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Perché sono lesbica

dietrich_1Un filo e due mani.
Mia zia chiacchierando, senza mai levare gli occhi dal lavoro, annoda con forza e perizia, dalle sue mani vedo scendere a poco a poco una lunga striscia di tessuto. Il makramè è un’arte antica, tessere stoffe senza telaio, senza ago, senza uncinetto, servendosi solo di un filo e due mani capaci.

Questi discorsi che intrecciamo fra di noi, nella nostra mailing list, si chiamano thread “filo”, il filo tenace del discorso, che sembra perdersi nel mare di mails che arrivano e all’improvviso riemerge saldo e tenace.

I nostri discorsi sono testi leggeri, sottili come fili che intrecciandosi formano corde resistenti.

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Ciao a tutte,

dell’Argentieri, una bella signora, con l’aria della nonna molto per bene, mi è piaciuta la capacità di interrogarsi.
Alcune parti del suo libro, A qualcuno piace uguale forse non mi hanno convinto fino in fondo, credo che la nostra realtà, soprattutto quella delle lesbiche, sia pochissimo conosciuta.

Potremmo interrogarci anche noi sul motivo per cui le lesbiche, e soprattutto il loro way-of-life, sia così poco conosciuto rispetto a quello dei gay.

Penso che, al di là dei vuoti legislativi, che ci rendono fragili e quindi in qualche modo una specie protetta, potremmo ritornare a sentirci un po’ meno deboli, almeno di fronte al nostro specchio, e cominciare un’altra volta a fare delle domande su di noi e sul nostro stile di vita. Farsi delle domande non significa dare o cercare risposte “legislative”.
A questo forse ci ha portato l’appiattimento sulla richiesta dei “diritti”, che ha fatto di noi, dalle lesbiche, amazzoni forse un po’ deliranti degli anni ’70 ;), dei soggetti deboli, bisognosi sempre di riconoscimento legislativo.

Sono tanti gli argomenti tabù, e credo che sia stato coraggioso comunque per una donna che si muove nell’ambito cosiddetto progressista, farsi delle domande sui transessuali, sulla maternità lesbica, sulle bisessuali. Farsi delle domande non significa dare giudizi e neppure, immediatamente, chiedere l’intervento della Legge. Una legge qualsiasi purchessia, mi viene spesso da pensare quando leggo le richieste di alcune, singole o associazioni.
Questa deriva legalitaria rende il nostro pensiero sempre più piccolo, come una corda che vibra con una lunghezza sempre minore. Prima o poi chiuderà il suo arco e non sentiremo più nessun suono.

Ma come possiamo sapere che da un politically correct, che serve semplicemente a saltare a piè pari il pregiudizio senza avere il coraggio di attraversare quel piccolo purgatorio che è la relazione con gli altri, non finiamo invece per partecipare al pregiudizio degli altri su di noi (e questo sì che è l’inferno, che ora si chiama omofobia interiorizzata e un tempo invece era visto come l’estrema forma di difesa della vita di chi si sente sempre aggredito, in quanto minoranza)?

Mi ricordo le lesbiche che negli anni ’80 si rifiutavano di rispondere a qualsiasi domanda che riguardasse il perché una fosse lesbica, al di làdella domanda vedevano bello pronto il giudizio di valore, magari sulle
diverse fasi della sessualità a cura degli omofobi epigoni di Freud…

Non possiamo dimenticare che la legge del patriarcato, non comporta solo che esistano due sessi ma anche che ci sia un valore gerarchico tra i sessi, chi sta più in alto e chi più in basso.

Eppure perché siamo lesbiche, cioè una piccola minoranza, e per quali strade siamo giunte fin qui è una domanda per noi così intrigante, che poi non volendola rivolgere a noi stesse, non potendo chiederlo all’interno della nostra comunità, siamo comunque finite a chiederlo all’analista, o la teniamo lì bella nascosta e ce la culliamo come una domanda segreta.

Certo le risposte che dà la psicanalisi a proposito delle lesbiche spesso improntate più che al pregiudizio all’ignoranza.
Per me che ho conosciuto moltissime lesbiche mi sembra ridicolo parlare di rafforzamento della propria identità femminile.
Non mi viene in mente nessuna coppia da me conosciuta in cui l’identità femminile venisse rafforzata dallo stare insieme.
Viene rinforzata la simbiosi, il rapporto madre-figlia, tutto quello che si vuole ma di sicuro non la femminilità 😉

Eppure perché siamo lesbiche? Ognuna ha la propria strada e solo alla sua storia personale può rivolgere questa interrogazione.
Io credo che la risposta, almeno per me, vada cercata a quelle “quote” (come le chiama l’Argentieri) ma io preferisco l’immagine di uno scrigno prezioso, ma ben chiuso e di cui si sia persa la chiave, che i nostri genitori, ma soprattutto nostra madre, ci hanno consegnato nei primissimi anni di vita.

In quello scrigno c’è una parte di lei non indagata, non rielaborata, trasmessa senza saperlo e accolta da noi nella sua interezza, come una piccola eredità da rielaborare.
L’orrore che talvolta i genitori provano nei confronti dei figli gay, ma soprattutto quello che provano le madri nei confronti delle lesbiche e dei padri nei confronti dei figli, nascerebbe dal riconoscimento, tardivo e inconscio, di vedere una parte di sé messa in mostra. I figli , per certi versi, sono uno specchio dei genitori.

