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MAYDAY MAYDAY

   

 

Il 1° maggio a Milano si è ritrovato tutto il popolo dei senza-diritti: mancavamo solo noi.

di Patrizia Colosio

In 100.000 sfilano a Milano per la giornata del Mayday, il popolo dei migranti e quello variegato di precari e intermittenti.
Un lungo corteo colorato e fantasioso a ritmo di sound system: gente travestita, carri allegorici che con ironia dissacrante portano in processione le "divinità" del libero mercato, da San Precario a Nostra Signora delle intermittenti.
Un gioco collettivo reso ancora più interattivo dallo scambio delle figurine per l'album dei: supereroici & supereroiche x resistere la precarietà. Ci divertiamo a scambiarci l'Uomo Invisibile, SuperFlex, GodafoneFlash, Teatrix...

Sembra quasi di essere a un gay pride per l'aria di festa che si respira anche se in mezzo a tanti e tante giovani colpisce vedere i lavoratori dell'Alfa, capelli bianchi, il volto segnato dalla preoccupazione.

Lesbiche e gay non sono presenti ufficialmente, anche se ci siamo, sparse qua e là a rivendicare un'esistenza che non sia annichilita dalle leggi del profitto o semplicemente a portare la nostra solidarietà.

E mentre sfilo mi chiedo perché non siamo lì come soggetto autonomo visibile a fianco di chi, come noi, non gode dei diritti fondamentali della persona.
Eppure in quella stessa città, Milano, sfileremo il 4 giugno per un gay pride che, appiattito sul PACS rischia di diventare del tutto autoreferenziale.

Nel '95 a Verona con alziamo la testa, a Roma nel 2000 con il World Pride abbiamo avviato un discorso di solidarietà trasversali conquistando il sostegno e la simpatia di quella parte della società civile che non si riconosce in uno stato clericale e repressivo .

Il 12 giugno siamo chiamati ad esprimerci sul referendum per la procreazione medicalmente assistita: il Pride può diventare anche l'occasione per una mobilitazione di tutte/i contro l'ingerenza della chiesa e dell'apparato patriarcale sulle vite delle donne e sui loro corpi.

Fare della nostra precarietà virtù, è la sfida che ci aspetta; intessere reti, creare relazioni, aprire orizzonti vivibili per tutte/i. E' così forse che potremo diventare Imbattibili per usare il titolo della riflessione sul retro dell'album del Mayday di cui riporto un passo significativo:

Le identità stesse, che pensiamo rappresentino l'equilibrio di una ricerca interiore che naviga fra le proprie passioni e l'idea che a noi piace avere del nostro futuro, sono in pericolo. Frammentate, ricomposte, serializzate, queste identità vengono stereotipate affinché il consumo possa diventare banalmente prevedibile ed incessante.
Anche attraverso l'affermazione di un proprio sé desiderante si realizza un'immediata lotta contro la precarietà.

 

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