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UN PRIDE PRATICAMENTE PERFETTO

Arriviamo in piazza di corsa, io e Tiziana e Manuela. Patti ci scarica in via San Faustino, rainbow romano e striscione della lista sulle spalle attraversiamo una città che sembra già muoversi, con piccoli gruppetti di giovanissimi che vanno nella nostra stessa direzione, e altre persone sparpagliate e sparse che sembrano prendere proprio la nostra direzione. attraversiamo la bella Piazza Loggia, rinascimento veneziano, grazia e purezza delle linee, e ci catapultiamo in Piazza Vittoria. Il fascismo ha sventrato un  quartiere popolare per farne lo scenario ideale per le sue manifestazioni.

Negli anni ’70, complici gli errori di costruzione del grande garage sotterraneo, era impossibile tenerci delle manifestazioni, ora invece sembra l’unica piazza disponibile, Piazza Duomo è il sacrario religioso e Piazza Loggia è stata sequestrata per farne una piazza speciale proprio a causa della strage, e con grande beneficio degli esercizi commerciali che indisturbati  si stanno espandendo sempre di più .
Piacentini, l’architetto che l’ha disegnata, ha dato il meglio di sé, credo.
La piazza e’ grandissima, definita nei lati lunghi dai portici con pilastri altissimi, mentre il palazzo delle poste chiude uno dei lati corti, là in lato su una scalinata.
Dalla parte opposta si vede “Marco Cavallo”, un grande cavallo di cartapesta azzurra, alto 4 m, costruito dai “matti” del manicomio di Trieste al tempo di Basaglia. E’ bellissimo, sembra uno di quei cavalli che sbucano dalle sabbie di Ghibellina.

A metà della piazza c’è Franca, sempre al suo posto sotto il gazebo che mi ha già preparato la borsina con le magliette. E poi trotterellando arriva Rosi, con la go pro, presa in prestito da suo figlio Roberto.

Intanto la piazza pian piano sotto il sole cocente si riempie a gruppetti, piccoli manipoli, e all’ombra vedo delle strane ragazze con abiti sotto il ginocchio camicia bianca e cordoncino di fiori in testa. Clelia si stacca dal gruppo e viene a baciarmi : certo! sono le ragazze del salterio, il gruppo di danze popolari, che con grande spirito di sacrificio poco dopo sempre sotto lo stesso sole si lanceranno nelle danze.

Proviamo metterci in coda, proprio dietro “Marco Cavallo” che quella era la posizione della lista, lontana dal Pianeta Viola, che invece stava davanti insieme alle associazioni promotrici. Ci mettiamo in marcia contando sulle vie strette e ombrose, qui non c’’e il mitico ponentino, un vento che ti rimette al mondo dopo aver marciato per le strade di Roma.

Siamo tanti, ma quanti? Lo chiedo ad Elisa, che lo sa sempre, ma mi dice che e’ difficile saperlo, le sembriamo otto-nove mila, ma siamo appena all’inizio. Proprio davanti al nostro striscione c’ e’ l’AGEDO Lecce, con i mitici genitori di Cristina, a cui quest’anno si e’ affiancata la mamma di Manu e una sua  amica, una professoressa in pensione, immagino, che invece vengono da Lanciano.

Dietro di me “Il mio cuore rainbow” il gruppo creato da Marzia per partecipare alla corsa rosa. Fra di loro un signore molto anziano, scopro che e’ il mitico papà di Marzia e nonno di Laura: ha 98 anni e si fa quasi tutto il percorso del pride insieme alla figlia e alle nipoti.
C’é una felicita’ nuova negli occhi stellati di Marzia.

La mia amica Carla incontra una sua alunna, e in questa specialissima occasione abbandonano il cerimonioso “lei”. Ad un certo punto abbandono la mitica strisciona, che nonostante la sua bella età continua ad essere la più bella degli striscioni, e mi avvio verso la fine, voglio vedere quanto è lungo questo  corteo.

E’ così lungo che mi fermo a chiacchierare con Cristina e con Alessandra da Torino, abbiamo trascorso tante cose insieme, ma i giri di valzer delle fidanzate ora hanno spostato il baricentro. Non più Brescia, ma solo Torino. Così notizie, pettegolezzi, battute si accumulano mentre gli anni passano. Ritrovarsi significa sempre aggiornarsi su tutto.

Il corteo è fermo davanti al museo di Santa Giulia, c’è un ultimo carro e spero che sia la fine. Macché! Dopo il carro una fila infinita di giovani e giovanissimi che ballano, camminano , si muovono a ritmo di musica. e non finiscono piu! Sfinita , provo a risalire il corteo, ma è inutile non si riesce a passare. Così , siccome il Pride è nella mia città, taglio per le viuzze e le scorciatoie, i vicoli con le fontane di acqua fresca e le chiese con i dipinti del moretto.

Le mie due sorelle sono presenti,  una pure con l’intera famiglia. E’ un corteo grande , colorato, allegro. Qua e là qualche trasgressione, ma si vede che sono finiti gli anni dei grandi apparati scenici e insieme sono finiti pure gli anni della giacca e cravatta.

Dietro lo striscione della Rete Lenford c’é Ippolita, con l’arcobaleno sulle guance, che mi sorride felice.

E’ stato il Pride della mia città. E’ stato bello  direi praticamente perfetto, ad un certo punto si e’ pure alzato un venticello, quasi fosse il ponentino, fresco e rinfrescante.

In piazza c’è il palco, ci salgono le associazioni organizzatrici. Dall’alto Elisa fa i conti: “Siamo in diecimila! Poche storie: Piazza Vittoria contiene diecimila persone e la piazza è piena.” Si guarda intorno, valuta la scalinata piena di persone sedute. “Se non siamo diecimila siamo novemilacinquecento, cioè’ diecimila!”

Sul palco parla Manu, senza un tremito nella voce, un bel discorso, ma prima mi ha abbracciato piangendo. Le mille tensioni degli ultimi giorni l’hanno stremata, ha pure fatto un brutto incidente e l’auto è da buttare. Cate piange, piange abbracciandoti, ma piange sempre! anzi scopro che ti abbraccia per piangere un po’ :)

Fino all’ultimo secondo c’e’ stato da lottare, ma che vita sarebbe senza un po’ di lotta? 😉

Parlano le varie associazioni e poi Vladimir, che davvero sa cogliere i due punti politici essenziali di questo Pride: il mancato patrocinio del sindaco e le duecento conferenze di Gandolfini tenute in altrettante parrocchie in Brescia e provincia.

Anche Kasha si rivela un incredibile animale da palcoscenico. Parla in inglese, si muove con scioltezza, sa esattamente che cosa dire da lì sopra.

Poi di corsa all’ANPI, ma prima una doccia e un cambio d’abito da mia sorella.

All’ANPI Arianna e Irene spillano le birre come se fossero bavaresi.
Dani è in cucina e tutto fila liscio, se non fosse per la quantità di persone in paziente attesa. Ma tutto il quartiere del Carmine è in festa, ci sono i tavoli per strada, ogni bar , oggi ristorante ne ha aggiunto uno.

Kasha insiste: “venite a ballare!” Cate le spiega: “Sotto ogni loro mail c’è la dicitura non telefonare dopo le 22″. Sai hanno una certa eta’ ;)”

Arriviamo a casa a mezzanotte. Che incredibile giornata!

Piera

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