Mi piace l’immagine che il nostro destino ce lo portiamo dentro, ma solo se lo guardiamo possiamo allontanarci dalla predestinazione, per poter finalmente scegliere la nostra vita.

Io sono lesbica perché il giorno in cui mia madre ha detto alla sua migliore amica che si sarebbe sposata questa le ha risposta tutta eccitata (secondo il racconto di mia madre!):
– Ma che combinazione! Ho deciso di partire, farò la missionaria in argentina!

E voi perché siete lesbiche?
Ciao

Piera

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Boh, perché non potrei mai essere etero…

Penso.

Mountain Girl

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Perché siamo così?

Io credo che mi sia stato un input che mi ha reso lesbica!
Me lo cerco costantemente quest’input… e non so di preciso quale sia, ma sicuramente non me l’ha dato solo mia madre, è stata determinante la misoginia di mio padre!

E mentre le mie sorelle hanno reagito a tanto rifiuto andando via da casa fin da bambine, rifugiandosi presso la casa dei nonni. Io sono rimasta lì a cercare di farmi amare inutilmente, ma dentro ormai avevo chiuso le porte sia a mio padre, sia a tutti gli uomini!

LuCielo

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Bella domanda ! Alla quale, da adolescente cercavo disperatamente, una risposta.

E ho fatto tante visite al convento delle suore con la mia amica batterista, mi ricordo, mi ricordo, noi due in bicicletta che arrancavamo , e la polvere rossa delle strade non ancora asfaltate, perché qualcuno ci doveva dare una risposta, e quanti ritiri spirituali ci hanno costrette a fare, e bussavamo tante altre porte , ma era dalla religione che volevamo sapere. Perché?
Perché siamo lesbiche?

Tanto che la mia amica batterista si è laureata in psicologia per darsi delle risposte ma ancora non se lo dice. E non vuole nemmeno che lo si dica.
Noi ce lo chiedevamo, disperatamente a volte, perché? Perché? Perché a me? Come se fosse una disgrazia terribile. Poi non me la sono più fatta la domanda e mi sono un po’ arrangiata. Lo sono e quindi mi nascondo, vivo una vita in parallelo, una alla luce del sole, l’altra nella botola, salgo sull’altare con l’ultima amante testimone di nozze, spero che qualcuno mi liberi, magari l’amante inglese, chissà… che qualcuno mi venga a salvare perché io da sola non ce la faccio.

E poi ho capito che potevo esserlo. Lesbica. Parola che ho consumato a furia di dirmela e che poi ha perso quell’alone di vergogna che sporcava il mio essere cittadina di questo mondo.
E oggi, dopo la serata in discoteca sabato, la domanda, secondo me, potrebbe essere cambiata.

Perché non sono lesbica? Perché quando ho visto quella moltitudine di ragazze, molto diverse dalle
lesbiche che ho conosciuto soltanto meno di 10 anni fa, agghindate nei loro vestiti, quasi delle divise ormai, truccate e bellissime, giovani, anzi, giovanissime, che non si sentono per niente lesbiche ma altro, e chi sa mai cosa sarà? mi sono detta : ” Ma quante ? Ma quante saremmo se lo fossimo?”
E poi ho pensato a tutte le discoteche di quel sabato e a quante, ma quante lesbiche non lesbiche, a ballare e a strusciarsi con una donna, come se fosse normale e, forse per loro, lo è.
Mentre io alla loro età andavo in cerca di risposte, per loro le risposte e anche le domande, ormai, sono fuori moda.

Forse sono lesbica perché mia madre era una moglie infelice? Ma io volevo essere una moglie felice però. E ho fatto di tutto per esserlo.
E oggi mi chiedo come ho potuto farlo?
E poi in macchina, quei discorsi già fatti mille volte che penso si dovrebbe scrivere un manuale.

Ero lesbica e non lo sapevo.
Ero lesbica e non volevo saperlo.
Ero lesbica e lo nascondevo.
Ero lesbica ma la mia fidanzata no.
Sono lesbica forse perché una mia nonna lo era di sicuro.
Era una di quello che non lo sapevano.
Per un insieme di cose lo sono.

Solo che, prima, non volevo esserlo, mentre adesso mi piace la condizione.
E non vado più a bussare le porte per conoscere il vero motivo, cercando di minimizzare la cosa attraverso una risposta, magari scientifica che mi avrebbe tolto un bel peso dalle spalle.
Non pesa più come pesava allora.
Sono lesbica perché ho scelto di esserlo, visto che essere una donna alla quale piacciono le donne, non mi bastava più.
Ed io lo sapevo che mi piacevano, mentre tante altre, per quanti anni si sono ingannate?
Ma quelle ragazze, tante, troppe forse, non lo sanno e non lo vogliono sapere.
Non lo ritengono importante.
Mah…

Rosi

autoritratto_cecilia_giardino_tarocchiLa mail di Piera mi girava in testa da stamattina…

tempo fa avrei risposto “Perché porsi questa domanda dato che gli etero non se la pongono? Semplicemente loro “sono” mentre noi dobbiamo giustificarci….”

Belle anche le riflessioni sulla deriva legalitaria che, se non portata da altro pensiero, finirà per rendere tutto asfittico… ci voglio pensare ancora un po’.

