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SIMONETTA SE N’E’ ANDATA E A ME SEMBRA IMPOSSIBILE

19 febbraio 2017 11:47

Simonetta Spinelli se n’è andata e a me sembra impossibile.

Non potevi non affezionarti a lei da primo momento in cui la incontravi, ti entrava nel cuore in un modo antico: burbera sì, e qualche volte nelle discussioni faceva spavento, con la sua voce stentorea, con quei toni bassi che erano proprio suoi, con un ragionamento lucido e penetrante che ti faceva sempre sentire un po’ ingenua e molto incompetente, ma con una sensibilità nei confronti delle e degli altri grandissima.
Quando pensavo a lei mi ricordavo sempre della sua mamma centenaria e pensavo che l’avremmo avuta con noi ancora a lungo.
E mi piaceva questo pensiero, sapere che Simonetta era lì, che avrei potuto ancora incontrarla, che avrei potuto ancora chiederle una delle sue opinioni cosi’ sicure e sferzanti, ma percepire anche quell’affetto serio e responsabile che sembrava occuparsi di tutti quelli che incrociavano la sua strada.
Alessandra De Perini, che era stata sua compagna per alcuni anni, mi aveva detto, dopo aver letto l’intervista:
-E’ proprio lei, è proprio Simonetta! E aveva sorriso.
-Ho ancora i suoi testi, i ciclostilati che aveva scritto per il gruppo di Venezia, E quando li rileggo penso a quella chiarezza, a quella profondità di un pensiero che non si confonde.
A Simonetta invece l’intervista non era piaciuta più di tanto, mi aveva detto dopo averla riletta:
-Del resto il valore di un’intervista si misura dalle domande!
Mi aveva preparato una crostata buonissima, aveva trovato il tempo per me in un periodo in cui un milione di impegni la inseguivano: il saggio che introduceva la nuova edizione di Feltrinelli di “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli, ma anche il lunedì pomeriggio passato vicino al letto di un suo alunno adolescente a leggere ad alta voce, sperando che si risvegliasse dal coma.
A me invece era piaciuto quel pomeriggio passato insieme a chiacchierare sotto la mole incombente di una libreria colma di libri, sentire le sue storie da bambina e poi da ragazza: che al campo estivo le ragazzine svenissero alla notizia che Simonetta aveva litigato e stesse facendo i bagagli, che ci fossero pianti e lacrime e scene di disperazione, a me non sembrava strano. Solo cosi’ potevi amare Simonetta.
Piera

19 febbraio 2017 12:48

Il mio unico incontro con Simonetta Spinelli è stato in quel convegno  al Buon Pastore del 98 che lei ricorda, a distanza di vent’anni, al termine dell’intervista rilasciata a Piera nel 2008. Ero arrivata tranquilla e preparata con l’intervento concordato che portavo a nome dell’Arcilesbica di Milano, o del gruppo che la precedeva non so, ne ho fatto parte per alcuni anni dalla sua fondazione.

Ricordo solo che lei era furibonda e che, rispondendo all’intervento che mi precedeva, credo che avesse parlato Titti De Simone, ci disse più o meno che eravamo le loro avversarie politiche, noi che allora portavamo quelle istanze di riconoscimento dei diritti civili.
Io ero sconcertata, quella prospettiva di riconoscimento e di uguaglianza sembrava allora poco più di un sogno, lontane utopie, in cui avremmo messo tanta energia. Percepivamo l’ingiustizia e il dolore che la discriminazione che ci colpiva aveva provocato nelle nostre vite, in quelle che erano venute prima e le tante che si affacciavano allora,  e in più richiedeva molta immaginazione e coraggio il militare nelle piccole formazioni politiche lesbiche che allora esistevano in anni in cui la visibilità era praticata da pochissime.
Come potevamo proprio noi essere le avversarie di quelle lesbiche grandi che ci avevano preceduto? Io non lo capivo, e non ho mai avuto paura come quella volta lì a pronunciare in pubblico un discorso, ma forse la paura non era tanto per il timore delle reazioni, dei loro modi davvero ruvidi; forse avevo paura solo che avessero ragione loro,  e di stare dedicando tutte le energie a un progetto che conteneva in sé  il germe di un apparentamento con un sistema che invece loro radicalmente contestavano.
Si costruiva in quegli anni un discorso che avrebbe fortemente condizionato lo sviluppo del movimento lesbico per i successivi venti, trent’anni – e di cui forse oggi vediamo chiaramente i limiti nello spostamento verso istanze reazionarie, che vengono proclamate a gran voce dal microfono del palco dei pride dove si chiedono “sempre più diritti”, un palco dal quale ogni altro posizionamento è stato escluso a partire dall’arresto di Graziella Bertozzo al termine del Bologna Pride del 2008. In questa giornata triste, vorrei solo dire grazie a Simonetta per essersi così arrabbiata con noi quella volta là, per la lungimiranza e la chiarezza di quell’analisi che allora non ho capito.
Katia

 

Questi post sono estratti, con il consenso delle autrici, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana (LLI). Se vuoi connetterti con la LLI, iscriviti gratuitamente alla mailing list (solo donne, trans ftm sempre benvenut@)

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