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NON CAPISCO LA LINGUA DEGLI ALBERI

 In Lista Lesbica si discute di radici, rappresentanza, conflitti …

 pioppi piegati al-vento
Ieri ho assistito ad una scena che mi ha turbata. Ero seduta, aspettavo un’amica sui gradini del suo portone in preda all’inquietudine: mi rimbalzavano nella testa le conflittualità che si erano accumulate nei giorni, e sentivo quanto mi agitavano. Mi sforzavo di osservare il mio stato d’ansia quando una coppia con bambina mi attraversa la visuale. La bimba avrà avuto sui 6 anni, boccoli d’oro e pantaloni rosa, piangeva a singhiozzi e la madre che la teneva in braccio, le stava dicendo ‘perché non ti calmi, sono venti minuti che piangi.’
Ho guardato in viso la madre e ho pensato: che fatica non esplodere davanti ad un pianto che dura da venti minuti. Ho spostato gli occhi sul padre che seguiva il blocco statuario di madre e figlia, ma non dava l’idea di sapere cosa fare se non il trasportatore di giocattoli.
Alzo gli occhi verso il cielo e guardo gli alberi di un verde brillante, e trovo riposante la visione di quelle chiome alte e piene. Poi ritorno a guardare la famiglia che nel frattempo si è allontanata di una decina di metri, e vedo che la madre ha poggiato la bimba per terra. La bambina adesso alterna il pianto alla parola aiuto, aiuto, urlata piano. Quel grido mi strazia e penso strazi anche la madre che glielo avrà insegnato, e che mai avrebbe pensato le si potesse ritorcere contro: che diventasse lei il cattivo da cui la bimba si difende.
La bambina muove qualche passo e la madre le fa da barriera: si sposta a sinistra e la madre senza toccarla le fa barriera a sinistra – aiuto, aiuto – piangendo la bimba va a destra e la madre si sposta a destra allargando le gambe e le braccia, così da aumentare il margine di copertura di un’ipotetica fuga. Ma la bimba muove passi incerti come chi non si sente più sicura di nulla, difficile credere che da lì ad un attimo scatterà in una corsa.
La scena mi appare simbolica e terribile, vedo la madre di spalle e penso che anche lei invoca aiuto: in che modo posso uscire da questa empasse? Cosa posso fare perché mia figlia non assuma l’idea che gli altri avranno sempre la meglio su di lei, o perché non creda che chiedere aiuto sia cosa inutile, se nessuno ti aiuta nemmeno tua madre e tuo padre?
Sono tornata a guardare quei grandi alberi davanti a me e ad ascoltare come mi sentivo, e a un tratto ho pensato che la vita mi stava offrendo una rappresentazione del mio conflitto: un piccolo film raccontato nelle figure di una madre e una figlia, un rapporto che percepisco impari e che scatena i miei timori più profondi.
Ma poi vedo la simultanea difficoltà dei due soggetti, come anche la madre – o la mia controparte – sia in uno stato d’impotenza e non sa come e a chi chiedere aiuto. E poi ci sono gli alberi – che dicono? – che stanno ben piantati con le chiome al vento..
– Hei Cris che aria contemplativa!
– Ciao Rosa, mi stavo raccontando una storia, ma mi sono accorta di non avere il finale.
-Allora sei come kaspar (hauser) quando diceva: ‘io di questa storia vedo solo l’inizio’!
– Esatto amica mia, esatto.
Cris

Questo post è estratto, con il consenso dell’autrice, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana

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