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Per sempre scout

cristina_2Ciao Cri,

un gruppo scout CNGEI di Molfetta (BA) mi ha chiesto un incontro a tema,
hai voglia di darmi una mano?

E’ così che è iniziata questa piccola avventura..
A scrivermi è Katia, capo scout, che da anni lavora con il CNGEI sul tema del genere e dell’orientamento sessuale.
A ricevere questo messaggio sono io, Cristina, capo scout AGESCI, che da anni non indossa un fazzolettone, da quando sono stata allontanata dai ragazzi in quanto lesbica.
A richiedere questo incontro è Annarita, coraggiosa capo compagnia CNGEI del gruppo Molfetta 1, che ha scelto proprio noi per trattare il “tema”.
3 donne con 3 storie diverse ma con 3 cose in comune: la passione per lo scoutismo, l’idea che il confronto sia sempre positivo e la convinzione che di omosessualità è necessario parlare.

E così, dopo un incontro di noi tre a Milano e lo scambio di qualche mail, eccoci lì, nelle campagne molfettesi, tra i colori e i profumi di un’estate del sud che si avvicina, con l’Alta Pattuglia e i Rover del Molfetta 1.

foto_cartellone

Io molto tesa, il fazzolettone prestatomi da Annarita molto “stretto” e la paura di sentirmi “estranea” molto viva.

L’attività è iniziata con un bel riscaldamento a suon di bans (per gli scout la calura estiva non è mai sufficiente:) e gran parte delle mie paure è scomparsa al primo Tiaia: avevo dimenticato quanto fosse coinvolgente e liberatorio muoversi e gridare tutti insieme.
Non ricordavo neanche quanto fosse bello stare in cerchio tutti seduti per terra: la condivisione di quello spazio centrale, il contatto con il caldo e con il freddo del pavimento, le storie raccontante posate in quel cerchio come in una culla.
E mentre guardavo quei ragazzi che appuntavano le loro curiosità/domande su un foglietto, il mio fazzolettone diventava pian piano più leggero e io mi sentivo sempre più a “casa”.

Abbiamo iniziato con un brainstorming sui luoghi comuni e sugli stereotipi su gay e lesbiche. Tra tutti i concetti, alcuni molto comuni (anormalità, contro natura, perdita delle caratteristiche “tipiche” del genere di appartenenza), uno mi ha fatto sorridere: il luogo comune che “Le lesbiche sono tutte belle!”, cosa che non avevo mai sentito prima!
Ma da dove nasceva quest’idea?
Ma certo!
Dai film porno!

Poi siamo passati alla paura, la paura di scoprirsi lesbiche/gay ma anche la paura o le difficoltà che incontra chi scopre che una persona “cara” (come l’amica o il figlio) è omosessuale.
E parlando di omofobia i ragazzi hanno raccontato di sè, delle esperienze e delle difficoltà con e delle proprie amiche/amici, hanno chiesto e hanno ascoltato con empatia, dimostrandosi, man mano che l’attività andava avanti, di una delicatezza e di una sensibilità d’animo inaspettati.
Io e Katia non abbiamo fatto altro che accompagnarli per mano lungo il percorso che loro hanno tracciato, abbiamo fornito qualche input e nulla più.

Prima di riprendere in mano le loro domande/curiosità scritte all’inizio dell’attività, abbiamo proposto loro un piccolo gioco: divisi in coppie, raccontare a chi stava loro di fronte il primo incontro con una persona della quale si sono innamorati cercando di non far capire all’interlocutore il sesso della persona di cui stavano parlando, cosa che moltissime lesbiche e i gay più o meno nascoste fanno o si sforzano di fare quotidianamente
Il gioco per quasi tutti è stato difficile.

Come ultima attività abbiamo letto le loro domande: le principali curiosità erano come capire il proprio orientamento sessuale, sulla difficoltà di fare coming out, sulla reazione della famiglia e degli amici, su eventuali discriminazioni subite.
Ogni domanda era ragionata e posta con un garbo e una sensibilità che né io né Katia abbiamo trovato spesso in incontri con gli adolescenti.
Alle risposte alle loro domande /curiosità ci hanno pensato loro stessi: sono venute a galla semplicemente, erano già dentro di loro, io e Katia siamo state solo uno specchio che li ha aiutati a vederle meglio.

E così circa 3 ore sono trascorse intensamente, lasciandoci tutti stanchi, per aver conquistato insieme e a piccoli passi un orizzonte più ampio, ma ricchi di emozioni, riflessioni e possibilità che, come piccoli semi, forse, prima o poi, germineranno.

E mentre ripenso a quei volti seri e a quei sorrisi, svuoto su questo foglio lo zaino che anni fa avevo sotterrato, ma che ho ritrovato in questo hike: il fazzolettone del Molfetta 1 che mi è stato donato come se mi fosse sempre appartenuto, il tramonto sugli ulivi, i profumi della terra calda e la sensazione che le tracce di quel vecchio tradimento siano state finalmente cancellate dal tempo, dalla consapevolezza e dalla voglia di rimettere gli scarponi e partire..

Ps: una ragazzo e una ragazza ci hanno chiesto una foto insieme a loro prima di andare via … a cosa gli servirà? A far vedere che le lesbiche son tutte belle davvero!

1 Commento

  1. Martina Degli Alimari

    ciao a tutti, io sono uno scout cattolico apertamente lesbica, quando ho letto questo articolo sono stata molto felice per l’azione che hanno fatto questi capi ma allo stesso tempo sono restata dispiaciuta per il fatto che un associazione con l’ AGESCI ha allontanato un capo scout in quanto lesbica, a mio parere anche se facciamo parte di un associazione cattolica siamo pur sempre scout con degli ideali ben precisi, e se B.P. fosse stato contro gli omosessuali credo avrebbe deciso di fare una legge o scriverlo nelle sue guide, ma così non è stato. ora spero che Cristina continui il suo percorso da capo scout all’interno di un gruppo che l’accetti per quella che è.
    buona strada

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