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Da Giovedì 12 su Canal Jimmy inizia la
seconda serie di L-word, la
lesbo-soap diretta da Rose Troche.
di Piera Zani
Rose Troche, che ha diretto quasi tutta la serie, ci ha fatto
un altro regalo. Dopo Go Fish ecco un nuovo ritratto della
comunità lesbica.
Non la comunità lesbica americana, o quelle losangelina,
dove è ambientata la soap in questione. No, Rose Troche,
come in Go Fish non rappresenta solo la realtà di
Chicago, in L-word rappresenta la comunità lesbica,
se possiamo dire così, universale.
In 14 puntate l'anno scorso ha tracciato il disegno di tic,
manie, questioni esistenziali, rapporti di coppia e di amicizia
di un gruppo di amiche lesbiche.
Ben vestite, con lavori importanti e interessanti, già attrici
famose del mainstream lesbico oppure affiancate da attrici che
si prestano per partecipazioni da guest star come Patricia Arquette
o Kelly Lynch, a volte con ruoli primari come Jennifer Beals, la
protagonista di Flashdance, qui nei panni di Bette, eppure tutte
coinvolte alla pari in una grande opera corale.
La storia è semplice: una coppia di lesbiche (Tina e Bette)
desidera un figlio, intorno a loro si muovono alcune amiche: la
bisex confusa e divertente, la rubacuori, spostata ma amatissima
e protetta da tutto il gruppo, la sportiva di fama che non sa come
dirlo a mammà, la barista e la etero.
C'è tutto? Sembra proprio di sì. C'è pure
il gatto e il rapporto morboso che le lesbiche hanno con i propri
animali e la gelosia delle nuove fidanzate. E le coppie storiche
che si sfasciano perché l'amore non è più quello
di un tempo, e ci sono pure i terapisti e l'inseminazione
artificiale, il razzismo e i genitori che dicono che tutto va bene
finché pensano che sei tu a fare un figlio, ma cambiano
idea quando scoprono che il nipotino sarà il figlio dell'altra,
perché il sangue sempre sangue è, anche in America.
Rose Troche ha vinto una sfida importante: non tradire se stessa
e non tradire neppure noi ma costruire un'opera capace di
superare la prima stagione di programmazione. Ha utilizzato le
regole base per un'opera di successo: belle donne, bei vestiti,
belle borse e dentro ci ha messo tutta la conoscenza, l'esperienza
e la capacità di rielaborazione della comunità lesbica
americana. Forse è per questo che ci sembra di averla già incontrata
una come Shane, o la coppia felice o Marina, romantica senza speranze,
ma con tanta confusione in testa e nella vita.
L-word ci fotografa, ci dice qual è lo stato
delle cose nella nostra comunità e lo dice in un modo appassionato
e divertente. E' uno sguardo tutto interno alla nostra comunità e
se per scoprirlo dobbiamo spogliare le nostre eroine dei loro begli
abiti griffati, perché tirarci indietro? |