Ma la frase di Rosi è da evidenziatore giallo appena comprato, di quelli che quasi abbagliano: “Sono lesbica perché ho scelto di esserlo, visto che essere una donna alla quale piacciono le donne, non mi bastava più.”

Quoto tutto! Standing ovation x Rosi :-)

Cecili@@

E’ una domanda che non mi sono mai fatta. E che nessuno mi ha mai fatto.

Per me è sempre stato normale. Forse anche per gli altri, si sono chiesti se ero lesbica, ma nessuno il perché. Eppure di domande strampalate me ne hanno fatte tante…

Ci sto ragionando ora, Freud dice la mancanza della figura paterna nell’infanzia, si effettivamente mio padre l’ho conosciuto solo 9 anni fa, al tempo ha dovuto scegliere fra 2 donne, incinte tutte e 2 e ha scelto l’altra, nessun rancore da parte mia per questo, neanche se fosse stato la causa del mio lesbismo, anzi potrei ringraziarlo per questo…

La figura maschile in casa non mi è mancata, vivevo con mia madre e i miei nonni e poi a un certo punto mia madre ha deciso pure di sposarsi. “Attenzioni” da parte di questi personaggi non me ne hanno fatto mancare, ma non penso che il tutto sia nato lì.
Ho avuti in gioventù storie con ragazzi e di uno pensavo pure di esserne innamorata. Problemi con gli uomini in generale non ne ho, anzi devo dire di trovarmi bene, c’è una sorta di complicità, guardiamo e apprezziamo le ragazze insieme, specialmente con i colleghi, ricordo che lavoro in un supermercato e lì da guardare ce n’è in abbondanza, quando addirittura non mi vengono a cercare per farmi vedere una qualche ragazza particolarmente carina. Quando invece esco con amici etero, siamo “fratelli”

Insomma, da parte mia non posso darmi e dare nessuna risposta. Sono così. E ne sono felice. Niente altro, ciao ciao

Annalisa

Tutto nasce dalla famiglia,

dagli input, anche se con lievi differenze, da caso a caso.

Mia madre aveva un carattere forte, mio padre debole.
Nessuna coccola: son stata l’ultima nata, a distanza di molto tempo, quando il nucleo era già formato e ritenuto completo, di madre padre e sorella e fratello….

Io avrò rotto le balle in questo equilibrio. Tutt’oggi che i genitori non ci sono più, io sono l’ultima ad venire informata dei “fatti di famiglia”, quasi come fossi un’estranea da cui diffidare, e tanto altro ci sarebbe da dire, sfumature.

Cose che segnano, però, un animo infantile.

Lia

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In effetti agli etero nessuno chiede mai glielo chiede

La mail di Piera mi girava in testa da stamattina… tempo fa avrei risposto “perché porsi questa domanda dato che gli etero non se la pongono?
Semplicemente loro “sono” mentre noi dobbiamo giustificarci….”

Ciao Cecilia,
ho lasciato quotata la tua frase.

In effetti agli etero nessuno chiede mai: perché sei etero?
Mi sembra che la loro sia una grande perdita (che non glielo chiedano 😉
Perché le domande che ti sorprendono o quelle a cui non sai bene rispondere aprono sempre orizzonti nuovi.

Certo che, secondo me, sarebbero abbastanza stressati, come ho visto stressata mia sorella, all’inizio, quando si rendeva conto che a casa sua si trovava seduta a tavola solo con lesbiche.
Si chiama Minority Stress e quando cercavo di far capire a mia sorella che era un bene per lei sperimentarlo, visto che io e l’altra sorella, lo sperimentavano praticamente sempre, così poteva mettersi qualche volta , per gioco, nei nostri scomodissimi panni quotidiani, si ribellava un po’ 😉

A distanza di anni però vedo che dalla semplice tolleranza, è passata a un’accettazione vera, per cui possiamo parlare delle nostre disgraziate vicende amorose senza che ci sia sempre lì sulla punta della lingua, come ha detto alcuni anni fa un’analista a una mia amica disperata per amore: -Ma potresti trovarti un bel ragazzo con cui sposarti!

Io penso che proprio la sua non-accettazione sempre esplicitata, mai tenuta dentro o rimossa, sia stata il motore del grande affetto che ci unisce.
Quando il politically correct diventa una vera e propria legge impedisce di approfondire le questioni, che sotterranee e sempre più pericolose continuano a crescere sotto la melma.

Però potremmo darci adesso che, secondo me siamo bene-stanti, l’obiettivo di fare alle nostre amiche etero le domande che loro fanno a noi!

perché sei etero?
quando ti sei scoperta etero?
è difficile vivere da etero in questa società?
non pensi che la maternità etero debba essere regolata da una legge?
perché vuoi dei figli? non sei egoista a mettere al mondo dei figli in
questa difficile situazione?

Quello che mi è piaciuto dell’Argentieri è che ogni domanda o perplessità rivolta alle lesbiche o ai gay era anche rivolta agli etero.

Baci

Piera

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Durante la prima seduta di psicoterapia,

alla richiesta di spiegare il motivo per cui ero lì, ho risposto alla mia analista che ero lì per capire se fossi lesbica o meno.

Col passare delle sedute la risposta prendeva forma in quello che provavo, negli istinti, nelle emozioni, nei sentimenti.
Non nell’analisi del rapporto con i miei o con il mondo esterno, ma nell’analisi di cosa viveva dentro di me.
Più scoprivo il fantastico mondo dei desideri e delle voglie, giganti titani, che animavano il mio io e più la cosa mi sconvolgeva.

