dico che da allora non vedo grandi mutamenti, grandi rivoluzioni.

gli anni ’90, e noi lo sapevamo bene, sono stati molto produttivi dal punto di visto del pensiero delle lesbiche, un pensiero che poi si e’ mutato nel movimento queer, registrarlo allora nel primo statuto avrebbe avuto per me senso (sempre che abbia senso uno statuto) ma ora e’ passato cosi’ tanto tempo che siamo sicuramente alle soglie di un ulteriore mutamento, lo vedo dalle nuove parole che iniziano a circolare e di cui katia si fa sempre portatrice.

questo nuovo vocabolario per me non indica un vero e proprio mutamento del pensiero ma e’ come se rivelasse e ponesse l’accento su una realtà’ mutata e mi sembra che presto, molto presto una teoria nuova verra’ alla luce, probabilmente riorganizzando in modo piu’ complesso le singole espressioni che ora vagano ancora disperse.

questa nuova teoria non prendera’ un nome usurato come “queer”, perche’ queer, che e’ stato utilizzato per la prima volta da teresa de lauretis in un articolo pubblicato nel 90 o appena prima, sembrerà la nuova frontiera da combattere.

ha senso utilizzare ora un concetto che si presenta semplicemente logorato da trent’anni di studio e strattonamento, come una copertina che e’ stata tirata di qui e di la’ per coprire ogni cosa? ho pure letto, alcuni anni fa, un libro su dante e il queer!

io sono certa che una parola che ha trent’anni di vita e che ha occupato le aule delle università’, che ha come suoi massimi esponenti persone che hanno piu’ o meno la mia eta’ non puo’ rappresentare le nuove generazioni, chi ha vent’anni oggi e ne avrà trenta fra poco.

stare leggere, scrivere poco, definirsi in modo stilizzato ci permette, secondo me, di tenere aperta la porta a chi verra’.

ciao piera

21 marzo 2018 08:54

Per quanto riguarda il termine “donne”, dico la mia: continuiamo secondo la linea attuale.

Solo donne nate donne e acculturate come donne.

Non è un atteggiamento anacronistico, ma l’espressione di un’autonomia e di un’indipendenza rispetto a una pressione esterna dettata da altri, che sinceramente trovo molto fastidiosa, maschilista e irrispettosa della libertà delle donne di autoorganizzarsi.

Credo che la voce e il sentire di chi c’è in questa Lista, e che ha scelto proprio questo spazio perchè spazio separatista di donne,  debba avere la prevalenza.

Come dico sempre, nel corso degli incontri e delle riunioni politiche, questo non significa che non ci siano altri spazi, esterni, per fare lotte politiche e di movimento condivise.

Come donne abbiamo un percorso da fare che non è solo quello legato all’orientamento sessuale (in comune con la comunità LGBT), ma anche quello come donne in una società di maschi (e qui siamo sole).

Un percorso diverso da quello delle trans M2F, che hanno un loro cammino specifico.

Tiziana

p.s. . vi allego il link a un interessante articolo sul quale riflettere perchè qualcunO potrebbe fare lo stesso qui in Lista:

http://www.corriere.it/esteri/18_marzo_19/sono-uomo-solo-oggi-londra-scontro-legge-autodefinirsi-d5ae0a54-2bc1-11e8-9539-b2aedf27df10.shtml

8 aprile 2018 17:44

non credo che la parola queer sia già così vecchia da non giustificare la sua introduzione nel nostro nuovo statuto, se davvero fosse così non rappresenterebbe ancora problema e forse non ne staremmo nemmeno a discutere.

penso che l’innesto del queer nella tradizione lesbo-femminista sia riuscito, e questa genealogia di pratiche e di pensiero penso possa essere vista come un’ibridazione transgenerazionale che per me ha senso coltivare.

ho tagliato e semplificato il testo base da cui sono partita (lo statuto del pianeta viola), sono stata leggera come suggerisci tu, ma posizionarci con chiarezza penso possa permettere a chi verrà dopo di noi, di individuarsi, criticarci e tenere aperto il discorso sul cambiamento.

lesbica e queer è un’espressione che oggi dice almeno qualcosa del nostro percorso, delle nostre pratiche, della direzione che possiamo prendere, oppure no.

baci, k

8 aprile 2018 19:42

Mi va benissimo la proposta del nuovo scopo statutario. Del resto ho perfettamente chiara in testa la differenza tra la Lista e l’Associazione. Ma ho bisogno di confrontarmi con voi su questo:

“lesbica e queer è un’espressione che oggi dice almeno qualcosa del nostro percorso, delle nostre pratiche, della direzione che possiamo prendere, oppure no.”

