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UNA BELLE HISTORIE

Come so che sei lesbica o gay? Ti piace (anche) il pattinaggio artistico su ghiaccio. A volte certi luoghi comuni (amo il balletto classico, sono gay) nascondono un tesoro di sensuali “sotterfugi” reali e un radicamento storico che quando li scopro mi lasciano incantata.  Io ho amato molto il pattinaggio artistico su ghiaccio, ero innamorata di Katarina Witt, la più brava, la più sexy; ancora oggi è una bellissima donna sui cinquant’anni. Ero innamorata delle coppie (donna e uomo, per forza di cose) di danzatori russi che con i loro movimenti eterei, precisi al millimetro, acrobazie mai scomposte, ti facevano sfiorare un mondo di bellezza e “azzurri cieli, per volare”…  Così sono rimasta piacevolmente sorpresa, quando,  leggendo “L’invenzione dell’ inverno”, un viaggio struggente sugli artisti, i pittori, gli scrittori che, a partire dal Settecento, hanno forgiato una  nuova visione dell’inverno che dura ancora ai nostri tempi, a un certo punto si racconta della “rappresentazione del desiderio sulle lame”.

Quando la sessualità è repressa, si esprime in pubblico in forma stilizzata.  Le fanciulle e gli uomini gay dell’’Ottocento e del primo Novecento, esibivano il loro desiderio sulle piste di pattinaggio (non mi riferisco ai professionisti).  Ci fu in quel periodo una proliferazione di piste di ghiaccio, non soltanto nei Paesi dell’estremo Nord. Non c’era parco che non avesse le sue piste di pattinaggio, poi, man mano che i costumi si fecero più libertini, le piste si spostarono – letteralmente – alla periferia dei parchi – fino a scomparire.   La libidine era racchiusa e compressa dai

vestiti invernali, dalle pellicce, dalle lame, la si liberava allungando le gambe e stilizzando i movimenti.

E così mi sono ricordata che nell’ Orlando di Virginia Woolf, c’è una famosa scena di rara sensualità. L’ultima sera prima che la nave di Sasa torni in Russia, Orlando e la bellissima fanciulla infilano i pattini e si avviano verso Londra volteggiando sul fiume ghiacciato. E poi nell’ultimo romanzo di Sarah Waters, “Gli ospiti paganti”, che per molti aspetti non mi è piaciuto, a un certo punto le due amanti, un po’ stressate  – una delle due è sposata, devono vedersi di nascosto, siamo dopo la prima guerra mondiale  –  Frances fa una sorpresa a Lilian e la porta in una pista di pattinaggio (a rotelle, in questo caso) e la Waters scrive che in nessun altro posto al mondo potevano stare insieme così, prendendosi per mano in pubblico . Vi ricopio la frasetta seguente, più chiaro di così, chi è in tempesta ormonale non legga :)) :  “… no, non era diverso dall’amore: c’erano l’eccitazione e l’intimità, il non staccarsi mai l’una dall’altra, le dita intrecciate e le cosce che si urtavano, i cuori che battevano più forte, all’unisono e il respiro di entrambe che accelerava”. Chi l’avrebbe mai detto…  Però mezza pagina prima,  Waters nota che la pista non era pienissima, come in passato, e forse a pattinare erano rimaste le persone che non si erano ancora rese conto che le emozioni, ormai, dovevano essere cercate altrove, nei locali jazz, per esempio, o in quelli dove si sniffa cocaina.  E io mi chiedo, riflettendo sul presente, se noi ora conosciamo i luoghi esteriori  (non  penso ai bar, ai locali, alle discoteche, che non hanno mai dato un’oncia di felicità se non fittizia, penso a certi luoghi dell’anima indefiniti, ma fisici, reali) dove cercare le emozioni, se ci sono posti appositi, in questi tempi così social, veloci e apparentemente liberi,   dove possiamo farle fluire “liberamente”, le emozioni …  e,

soprattutto, se “servano” ancora, ma io penso di sì, altrimenti non organizzeremmo  eventi come i meeting della lista… Quali sono, e dove sono, adesso, le piste interiori ed esteriori di pattinaggio su ghiaccio?

Un caro saluto a tutte, un po’ retrò :)

Maria

Questo post è estratto, con il consenso dell’autrice, dalla mailing list di Lista Lesbica Italiana (LLI). Se vuoi connetterti con la LLI, iscriviti gratuitamente alla mailing list (women only, ftm always welcome)

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