Per anni non mi ero accorta di quale universo mi abitava e di quanto fosse incredibile e bello e intenso e profondo
lo avevo ignorato fino a quel momento e quello che volevo era… continuare a farlo!!!

Per curiosità, per sbirciare su quell’universo, avevo tolto un sassolino dalla muraglia che avevo costruito per controllare le emozioni, le sbavature, l’inconscio inaffidabile, e un mare in piena tempesta mi ha travolta dirompendo da quel piccolo spiraglio.

L’unica cosa che volevo era tornare indietro, respingere quella massa d’acqua piena di vita e di sale, di blu e di luce, tornare alla sicurezza del niente, invece che essere sballottata da onde altissime e incontrollabili fatte di emozioni.

Non potendo ripristinare il deserto arido in cui vivevo, durante una seduta ho vomitato addosso alla mia povera psico tutta la mia rabbia. Perché proprio a me doveva succedere? Perché proprio io sento il bisogno di esplorarmi fino in fondo?? Non poteva succedere anche a me di vivere comoda nei miseri modelli proposti senza la necessità di interrogarmi???

Mamma come ero arrabbiata!

Perché sono lesbica?

Nelle sedute successive e in diverse fasi della mia vita le risposte sono state diverse.
Oggi, che ho costruito la mia barca e ho scoperto le rotte (non tutte, ma una buona parte) del mio universo mare e lo esploro ancora con grande curiosità e piacere, credo che la risposta alla domanda di Piera possa essere: perché mi conosco.

Cristina

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Mi sa che anche Freud era un po’ in contraddizione…

tant’è vero che a sua figlia Anna, che ne è diventata l’erede a tutti gli effetti , ha permesso di seguire le sue orme e le ha dato un grande riconoscimento.

Anna ha avuto poi una relazione d’amore con Dorothy Tiffany Burlingham durata ben 54 anni (segnalo a questo proposito il bel saggio di Nerina Milletti)

E anche per quella che è la mia esperienza spesso quelle che si scoprono precocemente lesbiche hanno avuto e desiderato un’identificazione con il padre, cioè volevano essere come lui, sin dalla più tenera età.

Insomma come per l’eterosessualità le strade possono essere le più diverse e finché siamo noi a porci queste domande va tutto bene. Vorrei rassicurare tutte sul fatto che possiamo giocare liberamente anche al gioco delle “etichette” ; giusto perché così, essendo molto preparate, quando giochiamo là fuori vinciamo senza problemi.

Perché può capitare, come ben spiegava un ragazzo in “Nessuno uguale” che noi come tutte le persone siamo come Arlecchini, pieni di mille colori, ma la gente vorrebbe inchiodarci a uno solo .

E allora facciamo un altro gioco: tu mi vuoi etichettare ma io la mia “etichetta” già ce l’ho ed è piena dei significati e delle emozioni che ho condiviso con tante altre ed è talmente ampia e in evoluzione che diventa una non – etichetta;

ma se ti etichetto a te, sei altrettanto bravo/a o ti metti a balbettare e a dire banalità?

E qui si può partire colle domande dell’altro gioco proposto da Piera e messo in pratica da Cecilia:

perché sei etero?
quando ti sei scoperta etero?
è difficile vivere da etero in questa società?
non pensi che la maternità etero debba essere regolata da una legge?
perché vuoi dei figli? non sei egoista a mettere al mondo dei figli in
questa difficile situazione?

ciao

Patrizia

canoa

Perché sono cresciuta in una famiglia in cui si stava male,

i miei non si amavano, avevano fatto semplicemente quello che si doveva fare “mettere su famiglia”, famiglia cellula della società (capirai che meraviglia) e hanno fatto figli perché s’ha da fare. C’era molta ipocrisia e molta infelicità in tutti e due. La pesantezza, l’astio, la cattiveria nell’aria, molto arrabbiati sempre con scoppi d’ira ognuno con la sua personale infelicità.
Che rabbia, che solitudine, come si fa ad aver voglia di riprodurre una roba così.
La rabbia mi ha portato a fare il bastian contrario.
Il mio primo outing l’ho fatto in faccia a loro. ( Che esigevano una piena confessione)
E me l’han fatto pagare molto caro.
Al confronto nessuno mi ha fatto niente nell’averlo sempre dichiarato in tutta la mia vita successiva.
Perché ho ricevuto amore, vero amore, quello che non sapevo neanche cos’era, a 16 anni da una donna.
E quindi ho continuato a cercarlo fra le braccia di una donna. Perché lo si cerca dove lo si trova.

Perché ero troppo orgogliosa per agghindarmi come volevano i maschi e quindi essere considerata “desiderabile”.
E ricevere come premio la loro incapacità di baciare, di parlare. Non volevo essere “palpata” da loro. Volevo vere carezze. Non volevo la loro lingua in bocca, senza premessa alcuna, come una bistecchina lessa e una sbrodolata di saliva. Come accadeva. Non volevo “scopare” né “farmi scopare”. Volevo sensibilità, ascolto anche del corpo.
Non volevo i deprimenti rituali erotici maschili : sempre uguali.
Non è colpa mia se i maschi sono così “indietro”!