Perché penso che sì, oggi dica delle cose di come mi sento lesbica, anche nel senso che le differenze ci sono e non si diluisce tutto nel queer, ma proprio per quello che diceva Piera nella sua email, penso che vada bene scrivere questo nello statuto (che non può contenere un trattato), ma noi ci dobbiamo dire molte più cose di questo. Perché è vero che dice delle cose di me, ma io per prima non le ho chiare per niente :-)

Susanna

9 aprile 2018 11:07

Grazie Ka,

mi sembra che vada molto bene e rispecchi il cambiamento dei tempi e dei modi di fare politica, io mi ci ritrovo perfettamente, anche con la mia storia e la mia pratica separatista.
P.
9 aprile 2018 15:47
A rendere più complessa la faccenda per me, è il fatto che ho due amiche care che stanno affrontando a vari livelli la transizione FtM (da femmina a maschio), e ciò che noto mi dà da pensare.
In questo percorso le vedo felici nel senso di armoniche, cosa che non mi sarei aspettata.
Ci sto ancora ragionando ma al momento potrei riassumerla così: (uso la categoria binaria di maschio e femmina perché non so dirla altrimenti sob) mi pare che mettendo il maschile fuori, espliciandolo nel corpo, negli attributi, abbiano trovato il modo di accedere ad un femminile dentro. Come se esplicitando un maschile, potessero abitare un femminile senza esserci più in conflitto.
Certo, se potessi dire loro la mia, preferirei restassero nel queer invece che transitare. Quel bisogno di definirsi uomo lo trovo una perdita, lo trovo un rientro nei ranghi. Ma del resto vedo la fatica quotidiana -che desta la mia stima- di stare nel queer, che nel loro caso è essere anche un bersaglio ambulante.
Tornando alla mia amica, dico che capisco il suo rifiuto di chiamare Paul, Beatriz Preciado, perché una parte di me è d’accordo. (Ma del resto è facile essere d’accordo nel rifiutarsi di chiamare Paul una Beatriz che non conosci, e non incontri mai.) Eppure la mia amica è la stessa che ha detto io sono un cuoco, e non una cuoca.
Dove voglio arrivare? Non lo so, forse a dire che tante volte quando vi leggo non rispondo perché succede che, più sono in grado di dar spazio in me ad una complessità, meno sono capace di darne conto a parole.
O forse voglio arrivare a registrare lo scarto esistente fra il relazionarsi a storie personali e quelle pubbliche, fra la lesbica la queer nostra amica e le lesbiche le queer.
Le generalizzazioni hanno la capacità di crearmi un rigetto, forse perché mi danno la percezione di annullare la complessità di vite che sono anche la mia.
C.

10 aprile 2018 08:36

l’anno scorso, al festival, abbiamo conosciuto rahel, che ha animato con noi una conversazione dal titolo “va tutto bene. riconoscere e negare” di cui trovate una traccia qui sulla portala
http://www.listalesbica.it/va-tutto-bene-riconoscere-e-negare/

in quella circostanza ho conosciuto anche medhin che ha partecipato allo stesso dibattito, raccontandoci quello che avevano fatto concretamente durante l’emergenza per l’arrivo dei rifugiati siriani: più parlavano,
più mi sentivo scomoda perché mentre loro erano in prima linea noi passavamo per le stesse strade incontrandoci, se mai, per l’aperitivo

è uscito un documentario che racconta di quella esperienza, l’ha girato medhin con un suo collega
e ho chiesto a visibilia se possono portarcelo al festival quest’anno ma il film non ha regia esclusivamente femminile, e questo è criterio di esclusione per loro che sono un’associazione lesbica separatista con una lunga storia e grandi meriti nell’aver portato in talia tante pellicole, e lo sguardo di una soggettività che faticava a uscire

ma io oggi come definisco lesbico un prodotto culturale, un documentario, un libro, un film, una canzone, un quadro? il documentario di medhin mi interessa, mi interessa capire come una lei  abbia partecipato e rappresentato  quell’esperienza, come si siano intrecciate nel suo lavoro le sue varie appartenenze, come questo possa giocare un ruolo nella nostra presa di coscienza rispetto a quello che ancora succede a milano negli SPRAR e in strada e a cui ancora alcune persone, e solo pochissime di noi, cercano oggi di contribuire a dare risposta

abbiamo a disposizione la parola intersezionalità per parlare di questo approccio che cerca di tenere conto e far parlare le differenze che partono dai concetti di razza, classe, sesso, genere, orientamento
la parola queer per questa sovversione del genere che mette in crisi una politica e un approccio basato solo sull’identità

non si tratta di cose astratte ma delle nostre vite, delle persone che ne fanno parte

avremo idee, contraddizioni, limiti, tentativi epistemologici e di pratiche che ancora dobbiamo inventarci
sbaglieremo, non sbaglieremo, avremo geniali intuizioni e tonfi micidiali come Paul b. su internazionale
ma per ci serve ragionare sulle parole, adottarne alcune, lasciarne altre, continuare a evolvere

venite a milano domenica, che ne parliamo k

http://www.listalesbica.it/assemblea-straordinaria/

(Questi post sono estratti, con il consenso delle autrici, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana)

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: