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MARRANE

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non la sessualità, ma il segreto, è il cardine della identità’moderna

marrani

Elena Biagini riporta nel suo libro sulla storia delle lesbiche l’opinione di alcune donne rispetto ai viaggi che le lesbiche facevano alla fine degli anni ’70 e lungo tutto il decennio successivo per incontrare altre lesbiche in convegni, appuntamenti e meeting vari. transumanza la chiamano. Non mi è mai piaciuto questo termine. A me le lesbiche sembravano piuttosto ebrei erranti, sempre in fuga, con le loro masserizie, sempre alla ricerca di un luogo certo dove sostare e sempre comunque in cammino, seguendo antiche vie e nuove amicizie.

Mi e’ sempre piaciuta questa strana rete a maglie larghe per cui non conoscevi la lesbica dietro l’angolo, ma sapevi tutto di quella che era nata a Bari ma poi si era trasferita a Roma e dopo a Bologna… era un po’ come le borse a rete dove si metteva la spesa negli anni ’60, le cose piccole scivolano via, ma il grosso rimaneva dentro.
Transumanza invece mi ricorda le pecore, qualcuno che va dove vanno tutte, ma senza scegliere, senza decidere. l’unica cosa nobile della transumanza sono i tratturi, le strade per le greggi che risalgono ai romani ma più probabilmente ai sanniti, quindi di tutte quelle donne che il venerdì prendevano l’auto, il treno, un passaggio casuale per andare alla ricerca di altre lesbiche rimarrebbe solo la mappa: la strada per Firenze, la strada per Roma, negli anni ’80 la strada per Venezia.
Mi piace di più  pensare alla prima pagina della Bibbia di ogni famiglia ebrea dove, prima della guerra, non so se anche ora, si segnava con cura l’albero genealogico, i nuovi nati, i cugini lontani…
Donatella di Cesare ha scritto per la Einaudi questo libretto piccolo e molto interessante “marrani”.
Come mi piace quando trovo un  saggio scritto da un italofono/a che è semplice, divertente ed esaustivo. Mi fa pensare tante cose dell’Italia e degli Italiani, che mi sembrano così diversi da quello che si racconta in giro: più scolarizzati, più desiderosi di comprendere cose nuove, un pubblico insomma, non così colto come quello francese, ma che ci prova a superare l’analfabetismo di ritorno e di partenza.
Donatella di Cesare, che insegna alla Sapienza, si sofferma a lungo sulla figura del marrano, in Spagna l’ebreo che pur di salvarsi la vita si è convertito al cristianesimo, ma dentro di se’ e dentro la sua casa continua, come può, a rispettare il rituale ebraico.
Se per Foucault un punto cardine per la nascita della modernità è il sorgere del manuale del confessore nel ‘600 all’apogeo della Controriforma, per chi studia il Marranesimo è un po’ questo il fenomeno che sembra segnare l’emergere del concetto di identità, identità ormai separata dalla propria comunità di appartenenza, un’identità che si cela nel segreto e più tardi solo nel ricordo del segreto. Dopo qualche generazione i rituali si sono persi, le Bibbie bruciate, le feste ebraiche hanno cambiato forma per mimetizzarsi con quelle cristiane, allora che rimane? Il ricordo di un segreto, ricordarsi che c’era qualcosa di diverso, qualcosa che ti separava dalla comunità cui fingevi ma pure realmente appartenevi.
Non la sessualità, come indicava Foucault, è il cardine della identità moderna, ma più semplicemente il segreto.
Chi sei? Sei il tuo segreto.
 Dev’essere per questo che le identità legate alla sessualità (tutte le lettere della sigla LGBTQIA e le altre che seguiranno  venire) non ci servono più, non ci definiscono più: il nostro segreto non e’ più lì.

Questo post è estratto, con il consenso dell’autrice, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana

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