Devo dire che anche molte donne lesbiche – esperienza personale – hanno pari pari gli stessi schemi erotici maschili in testa, linguaggio compreso : ” me la dai – non me la dai – te l’ha data – te la darà ” è la cosa più anti-erotica che ci sia. Lo detesto. Una sineddoche : la parte per il tutto.
E a volte una falsa sineddoche : c’è la parte ma non il tutto.
Non è colpa mia se molte donne lesbiche o che si definiscano solo donne che amano donne non sono capaci di fare una carezza, non una carezza erotica, una carezza ( o dieci).
Anche con una donna può essere orribile. Esperienza diretta. Ci sono delle “affinità elettive” o non ci sono. Magari bastasse essere 2 donne e lesbiche perché tutto funzioni con amore e sensibilità.
Ho molto indagato, riflettuto, stata in analisi, come si suol dire, che poi è anche il mio mestiere, e i motivi, nella loro disarmante semplicità sono questi.

Non credo a un orientamento sessuale genetico : è una bufala da tutti i punti di vista.
È vero che c’è questa gabbia che costringe molte persone a rinunciare a vivere il loro orientamento sessuale apertamente e senza nevrosi.
È vero che molti uomini o donne si sposano per “essere normali”. E recitano finché ce la fanno, e pagano per la loro rinuncia ma la fanno pagare anche a chi hanno vicino, eventuali figli compresi.
È vero che molti miei colleghi/e hanno avuto fino a pochi anni fa un atteggiamento di voler “guarire l’omosessualità”, sono stati “giudicanti”, quando andava male la giudicavano una patologia, quando andava bene un “atteggiamento adolescenziale”, ma non va bene neanche quello.

Per fortuna ho sempre avuto le idee chiare su questo e non ho mai “curato” l’omosessualità di nessuno. Ho sempre cercato di incoraggiare, sproblematizzare. “Ogni amore è sacro”.
È vero che si è interiorizzata la paura di dirsi lesbiche, per me fa parte di un globale progetto di infelicità con cui viene governato il mondo e a cui noi aderiamo, senza accorgercene, ci facciamo complici della tacita regola “siate infelici” e la portiamo avanti da sole immaginando chissà quali ritorsioni.
“Be the change you wish around you…” lo diceva Gandhi.

Ciao a tutte e botto d’inizio delle polemiche….

Giuliana

Credo che non mi interessi molto sapere il perché, ma il come sono lesbica.

L’attrazione per le donne è stata sempre dentro di me. Ho provato sensazioni che andavano dal più becero copione maschilista, alle emozioni più dolci e sinuose che, devo dire, mi facevano vibrare davvero.

La prima scossa lungo la schiena, mi colse impreparata; avevo 14 anni. Lei era una compagna di liceo. Bella, mora, maschile ma non troppo.
Con lei ho scoperto un “come “ essere donna che mi faceva star bene. Mai mi sono sentita così vera, così, pienamente, me stessa.

Sono passati tanti anni da quella storia, ho amato altre donne, ma quelle che mi hanno fatto sentire bene, sono state quelle che hanno tirato fuori la mia parte femminile, la parte migliore di me.

Nina

Credo d’esserlo da quando sono nata.

Ho ricordi d’infanzia travagliati a causa di, allora “mio sentire attrazione” verso mie simili.
Naturalmente non risparmiavano, i miei genitori, azioni e parole che ferivano il mio essere, ma si sa che in meridione, dove la ragazzetta dev’essere per forza donnina, non si può evitare di passarla liscia dal momento che io, allora, di “bimbetta” avevo ben poco.
E mi rivedo con riccioli lunghi, visetto birbantello e occhietti vispetti, a guardarmi attorno mentre a mia madre non passavo inosservata, e giù legnate da orbi.
L’ho pagata cara.

Sono lesbica perché sento di esserlo dentro dai primi anni in cui ho intuito, compreso, che avrei occupato un posto sicuramente diverso da quello che avrebbero voluto “gli altri”.
Sono lesbica perché i primi innamoramenti erano, anzi sono stati diretti a donne, e m’innamorai perdutamente di una donna all’età di 15 anni, molto più vecchia di me.

Ma come si fa a scrivere, e farlo brevemente del perché sono lesbica? Ci vorrebbero pagine e pagine e neanche…
Sono lesbica perché sto bene con me stessa.
Un abbraccio

Elvira B

Concordo con quasi tutto di questa mail, tranne la troppa sottolineatura dell’elemento “reazione a una famiglia in cui si stava male”.

Penso infatti che la famiglia sia un casino terribile e crei dolore anche quando va bene, è un impasto dannato già nel manico, e ogni scelta che si compie è reazione alla famiglia, tant’è che anche nei suoi copioni tradizionali la famiglia ha creato le scenette di dissidio e rappresentazione del dolore.

Vedasi per esempio cosa può succedere nella preparazione di un matrimonio conformista: scoppi isterici fra sorelle al momento di provare l’abito, insofferenze stridule, “Ma mammaaaa!!!!”, pianti della madre per la bimba che abbandona il nido, la macchietta della suocera rivale soppiantata nella cura dell’adorabile giovanotto che lascia il nido, ecc.

La mia tesi è che l’istituzione familiare viva di conflitti, e che il suo dinamismo fagocitante sia custode di un malessere radicale, quindi quello che ottimamente dice Giuliana è in un certo senso pleonastico.

Anna

Grazie Giuliana dell’avere descritto in modo così chiaro il ” perché sono lesbica”.

Credo che le tue motivazioni esplicitino quello che è alla base del “sentirsi” di molte di noi, io come ho ribadito diverse volte in lista sono all’inizio del mio percorso di lesbica, ho vissuto tanti anni da etero e posso senz’altro confermare che l’approccio fisico con l’uomo per me corrisponde perfettamente alla tua visione, ci sono stereotipi inculcati nella donna fin dalla più tenera età in cui l’uomo la fa da padrone anche nel lato fisico, le sensazioni della “lingua in bocca” è la stessa che ho percepito per anni, di dover pagare un dazio.

Ora che ho potuto godere della vicinanza di una donna non solo amicale, ho potuto vedere la differenza, che è notevole : il rapporto con l’uomo lo vedevo al di là della funzione affettiva, praticamente non esisteva, le carezze potevano esserci, ma preludevano senz’altro al sesso; della complicità neanche parlarne.

Questo è perché sono lesbica

Monica

Anch’io “attenuerei” le “colpe” della famiglia…

ma mi ritrovo molto nell’esperienza di Giuliana, nei suoi comportamenti giovanili e nelle sue caratteristiche personali.

Concordo anche sul fatto che il vedere un matrimonio che a noi appare non proprio basato sull’amore ( ma chi ci dice che cos’è veramente l’amore? e come sia giusto – e vero – che si manifesti? ) possa fare scappare la voglia di ripeterlo… però da qui a dire che allora si diventa lesbiche mi pare ce ne passi.

Penso che l’essere lesbica sia una “reazione” soggettiva, se è “reazione” a qualcosa.

Sarei più propensa a pensare che è qualcosa che ci portiamo già dentro perché siamo come siamo… :-)

Tes

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Mi soffermo anch’io sulla “troppa sottolineatura dell’elemento reazione a una famiglia in cui si stava male”.

Il fatto di risalire a quel che non va nella nostra famiglia, alle cose negative che lì sono successe è, secondo me, la più evidente eredità di un pensiero che ci colpevolizza ma da cui, soprattutto, ci lasciamo colpevolizzare!!

Mi è capitata recentemente tra le mani una rivista di psicologia della metà degli anni ’90 che avevo comprato in tempi “non sospetti”.
Ho riletto l’articolo scritto su quella rivista da Anna Oliverio Ferraris, professoressa universitaria…. beh, a leggerlo con la consapevolezza di oggi, è da brividi! Sembra il testo della canzone di Povia: Luca era gay.

Contiene un po’ tutto l’armamentario che è uscito fuori anche qui: dal desiderio di identificazione con il papà (tu quoque, Colosio :-) alla famiglia, a tutto il resto…!
All’epoca (ero una brava mamma e moglie!) quelle idee mi sembravano condivisibili e sicuramente sono “entrate in circolo” dentro di me, lesbica inconsapevole ma attratta da qualunque cosa parlasse di lesbismo (…oltre che da una mia amica :-)
Sono entrate in circolo, sono state, appunto, “interiorizzate” perché quello era (ed è ancora) ciò che ci arriva riguardo le “cause” dell’omosessualità!
Per smantellare (ma non è finita!) la mia omofobia interiorizzata ce ne sta volendo.
Ma per piacere: non fomentiamo l’omofobia interiorizzata pure qui…..

Da questo punto di vista avevo risposto inizialmente a Piera che “gli etero non devono giustificarsi”: per loro è normale tutto quel che per noi diventa il bandolo della matassa per spiegare la nostra….stranezza!

Cecili@@

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Io non lo so perché sono lesbica. Ma una cosa la so:

sono contentissima (adesso) di esserlo (anche se non è – ovviamente – sempre stato così).

Lo sono perché questo essere “fuori dai canoni” mi ha permesso di soffermi un po’ più su di me.
E quanto ne ho bisogno io, pirlone di periferia!

Credo poi mi abbia reso un po’ meno vittima del dato per scontato che vedo spesso tenere in scacco alcune donne (tra cui mia sorella) allontanandole dalla loro felicità.

E poi, se non fossi stata lesbica, non sarei mai arrivata a questa e altre comunità che oggi sono diventate la mia casa, non avrei conosciuto le persone stupende che vi ho conosciuto, né avrei forse avuto la voglia e l’opportunità di partecipare alla costruzione di qualcosa.

baci

Laura

Sono lesbica perché sono una potenza della natura,

perché sono troppo allegra e malinconica allo stesso tempo, perché mi emoziono tanto e sento un’attrazione impressionante per la bellezza e non potevo che essere così:)

Baci

Franca
p.s. dovevo scrivere anche di quand’ero etero ma non sono riuscita a organizzare i pensieri..

violette

Poco più di un anno fa ho preso una “cotta” pazzesca per una donna

Ho provato sensazioni mai avute prima verso una persona del mio stesso sesso. Pensavo fosse una cosa passeggera, un momento di debolezza dovuto ad un periodo un po’ buio che stavo attraversando, invece da quel giorno facevo di tutto per incontrarla, per starle accanto e l’attrazione che provavo, anche fisica, non accennava a diminuire

Sono entrata in confusione ed ho deciso di rivolgermi ad una psicologa che mi aiutasse a capire, così sono venuta a conoscenza della mia omosessualità che fino a quel momento era rimasta nascosta nel mio profondo. Non ho avuto nessun problema ad accettarmi, mi sono sentita più leggera perché finalmente capivo anche alcune “stranezze” del mio passato di adolescente

Per strada guardavo le donne, mi piaceva “incantarmi” davanti ai nudi femminili delle opere d’arte, le sculture. Fantasticavo, provavo una strana sensazione, ma non ho osavo parlarne con nessuno perché mi vergognavo.

Anche io come molte della lista sono stata sposata ed ho avuto un figlio. Sono andata via di casa a 18 anni con un uomo più grande di me che credevo fosse l’amore della mia vita, ma ben presto mi sono accorta che così non era, ma ho continuato a vivere al suo fianco un rapporto di amicizia per “salvare l’apparenza” e non dare un dolore alle famiglie (che stupidi).

Mi piacciono le donne ed ora sono sicura di poterlo affermare senza paura del giudizio degli altri e di quello che possono essere le reazioni di chi mi ha sempre visto e conosciuto come etero
Non so se ho saputo esporre in modo chiaro la mia motivazione. Ci ho provato

Mariagrazia

altair

Io sono lesbica perché provengo da una famiglia a stragrande maggioranza femminile

e fortemente matriarcale, dove gli uomini venivano masticati e poi sputacchiati ma nessuna aveva il coraggio di rivolgersi al femminile in modo non ambiguo. Io, che sono la più coraggiosa, essendo nata sotto il segno del leone, ho semplicemente dato voce a questa fortissima tensione familiare.

Ecco… questa negli anni è la risposta migliore, tra le molte possibili, che mi sono data, che ha avuto contemporaneamente la funzione di essere sufficientemente dissacrante rispetto ai “legami sacri” che mi tenevano in vincolo, e contemporaneamente ha potuto ricoinvolgere nella responsabilità del mio percorso tutte quelle che avrebbero voluto lavarsene le mani “espellendomi” dal tessuto familiare.

Ovviamente so bene che questa è solo una parte della verità e che gran parte del processo è stato tutto mio. Ma insomma sicuramente nonna, madre, zie e cugine hanno giocato un ruolo importante nel farmi essere una donna che ama le donne (troppo strane, troppo pazze, troppo creative e troppo affettive per non adorarle fin dai primi respiri), poi lesbica ci sono diventata per conto mio e grazie all’incontro con altre lesbiche (tra cui la lista, occorre aggiungere).

Grazia
PS Devo aggiungere che essere lesbica è una cosa che mi piace parecchio :)

blu

Sono lesbica perché? Tutte etero tranne me.

Durante il cammino mi sentivo sfigata,
ma poi qualcuna che mi assomiglia, si, l’ho incontrata.
Poi ho fatto la richiesta
di far parte di una maillista…
Qui di simili a me ce ne sono tante
alcune matte, alcune sante,
molte silenti e tante scribacchiose
si leggon cose serie ad anche curiose.

Sono lesbica perché mi piace
e gli altri a casa non si dan pace.
Sono cresciuta in una famiglia
dove regnava il parapiglia.
Una cellula tale in questa società
voglio vedere chi è che non ce l’ha.
Mì hanno fatto ingoiare tanta sabbia
e sono cresciuta piena di rabbia.
È la famiglia che mi ha piantato i semi
di tutta una serie di grossi problemi.

Poi la fortuna d’aver incontrato
una cara donna che mi ha amato.
Sono lesbica perché
dentro cercavo proprio te.
Mi hai dato amore e tante carezze
che mi hanno curata e dato certezze.
Vorrei portarle in ogni dove, ne ho tante e tante da dare,
ma ho anche scoperto che son difficili da trasportare.

Lo so da un pezzo quello che dici,
cara Giuliana, facciamo di tutto per essere infelici!
Ma questo disegno si può cancellare,
lo so, non è facile, ma dobbiamo provare.
Se tutte le ragazze del mondo
si dessero la mano con fare giocondo…

E per riuscire a farlo, non è una sciocchezza,
bisogna lavorare sulla consapevolezza
e non è neanche cosa da poco
anche se la rimeggio come fosse un gioco.

Con questa convinzione oggi mi impegno
con un sorriso a cambiare il disegno.
Una sana risata deve seppellire il dolore
perché il sorriso è… una carezza sul nostro cuore!

LuCielo

 

…però mi pare che la descrizione sugli uomini (e alcune donne) sia piuttosto azzeccata,

evitando di generalizzare e la dice lunga sulla sessualità affettiva e sensibile che gli uomini faticano a capire, anche per necessità fisiologiche direi. Non sono d’accordo sull’idea finale di “progetto globale di infelicità” da lasciare.

Manu

Donna

Amo te Donna
che sai imbrigliare il mio cuore
con un tuo sorriso.

Amo te Donna
che sai incantarmi
con un tuo gesto,
con un tuo movimento.

Donna tu
che sei fonte di fremiti
e che il tuo tocco
fa palpitare.
Donna,
la meraviglia assoluta
la perfezione fatta essenza.

Donna,
il tuo sguardo misterioso
seduce il cuore
sulle labbra
accenni appena un sorriso,
con gli occhi scruti e catturi.

Amo te Donna,
dalle mille sfacettature,
sempre da scoprire.

Amo te Donna,
essere mutevole,
nell’intimo dei pensieri
incanti e disincanti.

Amo te Donna,
perché sei Donna,
in tutto il tuo essere,
dolce, dura,
passione pura.

Semplicemente Donna,
la mia passione, Donna!

Un bacio a tutte Lelline!!

Timea

Ho smesso di chiedermelo, l’importante è sapere di esserlo

ed accettarsi senza paura di “turbare” l’ordine imposto da chi si spaventa degli esseri diversi.

Sono diversa perché faccio parte di una minoranza, ma questo non vuol dire che sono peggiore.

A dirla tutta non credo esista un motivo per esserlo o non esserlo, lo si è e basta; i problemi li crea, e ce li crea, chi ha paura di guardare oltre il proprio naso e non riesce a pensare in modo autonomo, così che i pensieri se li deve far prestare da chi formula giudizi di comodo (Chiesa e i più retrivi conservatori dello status quo).

Dan

Direi che sono lesbica perché mi piacciono le donne, le bambine prima, le ragazze poi, le signore ora.

Certo non è stato facile capire che i miei amori femminili potevano essere non solo un gioco ma una scelta affettiva duratura nel tempo, ma mai un dubbio sull’attrazione per il mio stesso sesso.

Ecco, forse il difficile è rimanere lesbica se lo si è, non sottostare a regole della società che fanno camuffare la nostra vita, che ci indirizzano verso scelte sbagliate.

Ho visto lesbiche più lesbiche di me sposarsi, fidanzarsi, per poi riprendere il cammino a metà della vita, dopo i naturali insuccessi delle relazioni etero.

Ho visto anche etero “convertirsi” in età adulta con molta più facilità di chi la propria natura aveva scoperto in età più adolescenziale.

Non credo esista un perché, né una cura (quante nostre madri e padri altrimenti avrebbero provato a consigliarcela), credo esista solo la consapevolezza di ciò che si vuole anche se gli ostacoli possono sembrarci a volte insormontabili.

Saluti a tutte

Stefania

La prima cosa che infatti mi viene da rispondere è “perché sono attratta dalle donne”.

È come se fosse una cosa che viene da fuori, non da dentro. Cioè, le emozioni e i desideri che ormai da decenni mi vengono scatenate da certe donne, non ci sono mai state con i maschi.
Da ciò, prima una gran confusione (perché in adolescenza non mi ero posta la questione, ho avuto più di un “ragazzo”, credevo che quella roba simpatica ma tiepida fosse normale, tutto lì – tanto che me ne importava, io ero innamorata di mia mamma…): ma a 19 anni, alla prima sbandata gigantesca per una mia compagna, ecco che tutto si è messo in discussione.

Ci sono voluti anni poi perché la cosa si attestasse chiaramente, consapevolmente e serenamente. Ma intanto la differenza era segnata.

Parallelamente, ma credo in subordine, ho sempre provato fastidio e senso di ribellione per i ruoli, per cui figurarsi quando qualcuno si rapportava a me in modo conformista uomo/donna. Ma siccome sono molto insofferente a tutto ciò che è stereotipo sociale, omologazione, inautenticità, credo che anche se fossi stata etero i ruoli non li avrei sopportati lo stesso.

Un bacio a tutte, belle donne. Buon lunedì.

Anna

Sono lesbica perché – da quando l’ho scoperto, anche se tardi- ho capito che non ci sarebbe stata altra scelta

se non quella di frequentare, rapportarmi e amare una donna o le donne in generale, che non avrei più potuto né voluto avere rapporti con un uomo e che questa scelta sarebbe stata definitiva perché è una strada senza ritorno (per fortuna),
che amare – in senso fisico- una donna è molto più appagante che farlo con un uomo e poiché ritengo questo aspetto sia parte essenziale ed integrante della vita non intendo cambiare,
che i miei figli (che amo molto) saranno sempre parte importante della mia vita,
ma che la donna che è con me lo sarà altrettanto,
che non intendo rinunciare all’amore a qualunque età,
che questa scelta mi fa stare bene come forse non lo sono mai stata,
che sono lesbica perché questa è la mia natura, credo di esserlo sempre stata e di non averlo capito prima ma ho tempo per il recupero.

Roxana

P.S. : è come chi sa di avere – che ne so- un’allergia, un’intolleranza a qualcosa a qualche cibo… e cambia alimentazione!!

micioavatar

Sono lesbica perché femminista come sono

non potrei mai mettermi con un uomo.
Sono lesbica perché non mi vanno i ruoli tradizionali delle donne etero.
Sono lesbica perché mi piacciono le donne.
Sono lesbica perché amo le donne.
Sono lesbica perché sogno di invecchiare con un’altra nonnina in una casa piena di gatti e libri.
Sono lesbica perché bisogna avere le idee chiare su cosa fare da grandi.

Mountain Girl

macrame

a seguire…

I discorsi s’intrecciano, si sovrappongono, a volte uno stesso thread all’improvviso cambia titolo oppure si aggiunge una parola o una frase tra parentesi amplia il significato e allarga la visione.

E’ successo così al thread “perché sono lesbica”. Una di noi, a un certo punto ha aggiunto “dopo un’infanzia da maschio” e così è nato un altro thread che pubblicheremo fra poco:
perché sono lesbica dopo un’infanzia da maschio

1 Commento

  1. Il mio nome è Sonja McDonell, 23, Swiss Airlines volo. Mi interessa il modo italiano ragazze lesbiche farlo insieme. Passerò le mie vacanze di giugno a Gatteo Mare.
    sonjamcdonell@yahoo.com

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